Cosa si si intende per violenza sulle donne? Scopriamolo insieme

Cosa si si intende per violenza sulle donne? Scopriamolo insieme
Cosa si si intende per violenza sulle donne? Scopriamolo insieme

Il 25 di Novembre si è svolta la giornata contro la violenza sulle donne e, diciamocelo, i dati sono preoccupanti ed in salita, complice (dicono) la pandemia, per cui, non basta semplicemente indire una giornata dedicata alla non violenza ma serve molto di più, servono provvedimenti “legislativi ovvi” che tardano ad approdare sul tavolo del Governo. Troppo spesso, si sente parlare di storie di donne e figli che pur avendo denunciato più volte aggressioni e violenza, sono finiti per essere delle vittime, assassinate per mano di uomini violenti.

Certo, dietro ad un uomo violento, che arriva all’omicidio della moglie o, talvolta, di moglie e figli, c’è sicuramente un’infanzia infelice che lo ha visto, con molta probabilità, vittima lui stesso, così come narra il libro L’ombra di Perseo un romanzo introspettivo e psicologico che esamina la violenza e l’omicidio “femminicidio” dal punto di vista dell’assassino, e non della vittima.

Cosa si si intende per violenza sulle donne?

Ma se pur gli episodi di omicidio delle donne ci sconvolgano, la violenza non è solo e semplicisticamente l’assassinio… c’è molto di più! Sebbene vi siano ancora persone che sorridano alla parola “violenza psicologia” e affermino che di violenze fisiche e femminicidi ce ne siano pochi, dobbiamo fortemente dissentire da queste, ed altre dichiarazioni superficiali.

Basterebbe vivere “un giorno da donna“, per capirlo!

Cari negazionisti sappiate che, vi piaccia o no, la violenza la si trova in ogni ambito: lavorativo, sociale e familiare.

Ricordi di violenza

Ricordo che da ragazzetta avevo il fastidio fisico nel prendere l’autobus perché questo significava avere a che fare con “uomini sporchi nell’anima” di quelli che ti si affiancavano allungando le mani e che alla domanda brusca: “scusi, ma cosa sta facendo?” ti fanno passare per scema. Lentamente, nel caos dell’autobus strapieno, si cerca di divincolarsi o di apporre, tra noi e l’uomo approfittatore, lo zaino o la borsa di scuola o altro. Un’esperienza che capita costantemente a milioni di donne e che, indubbiamente, ferisce, irrita, ed umilia.

Un esempio semplice, ma frequentissimo, al quale ne seguono molti altri nel quotidiano vivere del mondo femminile.

Sempre da giovane e sin da bambina, i bar della mia zona erano per me, un luogo da evitare. I bar di periferia, (e non solo), ma quelli tipicamente frequentati dal popolo maschile di zona, sottopongono spesso a subire commenti e approcci indesiderati: mi sarei fatta uccidere pur di non andare al bar a prendere il latte. Contrariamente alla canzone “fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” odiavo questa circostanza. Ero timidissima, e vivevo queste situazioni con forte disagio.

Auto, bar… e, scuola! Sì anche scuola. Al liceo, uno dei miei professori faceva, sia a me, che ad alcune delle mie compagne, delle avances. In sostanza, con la scusa di scherzare, allungava le mani mettendoci a disagio. “Troppo grandi” per parlarne a casa, e troppo piccole per reagire a scuola. Incapaci di gestire l’evento e pudiche anche per parlarne tra di noi. Ma ne parlammo…

Situazioni queste, che una donna, una ragazza o una bambina vive male, situazioni che alle volte ci portano a colpevolizzarci, a tacere, a far finta di nulla, a sminuire, ma che dentro di noi creano ferite indelebili.

Un cane che si morde la coda quello della violenza sulle donne e che, dai banchi di scuola arriva nelle palestre, nei circoli ricreativi, in famiglia e, nei posti di lavoro dove, datori di lavoro audaci fanno “simpaticamente” le loro avances mettendoti sistematicamente a disagio, un giorno dopo l’altro. Così come, il collega caporeparto “innamorato” che ci tormenta. Situazioni frequenti e comuni a molte donne.

Pressioni, ricatti, violenze psicologiche, ritorsioni, sono all’ordine del giorno in tutti i luoghi citati, dalla scuola, alla palestra, dal posto di lavoro, fino all’interno della famiglia, e investono bambine, ragazze e donne.

La non parità stessa è una violenza, mentre la parità implica ugual compiti, ugual mansioni, ugual rispetto, stesse opportunità, stessa considerazione, ruoli e mansioni condivise, sia sul lavoro che in casa.

Cos’è la violenza sulle donne?

Violenza è ogni situazione indesiderata che crea disagio. E’ violenza quando un essere umano incute paura o terrore ad un altro, con gesti, azioni, minacce, limitazioni, ricatti.

E’ violenza quando le urla bloccano, o quando il portafoglio rimane vuoto e lo strumento economico diventa un ricatto. E’ violenza quando al supermercato si è costrette a togliere la spesa dal carrello perché il marito ci ha dato i soldi contanti, o quando si deve chiedere il permesso per fare un acquisto.

E’ violenza dover avere timore di uscire di sera da sole, (sia per lavoro che per piacere) ed essere costrette a prendere mille precauzioni per poterlo fare in semi sicurezza!?

E’ violenza quando siamo convinte di dover chiedere il consenso per ogni gesto o azione, questo, per non dover discutere, essere rimproverate, o dare dispiacere al proprio compagno, genitore, fratello.

Proprio oggi, tornando a casa mi sono fermata in un negozio di zona. Mi raccontavano di fare acquisti di nascoso del proprio marito: donne benestanti e lavoratrici che devono avere l’approvazione dei mariti anche per spendere una parte di ciò che si sono guadagnate, per loro e per i propri figli.

Sorridevano di questo, e raccontavano le mille escamotage adottate: eh si, molte donne vivono di escamotage e menzogne, o magari mezze verità perché è più facile “fregare” così chi ci opprime piuttosto che fare la guerra per i propri diritti.

E’ violenza proibirci di uscire con le amiche, fare sport da sole, o farci sentire in colpa ogni qualvolta vogliamo occuparci, oltre che della famiglia, anche di noi stesse.

Quanto sono bravi poi gli uomini ad innescarci i sensi di colpa? E stupide noi a cascarci: ma siamo donne, sensibili dolci e complicate?! No. In realtà siamo abituate, sin da piccole, a mediare e compiacere.

E’ vero! Come affermano ed asseriscono alcune persone, c’è una violenza che investe anche gli uomini, sia fisica che psicologica, ma ciò costituisce l’eccezione e non la regola.

La violenza sulle donne è…

E’ violenza costringere una donna a stare a casa quando vorrebbe lavorare; è violenza far di tutto per farla sentire in colpa se cerca di essere indipendente. Sminuire il suo lavoro perché “con il part time guadagna meno”, sminuire la sua figura di donna e di mamma perché lavorando non riesce a fare tutto al 100 %, in casa.

La violenza ha tante faccia della stessa medaglia, non è riconducibile al solo atto fisico di violenza, allo schiaffo o all’omicidio / femminicidio.

E’ violenza escludere le donne da una moltitudine di attività lavorative, preferire gli uomini quando le donne, ormai si sa, sono più dotate e adatte in moltissime settori. Una mia amica, ad esempio, svolge un lavoro e vorrebbe essere assegnata a mansioni di grado superiore, ruolo che in quell’azienda è destinato solo agli uomini. La legge lo vieta: la realtà è un’altra, anche oggi!

La non equità è sopraffazione e violenza

E’ violenza avere un Papa uomo? Non saprei, è storia, è folclore, ma sicuramente non rappresenta un segno di equità, e contribuisce a dare un segnale distorto del mondo “maschile” “femminile” e dei ruoli. Ma sorvolando religione e Papa vediamo altri ambiti sociali e politici nonché governativi.

  1. Quanti sindaci donne abbiamo in Italia? Lo sapete? Beh, ve lo dico io: solo il 14,86 % delle donne ricopre tale carica.
  2. Il Parlamento Italiano vede occupati dalle donne in Senato solo 1/3 dei posti su 320 senatori 120 sono donne e 210 uomini.
  3. E che ne vogliamo dire di un Presidente della Repubblica sistematicamente uomo? Ad oggi non abbiamo mai avuto un Presidente della Repubblica Donna.

Secondo voi: come vivono questa condizione le donne che potrebbero ricoprire tale ruolo per capacità e merito e che non vengono neanche considerate? Questa è disparità di genere e, a livello psicologico, per una donna in carriera, è violenza. La dolorosa e frustrante consapevolezza di non poter ricoprire determinati ruoli nonostante le capacità.

E’ violenza dover chiedere una promozione meritata, o guadagnare meno dei propri colleghi ricoprendo, magari, mansioni più faticose, svolgendo il lavoro in modo migliore e più efficiente.

La famiglia e le donne

E’ violenza doversi guadagnare uno spazio nel mondo a suon di pugni nello stomaco, cercare di dover conciliare la famiglia con il lavoro, come se la famiglia fosse solo delle donne.

Non si concilia, non è giusto: si condivide!

Ma quante donne, nella realtà quotidiana hanno un compagno che condivide? Poche! E se in alcune zone dell’Italia la consapevolezza rispetto alla quotidianità della donna ed il rispetto cominciano a farsi strada, in molte altre si è ancora anni luce da questo.

Lo sguardo rivolto al futuro

Oggi, tornando a casa, ho incontrato per la strada un autobus che aveva come conducente una donna. Non prendo molto l’autobus e, sebbene so che ce ne siano diverse di conducenti donne a Roma, è stata la prima volta che mi è capitato di vederne una: l’ho guardata ed ho sorriso di ciò, rallegrandomi.

Penso e spero che procedendo verso l’equità e la considerazione reale delle donne, anche la violenza di genere tenderà a scemare.

Uomini, negazionisti, scusatemi: a quanti di voi capita di sorridere nel vedere un conducente uomo? Ecco, fatevi una domanda, la risposta viene da se…

Spero!

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3 COMMENTS

  1. Un’articolo difficile da non soffermarsi, purtroppo non basta solo una giornata per ricordare che ogni giorno una donna è soggetta a violenza anche verbale e non solo.

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