Il popolo Giapponese ha origini contrastate, ma nonostante ciò, ha tradizioni radicate come quella dei Samurai e quella ancor attuale, della gheisa o geisha. La figura della gheisa subirà nei secoli, varie evoluzioni che determineranno, alla fine dell’800, la nascita delle attuali geishe: donne eleganti, raffinate, talentuose nelle arti. Geisha significa “persona d’arte” infatti arte da “gei” e “sha” che significa persona.

Johann Nawrocki, esperto di storia giapponese, presume che il popolo del Giappone ha origini in Corea, cosa che i giapponesi rifiutano in modo inequivocabile e deciso, in quanto non ci sono mai stati buoni rapporti tra questi 2 paesi. Altri studiosi asiatici ritengono che il popolo giapponese nacque nel Paleolitico grazie all’ unione di uno dei popoli antichi al mondo: quello cinese, insieme al popolo Ainu, gruppo etnico che abitava nel nord dell’isola di Hokkaidō e sull’isola di Sakhalin, ad est della Russia. Per quel che riguarda la lingua, non esiste una propria Aimu, ma vari dialetti che presentano influssi sia giapponesi che russi.

La tradizione della Gheisa in Giappone

Quando pensiamo al popolo giapponese ci vengono in mente due figure in particolare, quella del samurai e quella della gheisa. I samurai erano dei militari del Giappone feudale al servizio dell’aristocrazia giapponese; mentre le gheisce erano, e sono, figure femminili dedite all’arte e all’intrattenimento.

Tra le arti praticate si annoverano la musica, il canto e la danza. Attualmente per diventare gheisa si deve frequentare una scuola e si seguono lezioni specifiche formative e varie limitazioni. Diventare gheisa richiede molto sacrificio, ed è per questo motivo che il loro numero in Giappone è in netta diminuzione rispetto al passato.

Giappone: la Gheisa o Geisha, tradizione e abbigliamento

La nascita delle prime Geisha

Molto frequenti nel XIII e XIV secolo queste donne e artiste, si ritrovano già in tempi precedenti sotto il nome di saburuko. All’epoca le saburuko erano in realtà delle cortigiane che si occupavano di intrattenere la classe nobile. Dopo il VII secolo furono soppiantate dalle juuyo che altro non erano che delle prostitute di alto bordo. Intorno al 1600 le juuyo divennero delle figure per allietare le feste come dei giullari e spesso, si trattava per lo più di uomini che si esibivano in danze e canti.

Verso il 1700 comparvero le prime vere gheisa che, per eleganza e bravura, si sovrapposero fino a soppiantare le figure maschili di giullari. Contemporaneamente però sorsero e si svilupparono nel 1600 molti bordelli in virtù del fatto che fu resa legale la prostituzione dal secondo shougun. Quindi, per un periodo storico, le due figure, quella della prostituta e della gheisa, si sovrapposero e si confusero, anche se in realtà, la gheisa, non poteva acquisire la licenza di prostituta ed esercitare in tal senso.

La Gheisa e l’emanazione delle leggi del XIX secolo

Nel XIX secolo vennero emanate le prime leggi a cominciare da città come Tokyo e Kyoto nelle quali si crearono dei quartieri denominati hanamachi in cui sorsero le case da tè (ochaya). Nacquero anche le case delle geisha (gheisca) denominate okiya, le quali si distinsero rispetto ai bordelli, e in cui le giovani donne imparavano le arti per allietare gli ospiti con canti e balli.

All’epoca le giovani venivano arruolate sin da bambine e spesso vendute dalle loro famiglie. L’apprendistato di queste fanciulle bambine denominate shikomi, era molto duro e da principio le nuove arrivate, le più piccole, avevano il compito di attendere il rientro delle gheise per accudirle e rassettare. Svolgevano questo compito, anche fino a tarda notte.

Verso la fine del secolo la cultura del Giappone denominatagiapponesimo, con stile arredamento e abitudini, (insieme al ruolo della gheisa), si diffusero in tutto il mondo. Artisti dell’epoca, come pittori e musicisti, raffigurarono queste donne in immagini ed opere. Ad esempio, è nota la Madama Butterfly di Puccini, mentre pittori come Van Gogh e Cloude Monet, dipinsero donne con ventaglio e kimono.

La gheisa incarnava l’immagine della donna servizievole, elegante e raffinata. Questo stereotipo di donna sottomessa fu usato nel dopoguerra per contrastare a livello cinematografico, il femminismo.

La Geisha o Gheisa e le Maiko: l’abbigliamento

La Geisha, Gheisa o Maiko: l’abbigliamento in Giappone

Allora come oggi, queste donne indossano kimono raffinati in seta dipinti con colori e disegni vivaci, chiusi in vita da una cinta con fiocco denominata obi (legato con fiocco sul dietro). Usano variopinti ventagli, portano un trucco curato e si tingono il viso di bianco. Hanno acconciature complesse che spesso le costringono a dormire in maniera poco consona e scomoda.

Le Maiko o “fanciulle danzanti sono delle giovani apprendiste che frequentano la scuola che gli insegnerà tale professione. In molti distretti, incluso quello di Tokio, la parola Maiko è ormai associato a quella di geisha. Un tempo il periodo di apprendistato, poteva durare anche fino a 5 anni e prevedeva vari passaggi e diversi esami. Attualmente un albo professionale denominato Kenban determina le regole da seguire in termini di moralità, estetica, abbigliamento e trucco, nonché stile di vita.

Il salario di una Geisha

Questa professione, prevede come molte altre, un salario fissato dagli organi statali. Lo stipendio varia in relazione al numero di incontri e di clienti, ma anche in virtù del numero di bastoncini di incenso bruciati durante l’intrattenimento. Sono infatti i bastoncini di incenso a funzionare come una clessidra, ed il tempo così calcolato viene denominato senkòdai.

Queste figure artistiche e professionali sono in via di estinzione in molte parti del Giappone. Resistono ancora alcune comunità: Tokyo conta 7 hanamachi, mentre Kyoto ne conta 5. Le giovani donne che decidono di intraprendere questa professione, iniziano il loro addestramento intorno ai 15 anni di età o talvolta, all’università. Sono donne nubili e possono decidere di sposarsi ma per farlo devono obbligatoriamente abbandonare la professione. Posso avere relazioni.

Tra confusione e realtà la figura della Geisha

Contrariamente a quel si crede nel mondo occidentale, la figura delle geisha attuale non è legata al mondo della prostituzione, come abbiamo visto, ma solo al mondo delle arti. L’equivoco nasce anche dal fatto che in lingua cinese la traduzione del nome significa similmente “prostituta”.

Inoltre, va detto che vi sono delle geishe che non rispondono alle regole del kenban e non vi sono iscritte, e quindi, corrispondono ad esse solo per l’abbigliamento, ma in genere indossano l’obi (la cintura) legata sul davanti. Si tratta di donne denominate onsen geisha o geisha delle terme che lavorano in alberghi e stabilimenti balneari e intrattengono i clienti in vari modi…

Curiosità: il “danna” o patrono

Nel passato, quando nel Giappone si contavano circa 80.000 donne dedite a questa attività (anni ’20), e dato che le geishe non potevano sposarsi, ma avevano necessità di sostenere grandi spese per esercitare la professione, sceglievano un ricco uomo denominato “danna”, spesso si trattava di un uomo sposato.

Talvolta accadeva che, l’uomo e la geisha si innamoravano, ma nonostante ciò il sesso non era previsto come pagamento del sostegno economico ricevuto. Ancor oggi, alcune di loro scelgono un patrono che sia disposto ad elargire un supporto economico. Un rapporto intricato fatto di rispetto e prestigio difficile da comprendere al mondo occidentale, ma anche a molte persone del mondo orientale.

Una figura dunque, che richiede preparazione, spirito di sacrificio e acquisizione di molte competenze, una tradizione che si sta perdendo, ma che tradizionalmente ancora si mantiene in poche città.

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3 COMMENTS

  1. Mi sono innamorata di questa tradizione leggendo e poi guardando il film “Memorie di una Geisha”. Complimenti, dettagliato e fa venire voglia di saperne di più!

  2. Ciao le geisha non erano prostitute come invece hanno fatto capire tanti film, hai fatto bene a specificarlo

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