La moda e le leggi suntuarie “limitazioni nell’abbigliamento”

Le leggi suntuarie sono nate in Italia nell’epoca romana, sostanzialmente erano un prezioso documento per conoscere la moda in ogni epoca tramite dei  dispositivi legislativi che limitavano il lusso nella moda sia maschile che femminile, inoltre obbligavano determinati gruppi sociali a indossare capi che divenivano dei veri e propri segni distintivi.

Giulio Cesare prima  altri imperatori poi, intervennero contro le vesti di uomini e donne stabilendone  oltre all’uso anche il prezzo. Con l’avvento del Cristianesimo alcuni documenti citano, l’atteggiamento di monaci o ecclesiastici contro costumi considerati troppo audaci.

La moda e le leggi suntuarie “limitazioni nell’abbigliamento”

In Italia le prime leggi suntuarie  riappaiono nel Duecento riguardavano diversi capi di abbigliamento ed accessori quali   acconciature, decorazioni, gioielli, strascichi, pellicce, eventuali  colpevoli di inadempimento delle norme venivano multati,  in  altri casi gli si vietava l’assoluzione in chiesa.

Dal 1500 in poi le leggi diventarono mirate e cominciarono a colpire prevalentemente le classi medie e popolari.

Non potendo arginare realmente  le classi dei ricchi e nobili  le leggi suntuarie vi si adeguarono permettendo cose che nei secoli precedenti erano rigorosamente proibite, come alcuni tipi di pelliccia o l’uso spropositato di gioielli sulle mani e su tutto il corpo.

Le leggi suntuarie variavano da città a città, ed erano applicate con maggiore durezza o tolleranza.  Esistevano guardie delegate al controllo delle disposizioni emanate alle quali era consentito  entrare nelle case o raccogliere denunce.

Tra le leggi più discriminanti vi erano quelle che colpivano gli ebrei,  obbligati a portare un cappello a punta o un contrassegno colorato sul braccio, mentre alle prostitute era solitamente vietato lo sfoggio di abiti vistosi e talvolta venivano imposti  abiti di determinati colori o segni distintivi.

Coloro che venivano giudicati eretici dovevano indossare un abito penitenziale, solitamente di color  giallo.

Le leggi suntuarie, verso la fine del Settecento (1789), erano quasi totalmente disattese e si avviarono verso un inevitabile declino.

 

 

Alla vigilia della rivoluzione, in Francia i borghesi, si presentarono all’apertura degli Stati generali in abito nero e cravatta bianca, indumenti che erano stati loro imposti per umiliarli; mentre l’aristocrazia era addobbata con estremo sfarzo. Il drammatico contrasto provocò inaspettatamente l’effetto opposto, così i semplici abiti dei borghesi divennero simbolo di pulizia morale e di nuovi ideali; come primo provvedimento l’Assemblea, deliberò l’abolizione –  per il vestiario – di ogni differenza di classe.

 

L’evoluzione della moda ed il giornalismo

La moda ebbe un lenta evoluzione e diffusione alla quale  contribuirà la nascita del giornalismo di moda, che si andrà sviluppando nella seconda metà del XVII secolo. Nel 1672 fu fondato in Francia il Mercure Galant, nato come bollettino letterario, giornale di pettegolezzi e di moda. Al Mercure Galant fecero seguito, nel Settecento, numerosi altri giornali, che solitamente copiavano  i modelli francesi.

Nasceranno il Giornale delle Nuove mode di Francia e d’Inghilterra, e il Corriere delle Dame, il quale seguirà la sua pubblicazione anche nell’Ottocento. Nel secolo successivo, dopo l’abolizione di leggi, dazi, barriere doganali, la stampa di moda si diffonderà liberamente in tutto il mondo.

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