La Pigrizia: quando è da considerarsi patologica

 

                    Il dolce far niente…beh, ogni tanto ci vuole!

 

Se da molti è considerata una caratteristica tipicamente caratteriale, nella branca medica la pigrizia, quella cronica persistente, presente nella vita quotidiana, influenzante attività lavorativi e rapporti sentimentali, è in realtà considerata da alcuni una malattia legata alla sfera psichica che insorge in relazione alla (Sda), cioè sindrome da deficit di attenzione.

La Pigrizia: quando è da considerarsi patologica

Un’ indagine svolta fra vari specialisti del settore ha rilevato una percentuale di Sda elevata (circa il 50 ) tra i soggetti patologicamente pigri e procrastinati.

Capita a tutti di dover rimandare delle cose da fare per breve periodo o per lungo tempo, ma la “procrastinazione”, (così viene definita la pigrizia cronica), può determinare, lì dove sia presente in maniera costante e rilevante, problematiche sociali e lavorative.

Procrastinare: come e perché

Alla base della procrastinazione (pigrizia) c’è una incapacità del soggetto nel voler affrontare e risolvere problematiche di piccola e grande importanza, una sorta di rifiuto ed odio verso “l’io futuro”, che li spinge a lasciare gli oggetti nei posti più impensati (la tazza del caffè sul pavimento, i sacchi della spazzatura sul balcone in mucchi, i vestiti un po’ ovunque).

Tendenzialmente i soggetti che tendono a procrastinare si annoiano con maggior frequenza e più in fretta delle media, inoltre tendono ad essere caratterialmente impazienti ed impulsivi.

Le persone che tendono a rimandare continuamente impegni, problematiche e quant’altro, in genere ottengono meno successi a livello personale e lavorativo e tendono a guadagnare meno degli altri, sono tendenzialmente quelle persone che vivono alla giornata senza rimuginare troppo tra passato e futuro, mentre gli individui che guardano al futuro pianificandolo con impegno, generalmente hanno più successo, lavorano di più ed ottengono risultati migliori sia a livello lavorativo che scolastico e sociale.

Il fenomeno della procrastinazione riguarda circa il 25 % della popolazione, quindi come possiamo vedere non costituisce un’eccezione, ma coinvolge una gran fetta dell’umanità.

Quando la pigrizia si può considerare un “problema” e quindi va etichettata come patologia? Quando quest’arte del rimandare condiziona la vita sociale e lavorativa dell’individuo, facendolo diventare un grattacapo per se e per gli altri, in questa fascia rientrano circa il 5-10 % della popolazione.

Spesso la procrastinazione o pigrizia è associata ad uno stato di depressione più o meno latente.

Se è vero che la pigrizia esasperata danneggia la vita dell’individuo, è anche vero che in natura gli animali tendono a vivere in uno stato di procrastinazione  o pigrizia costante, facendo solo ciò che gli è strettamente necessario per la sopravvivenza, allo stesso modo alcuni esseri umani tendono ad alleggerire i loro impegni e i loro doveri alla ricerca di una felicità riposta nel “non fare”, diremo anche che, organizzarsi il tempo e le giornate in modo troppo ferreo e auto-disciplinante, potrebbe portarci a risultati ottimi a livello lavorativo, ma spesso non induce felicità, in quanto l’essere umano ha la necessità di rispettare i ritmi personali e naturali che gli provengono dalle sue origini.

Concludendo, diremo che la giusta via per vivere in equilibrio con noi stessi e con gli altri è, come sempre, “la via di mezzo”, gli eccessi sia da un lato (procrastinazione) che dall’altro (eccessiva autodisciplina e programmazione), inducono entrambi a forme patologiche socialmente e individualmente nocive.

 

 

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