Come alcuni di voi sanno sto tenendo una sorta di diario di questo tragico evento, ma ogni tanto faccio uscire anche dei post specifici, per snellire la pagina in questione. Se è vero che l’Italia si stai dando molto da fare, anche facendo i confronti con altre nazioni è innegabile che si sarebbe potuto fare molto di più: ed i numeri lo testimoniano. Anche se di bufale sul coronavirus ne sono state dette molte, rimane il fatto che nel sistema sanitario vi siano delle grosse falle in tutto questo sistema, per combattere il Coronavirus, alcune dichiarate, altre no: vediamole!

I 5 grandi errori dell’intervento per combattere il Coronavirus

Possiamo parlare di errori, di sviste, di mancanze dovute a carenze, e si perché le carenze sono quelle che poi, sostanzialmente determinano molti errori. Probabilmente se si fosse intervenuti prima ed in modo serio la situazione avrebbe avuto una evoluzione ben diversa e molti meno morti, come è accaduto ala Cina, alla Corea e al Giappone. Ad oggi si registrano oltre 85 mila infetti e oltre 9000 morti. Solo ieri si sono avuti quasi 1000 morti e tempo che queste cifre siano destinata a moltiplicarsi.

Sistema sanitario carente #1

In primo luogo, i tagli alla sanità che sono stai effettuati sulla sanità nell’ultimo decennio, hanno reso il servizio insufficiente per le patologie, gli esami, gli interventi e così via. A maggior ragione, in un emergenza sanitaria globale il sistema sanitario, nonostante chiusure e blocchi commerciali non è riuscita a tamponare, come avrebbe dovuto, la situazione.

Mancanza di informazione e di appositi sistemi di protezione #2

Non parlo per sentito dire, ma per esperienza. Mi sono recata in ospedale, conosco medici ed infermieri e so che già in piena emergenza negli ospedali gli operatori sanitari, medici e infermieri, erano a corto o, completamente sprovvisti, di mascherine protettive ed altri dispositivi necessari.

Questo ha portato ad infettare molti medici e infermieri, a causare ad oggi, il decesso di circa 50 di loro e a propagare il virus. Non a caso tra le strutture più colpite, troviamo proprio le comunità: istituti di suore, istituti di anziani, completamente decimati e, persino l’ospedale in cui fu ricevuto in pronto occorso il paziente n. 1 Mattia che fu successivamente chiuso e disinfettato.

Ciò testimonia che queste strutture, se non operano nei tempi e nei modi dovuti, sono in grado di diventare dei veri focolai del virus che accogliendo molte persone possono divenire uno strumento infinito di divulgazione dello stesso. E ne ho la prova concreta!

Il reparto infetto #3

Da tempo sono stata sottoposta a terapia con biologico, un farmaco per curare il morbo di Crohn, sono dunque, “una persona a rischio”per il Coronavirus in quanto immunodepressa. Mi sono recata al San Camillo di Roma per fare le mie terapie l’11 di Marzo. Prima di fare il farmaco biologico in vena, ci vengono somministrati altri due farmaci: antistminico e cortisone.

Mentre attendiamo che il farmaco biologico arrivi dosato per noi dalla farmacia interna, ci rechiamo (flebo attaccata) a fare la visita. Il medico ci controlla le analisi, chiede come stiamo, se abbiamo avuto raffreddore, tosse od altro, perché in questo caso il farmaco biologico non può essere somministrato. L’11 marzo, il medico che mi ha visitata, aveva la tosse. Tutti avevamo la mascherina, io la FFP2 loro le semplici chirurgiche. Per fare le terapie hanno attuato un protocollo ottimo: Ci hanno diviso e messi solo in 2 per stanza, e si sono preoccupati di areare spesso l’ambiente. A mio marito e tutti i familiari non è stato permesso di entrare neanche nel portone del reparto.

Torno a casa. Dopo 14 giorni mi arriva la telefonata della ASL per sapere se stavo bene. Nel reparto di DH il medico che mi aveva visitato, solo 3 giorni dopo è stato sottoposto a tampone risultando positivo e con lui sono state messe in quarantena anche le infermiere. Oggi, 30 Marzo ricevo di nuovo il controllo telefonico dalla ASL.

Ora, la domanda nasce spontanea: perché chiamarmi dalla ASL ha quarantena finita?

Io sono stata a casa, ma avrei potuto infettare i miei, e mio marito che sta attualmente lavorando 6 giorni su 7. L’operatore mi ha riferito che ben 80 persone dovevano essere informate per lo stesso motivo e che al momento i 40 contattati stavano “tutti bene”. CREDO CHE QUESTO RITARDO NELL’INFORMARE METTERE IN QUARANTENA COSTITUISCA UN ENORME FALLA!.

Quando i pazienti chiamano il 118: che succede poi? #4

Una mio parente ha avuto un caso in famiglia: febbre, tosse etc. ed ha dunque chiamato il 118. Hanno prelevato il marito e lo hanno portato al Gemelli. Gli hanno fatto il tampone per poi rimandarlo a casa, pregandogli di sottoporsi a quarantena. Arrivato il responso del tampone, è risultato positivo. Vive in casa con moglie e 4 figli che non sono stati sottoposti a tampone. Dunque, si comprende come, in una situazione del genere allo scadere dei 14 giorni, anche dopo che il paziente abbia fatto un nuovo tampone, che ne attesti la negatività, potrebbero esserci tra i familiari persone positive e asintomatiche in grado di infettarne altre.

I tamponi e l’isolamento sono fondamentali #5

Mancano i tamponi effettuati nei luoghi e nei modi giusti, manca un isolamento serio di tutti coloro che siano sospettati di poter aver contratto il virus. Sapendo che circa il 50 % degli individui risulta asintomatico, o con lievi sintomi, è ovvio che senza tamponi a tappeto, la situazione non è facile da arginare. Comunità come ospedali, istituti di suore, collegi, case di riposo, dovrebbero poter fare i tamponi su tutte le persone che vi sono all’interno, e poi periodicamente agli operatori sanitari che entrano ed escono dall’istituto.

Gli operatori sanitari di questi ed altri istituti dovrebbero fare il tampone almeno 2 volte alla settimana per essere sicuri che non portino il virus nelle strutture in cui operano e lavorano ogni giorno al contatto con numerose persone. Stesso discorso per coloro che lavorano al pubblico, nelle farmacie e nei supermercati. Oltre a dover disinfettare le strutture in modo appropriato.

Coronavirus: non eravamo pronti e non lo siamo

La nostra sanità ha subito dei tagli ingenti, e di questo, ne stiamo pagando il conto da anni. Ma c’è anche disorganizzazione. Perché se non possiamo “creare dal nulla” medici ed infermieri, possiamo però far lavorare persone anche medici in pensione DA CASA e non in ospedale, facendoli diventare “probabili nuove vittime” per fare il lavoro di informazione, smistamento dei positivi e diagnosi telefonica, ed informare, sin da subito, i possibili contatti a rischio che li hanno visti o frequentati, e non dopo 14 giorni.

Perché Cina, Giappone e Corea cel’ hanno fatta?

E’ semplici e visibile. Ognuno di voi lo può vedere. Andando ad analizzare la cartina che si aggiorna ogni giorno, e che segna e cataloga i positivi, i ricoveri e di decessi, salta all’occhio un dato: la Cina ha ricoverato ogni positivo non ha permesso il ricovero domiciliare. Tutti dovevano stare chiusi in casa, 1 sola persona poteva uscire 1 sola volta alla settimana per fare la spesa.

Tutti coloro che sono risultati positivi sono stati messi in quarantena in ospedali o in alberghi requisiti togliendogli la possibilità di infettare altre persone, inclusi i membri della propria famiglia. I tamponi, in paesi come la Corea sono stati fatti a tappeto, anche in strada in questo modo sono riusciti ad isolare da subito tutti i casi presenti.

Questo è e rimane l’unico modo per isolare il virus e mettere fine a questa ecatombe che stra uccidendo molte persone e la nostra economia. Ad oggi, in Italia abbiamo 86.498 positivi, 10.950 guariti e 9.134 decessi. Calcolando il numero di tamponi fatto davvero esiguo rispetto alla popolazione avremo, o abbiamo avuto, almeno altri 200/300 mila positivi asintomatici, forse anche molti di più.

Conclusione

I politici ogni giorno fanno un enorme quantità di chiacchiere. I fatti poi sono ben altri e, in un emergenza come questa, servono i fatti per tutelare le persone, e difendere la categoria dei medici e degli infermieri!!! Trovo VERGOGNOSO il richiamo “alle armi” dei pensionati medici quando si dice ai 65enni di non uscire di casa… Trovo vergognoso che si informi la gente “soggetti immunodepressi” della positività dei contatti avuti, a quarantena finita, trovo vergognoso che le case di cura non siano sottoposte TUTTE a tamponi a tappeto.

E se alla fine di tutto ciò e a confronto con altri paesi ci stiamo anche operando discretamente, mi chiedo: ma quanti morti farà in Italia e nel mondo il Coronavirus?

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2 COMMENTS

  1. […] L’emergenza coronavirus ha ovviamente portato ad una piccola rivoluzione rispetto alle date tradizionali, andiamo a ricapitolare quello che è l’attuale panorama continentale. Cerchiamo di individuare anche le possibili sorprese, oltre alle classiche favorite dai bookmakers, che mettono a disposizione degli utenti anche casino soldi veri su piattaforme all’avanguardia e sicure. […]

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