Ci sono persone che sono assolutiste, piene di certezze che non lasciano spazio alla comprensione e all’accettazione dell’altro. Questo non significa che si deve condividere tutto o che ci si deve sempre voler bene, accettare ed amare sempre e comunque, ma che in linea di massima, per poter condividere con gli altri emozioni, gioie, sentimenti, pensieri, si deve avere anche una certa propensione all’ascolto e possedere la capacità di sapersi mettere in discussione. Non parliamo concettualmente di bianco o nero, ma di esseri umani in senso generale. Esseri umani che vanno ascoltati, capiti ed accettati, (ed il mio vissuto, da questo punto di vista, non è stato dei migliori). Parlo quindi dell’accettazione dell’altro così com’è, con pregi e difetti, differenze di pensiero, sociali, economiche, religiose, di orientamento sessuale o di altro tipo, avviene quando si possiede capacità di ascolto, apertura mentale e si è capaci di mettersi in discussione.
L’Accettazione dell’altro non è retorica
Ci sono persone che si impegnano in campagne ed obiettivi sociali di ogni tipo, da quelle che riguardano la sfera femminile, a quelle sull’immigrazione, fino alle tematiche ambientali e molto altro. C’è chi si impegna nella sfera di aiuti umanitari o in quella religiosa delle comunità.
Sicuramente sono tutte tematiche di rispetto per le quelli è più che giusto impegnarsi. Spesso sono persone di sani principi, piene di certezze, ma poi, nel privato, questo mondo fatto di sensibilità ed empatia rivolta verso “lo sconosciuto” viene meno con ” chi si conosce”.
Parliamo di persone che si rivelano sempre dominanti, non accettano il confronto, fingono di cercarlo e rispettarlo, ma in realtà non sono capaci di mettersi in discussioni e soprattutto non hanno la capacità di saper veramente ascoltare.
Troppo intelligenti? Non direi! Una persona intelligente è anche in grado di comprendere che in questo mondo la varietà umana è così vasta e profondamente non identificabile con un decalogo nel singolo individuo che non esistono regole o stereotipi se non una sola ed unica legge: l’altro va accettato per come è e rispettato: ma fino a che punto?
Mettersi in discussione
Esiste un punto che può limitare quanto detto? L’accettazione dell’altro sempre e comunque? Sicuramente sì, il punto limite sta nel rispetto verso le altre persone. Se vi è rispetto reciproco, ogni punto di vista, ogni pensiero sociale, familiare, sessuale, religioso, o di qualunque altro genere va accolto ed accettato mettendo in discussione eventuali pensieri radicati che si hanno nella propria mente.
Il mettersi in discussione, l’essere capaci di riflettere anche su ciò che crediamo profondamente vero indica una grande maturità e un elevata intelligenza. Non sono le certezze assolute a renderci intelligenti ma la capacità di rinnovare il proprio pensiero.
Un pensiero rinnovato è quello che è in grado di abbracciare pensieri altrui, di inglobarli, di riflettere e comprendere, di ampliare le proprie vedute sia nel sociale collettivo che nel mondo privato.
Non è certo capace di mettersi in discussione colui che ha chiuso le porte a qualunque cosa sia diversa dal vissuto “abitudinario” della propria mente. Spesso poi accade che questo vissuto che porta ad essere così sicuri e certi senza offrire ascolto ad altro se non a se stessi derivi da un’infanzia difficile e tutt’altro che armonica.
La necessità della prevaricazione non nasce dal nulla
Sono molteplici i profili psicologici e la cause che possono portare ad avere la tendenza ad essere esseri prevaricatori in uno o più ambiti e con una, o più persone.
Uno dei paradossi più grandi è che spesso dietro alla prevaricazione è spesso presente proprio una bassa autostima e un’insicurezza profonda. Sminuire l’altro, non ascoltarlo, diventa uno strumento per percepire se stessi come “superiori” e di valore.
Ma anche la necessità di sottomettere gli altri con parole ed azioni è legata alla paura e al senso di impotenza: ferire per non essere feriti, controllare, manipolare e sottomettere gli altri, può dare l’illusione, perché di illusione si tratta, di avere il controllo totale sulla propria vita.
Modelli appresi nell’infanzia e traumi
L’infanzia questa sconosciuta?
Un tempo i bambini venivano cresciuti in modo istintivo con rigidità eccessiva da genitori che provenivano da un vissuto traumatico come guerra, povertà, genitorialità giovanile estrema. Queste, ed altre motivazioni, hanno creato generazioni di persone affettivamente non in grado di trasmettere sempre e comunque sentimenti giusti e ben armonici.
Troppo controllo, genera controllo, prevaricazione genera prevaricazione, poca affettività genera individui anaffettivi o narcisisti, scarsamente empatici.
Penso, e concorderete con me, che non esistono genitori perfetti, ma possono esistere genitori che cercano di fare del loro meglio donando amore e dialogo, aperti a concetti e pensieri diversi, in grado di ascoltare ed accettare i propri figli per come sono.
Un comportamento di non accettazione dell’altro e di continuo controllo su quest’ultimo può esprimere in qualche modo un’empatia sviluppata in modo non corretto, (se non mancanza totale di quest’ultima), questo comporta anche un’incapacità reale di comprendere il dolore che si genera nell’altro con i propri modi devianti di controllo, non accettazione, non riconoscimento.
Modelli appressi nell’infanzia ma anche traumi che possono sicuramente risalire all’infanzia, sono la causa in molte persone prevaricatrici, di squilibrio nell’accettazione affettiva e intellettiva dell’altro “diverso”. Persone vittime a loro volta di abusi, umiliazioni o dinamiche familiari non corrette estremamente autoritarie o narcisiste, questi prevaricatori hanno interiorizzato l’idea che il mondo di divida in carnefici e vittime, prevaricatori e prevaricati e dunque tra i due ruoli tendono a scegliere quello che primeggia: il carnefice.
La legge del più forte: tu chi sei? Carnefice o vittima?
Individuare queste persone non è facile perché spesso indirizzano questo controllo solo su alcuni membri della propria famiglia o sul proprio/a partner.
La società di oggi, sempre più individualista, non aiuta in tutto questo. La competizione sociale e il narcisismo culturale instillano nei pensieri “la legge de più forte”, del più bello, del più interessante: insomma del “PIU'”. Questa esasperazione sociale dell’ego e dell’apparenza porta a calpestare gli altri pur di emergere fisicamente, lavorativamente o semplicemente mentalmente, nella propria convinzione di intelligenza e superiorità.
Ecco perché alla luce di quanto detto penso vivamente che l’accettazione dell’altro sta anche nel mettersi in discussione, ascoltare, valutare, tornare sui propri passi e magari, perché no, anche scusarsi. Concetti che per molti individui sono la normalità ma che per altri invece, sono decisamente difficili da comprendere, specie all’atto pratico, nei momenti di confronto, discussioni, ed altro.
Il mio pensiero: Neanche Leonardo da Vinci e Galileo Galilei avevano certezze, ma tanti dubbi associati a curiosità, intuitività, voglia di sperimentare e soprattutto, apertura mentale, cosa che gli ha permesso di precorrere i tempi. Abbassare la guardia e mettersi in discussioni può aprire scenari diversi e inimmaginabili, ma soprattutto migliori e gratificanti di incontro, crescita e accettazione.
Ma questa è un’altra storia!




