Storie di integrazione culturale “E allora un bel giorno mi sono ritrovato qui”

Questo libro bilingue spagnolo-tedesco, “Y entonces un buen dia me encontrè aqui”, reca una introduzione redatta da Daniela Mencarelli, presidente dell’Associazione “Farneparte” (Dazugehoren) con sede in Svizzera, seguita da una  prefazione di Manuel Giron, che ha moderato uno dei seminari inerenti la stesura del libro.
 Il libro contiene le storie di tredici persone che narrano le loro esperienza di vita come immigrati in Svizzera, e una poesia ispirata dai racconti dei loro autori, provenienti da varie parti del mondo: Spagna, America Latina, Italia e Canada. Ogni testo è accompagnato da diverse informazioni da parte degli autori circa l’età, lo  stato civile, l’ istruzione e il lavoro.
Il libro nasce della volontà di narrare la storia di molti immigrati o stranieri nati in Svizzera che si trovano, nel vivere quotidiano, ad affrontare problematiche e diversità sociali determinate dalle loro origini.
Con il proposito di dar voce e risonanza a un problematica sociale di emarginazione,  vissuta da molti immigrati in Svizzera e comune ad una vasto numero di persone in altre parti del mondo, l’associazione www.danzughoren.com, ha spinto e motivato un gruppo di immigrati a raccontare la propria storia.
Dietro ad ogni storia c’è un vissuto reale permeato di emozioni ed esperienze celate dietro a nomi spesso “pseudonimi” atti a mantenere la riservatezza degli autori. La volontà degli autori è quella di raccontarsi e confrontarsi dando spazio, con dignità, alle proprie emozioni creando un potente canale di comunicazione tra essi ed il mondo, un arricchimento per tutte le razze  e una condivisione indirizzata ad una sensibilizzazione sociale mediante la conoscenza attuata attraverso l’esternazione del “punto di vista di chi vive l’immigrazione” sulla propria pelle.
Con questi presupposti 15 donne hanno raccontato la loro storia, previa preparazioni psicologica e letteraria, in una atmosfera di forte collaborazione e condivisione che ha permesso alle autrici di aprirsi al mondo dando voce alla loro esperienza.
Una nota comune in molte delle storie è quella di sentirsi dei “pesci fuor d’acqua”, specie nell’ambientazione iniziale, trovandosi  catapultati in realtà differenti e non familiari, dove troppo spesso si sente il peso del rifiuto inteso come: “straniero = diverso” e  “diverso = criminale”.
La paura del diverso è insita negli esseri umani, i bianchi temono i neri e viceversa, si ha paura degli zingari, dello straniero di colui che non si conosce o di tutto ciò che non si comprende. In realtà essendo agli inizi del XXI secolo le capacità intellettive raggiunte dovrebbero condurci al di là dei preconcetti ed aiutarci a vedere le cose così come sono e non così come ce le immaginiamo o ci sono state tramandate da storie, racconti o leggende. Se è vero che la diversità culturale sociale e la tradizione di un paese spesso non si “sposano” con la realtà di un altro paese e anche vero che diverse esperienze di vita (sociale, geografica e di tradizione, culturale), non possono che determinare un arricchimento al bagaglio culturale personale e comunitario.
Nel libro le storie rievocano contesti e vocaboli in uso fiabesco atti a ripercorrere il racconto “in stile novella”, il prodotto così come ci giunge nasce  dal lavoro di gruppo delle autrici, svoltosi all’Ateneo popolare Spagnolo  di Zurigo, con la volontà di raccontare le proprie esperienze, in quanto, come dice Roberto Saviano: << le storie hanno il potere di portarti nei posti  e farti vedere le cose che accadono da un punto di vista diverso>>, in questo caso dal punto di vista degli immigrati.

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In breve vi riassumo alcune delle storie presenti all’interno del libro
  • Diana Diaz Hess nel suo  racconto intitolato “Matilda sogni surreali”, narra la storia in cui la  protagonista sogna di entrare nel timbro di una lettera. In diverse tratti il racconto è permeato di una forte nostalgia per il luogo di origine, dimenticando  l’euforia determinata dall’inizio del viaggio.
   

  • Jimena Sanchez, apre il suo racconto  con una citazione di Osho consente di propendere ad una riflessione sul senso di appartenenza che viene ricercato in patria e nella  famiglia. La ricerca di se stessi libera da preconcetti in un contesto anche diverso da quello di appartenenza. 


  • Sonia Dal Prato è una giovane ragazza svizzera che arriva in una nuova scuola di Zurigo, dove si accorge di essere  l’unica svizzera “che non sa”, sente parlare di vari luoghi che conoscono i bambini stranieri, a lei sconosciuti e che contrastano fortemente  con la sua  di vita, figlia di una madre italiana,  molestata nella scuola per la colpa di essere un immigrata, vive vergognandosi delle sua originaria cultura mista.

  • Laura Miranda, svizzera, canadese, presenta un Eloïse in forma di favola: una principessa che ha sembianze di un castoro e vive in un regno di formiche. Il matrimonio con principe formica porta una metamorfosi che rende tanto amato  il “luogo rappresentato” e allo stesso tempo, ne definisce la loro identità.


  •  Linda Gubler racconta di non sentire nessuna nostalgia per la sua terra d’origine, la Spagna, manifesta una grande  soddisfazione nel poter  guardare indietro ed essere consapevolmente convinta di aver fatto la cosa giusta lasciando il suo popolo spagnolo dopo la guerra, un mondo ridotto ai minimi termini e dove lei non sarebbe stata in grado  di costruirsi un futuro.


  •  Merche Alvarez scrive una poesia  intitolata, “cattivo!”, in essa viene  espresso con dolore e rammarico la necessità di  dover andare a vivere in un’altra terra, narra la durezza che la vita talvolta ci riserva, emerge un grido di dolore e di vergogna, il non voler partire,  ma ad esso segue il nascente amore per un paese diverso dal suo in cui superate le difficoltà iniziali  impara a vivere.


  • Joanna Chambers, “Migranti per amore”, presenta la storia di una giovane ragazza che sognava come una protagonista in una storia del cinema di vivere il grande  amore appassionato che sopravvive, malgrado le difficoltà, alla distanza geografica.


  • Cloe Santi, nella sua storia intitolata “Dove fiorisce il rosmarino”, narra il caso di un’immigrata desiderosa di tornare al proprio paese d’origine ma nel tentativo di realizzare il suo ritorno trova tutte le porte chiuse. Si sente spersonalizzata e non si riconosce più nelle sue origini italiane, i luoghi, i profumi, le strade, il vivere caotico di una grande metropoli disorganizzata, non gli appartengono più,  si rende conto, suo malgrado  che la  migliore cosa e rimanere  nella terra dove è immigrata anni prima, la Svizzera.


  • Il Leoncilla  è una favola di un animale felino ma allo stesso tempo umano. La storia inizia con la nascita di  Leoncinilla e prosegue  attraverso il racconto di una vita di rifiuto e limitazioni che vengono  affrontate e superate.
 Storie permeate di rinunce, lotte dolore e amore, conflitti, delusioni e talvolta la speranza di ritonare al paese d’origine e delusione per il fallito ritorno, sensazioni di non appartenenza, isolamento ma anche condivisione ed amore per un paese che nonostante le grandi difficoltà è diventato alla fine di questo “percorso di vita”, il loro paese, la  loro casa, la loro famiglia e dove malgrado siano passati molti anni continuano in alcuni casi a vivere storie e situazioni di emarginazione.


Con questo progetto letterario di integrazione, l’Associazione Dazugehoren ha dato voce e  presenza all’interno del gruppo di scrittori in Svizzera con i rappresentanti di un gruppo di donne le cui vite hanno seguito un percorso molto diverso da quello previsto, grazie all’immigrazione. Nella sua prefazione, Manuel Giron ammira la volontà di ciascuno delle partecipanti ad affrontare la sfida creativa di scrivere un testo che racconta parte della loro  vita e delle  loro esperienze (p. 20).

L’associazione Dazugehoren nasce dalla volontà  di creare un’associazione diversa da quelle che attualmente esistono in Svizzera di tipo “settoriale” e circoscritto ad alcune etnie. In Dazugehoren l’idea è stata di creare un’associazione mista in cui convergono numerose etnie di appartenenza con lo scopo di realizzare uno scambio interculturale.

A cura di: Dazugehören Verein / Associazione “Farneparte” (2011). Ich und dann hier irgendwann guerra / “E allora  un bel giorno mi sono trovato qui”. San Gallo: Éditions Latini. Prima edizione. Introduzione di Daniela Mencarelli. Introduzione di Manuel Giron. Traduzione tedesca del regolamento Dünki, Laura Miranda, Marta Gonnet, Daniela Mencarelli e Peter Hofmann. 192 pagine.


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6 Commenti

  1. Laura

    Non immagino un libro del genere sull’integrazione degli italiani con i francesi… mi vengono i brividi (e detto da una che in Francia ci ha lasciato il cuore, è tutto dire…)

     

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