Storia e nascita della Moda No Gender, dagli anni 30 agli anni 70, 2000 ad oggi

Storia e nascita della Moda No Gender, dagli anni 30 agli anni 70, 2000 ad oggi
Storia e nascita della Moda No Gender, dagli anni 30 agli anni 70, 2000 ad oggi

La nascita della moda No Gender ha un percorso in cui, i suoi esordi, sono collocabili negli anni 30. Si tratta di un cambiamento epocale che raggiunge una suo connotazione caratteristica negli anni 70. No Gender significa senza genere, quindi la moda no Gender è costituita da uno stile moda senza canoni estetici prettamente femminili o maschili in grado di adattarsi a persone di qualsiasi genere e sesso. Per questo, definita anche No Gender Fluid, ossia fluida, free, bigender, e in tanti altri modi. Scopriamo di più sulla moda no Gender, sul suo significato e su quali sono i capi no gender più comuni.

Storia e nascita della Moda No Gender, dagli anni 30 ad oggi

Negli anni 30 la moda subisce una svolta, nasce e si concretizza un modo di vestire che si adatta alle varie attività diurne e notturne, al lavoro, così come allo sport e allo svago, dando vita ad abiti sportivi, così come da lavoro e da sera. In questa connotazione, nascono i primi tailleur da donna con pantalone, e compare la prima gonna pantalone, di cui dobbiamo la creazione a una stilista italiana, Elsa Schiapparelli.

L’inserimento dell’uso dei pantaloni nei tailleur da donna è dovuto allo stilista Michel Rochas. Per questo motivo gli anni 30 sono anni importanti per la moda e, in qualche modo, anche per la moda No Gender. L’accettazione della donna in ruoli che fino a quel momento erano stati prevalentemente maschili, inizia anche dagli abiti. Il cambiamento è in atto!

Da li in poi, il passo sarà “breve”. I pantaloni diventano per tutti e assumeranno una connotazione No Gender Style, sempre più spesso, così come alcuni capispalla, e determinati abiti sportivi.

Moda No Gender, dagli anni 30 agli anni 70

Il vero sorpasso in tal senso, quello che colloca la Moda No Gender tra gli stili presenti in tutte le passerelle del mondo, avviene negli anni 70, e precisamente, intorno al 1968. Gender fluid diviene un espressione sempre più diffusa, un dissenso forte per la moda stereotipata che si esprime nel rifiutare le classificazioni di genere, dando vita, dunque, a collezioni neutre e capi di tendenza interscambiabili tra “sessi”. L’universo fashion moda anni 70 si schiera, rifiutando ogni stereotipo a favore dell’identità di genere in evoluzione e continuo cambiamento.

La moda No Gender non determina il sesso, ne l’orientamento sessuale, ma piuttosto va oltre la divisione dei due sessi, e permette a chiunque di sentirsi ciò che vuole, donna di giorno, uomo di notte, o viceversa, o magari bigender, genderqueer, agender, o come meglio crede. In questo processo evolutivo che vira allo stile no gender e al volersi vestire come piace, rientrano molte rock star e pop star dell’poca, da Renato Zero a David Bowie con il suo stile moda glam e rock.

Non ci si nasconde più, ne si ha voglia di farlo: gli anni 70 sono liberatori da questo punto di vista, ed è proprio per questo che entra in gioco la moda gender fluid, affermandosi ogni decennio sempre di più. Gli abiti diventano lo specchio di un fenomeno sociale in evoluzione che raggiungerà il suo culmine negli anni 2000.

La moda No Gender anni 2000 – 2022 e oltre

Sono gli anni della rivoluzione degli stili di moda, anni in cui, quelli che vanno dal 2000 ad oggi, gli uomini si appropriano di colori considerati un tempo prettamente femminili come il rosso, il rosa, il fucsia, ed il viola, mentre abiti ed indumenti relegati per secoli alle donne, come la gonna, scendono in passerella in versione maschile e, nel 2022, diventano di tendenza sbarcando in eventi importanti e manifestazioni canore, come ad esempio il Festival di San Remo in Italia.

Allo stesso tempo, linee austere semplici, tipicamente mascoline, entrano a far parte dell’abbigliamento femminile sia negli abiti da giorno informali, che in quelli più formali come lo smoking. La moda si trasforma: se prima si parlava “semplicemente” di moda unisex, ossia di capi adatti a tutti, ora la distinzione, anzi, la non distinzione, grazie a capi ed indumenti “senza genere“, diventa ancora più evidente.

Outfit no Gender: quali i capi e vestiti

Quali sono i capi e i vestiti no gender? Ma sicuramente, come visto, i pantaloni di ogni genere e stile, ma rientrano nei capi no gender anche i tailleur, cardigan e cappotti, le giacche e, non da meno, ultimante, anche gonne e borsette. anche lo Stile Dandy al femminile è molto “No Gender”.

Il Gender fluid si concretizza in capi ed accessori dalle linee morbide, tagli ampi, offerti in una vasta gamma di taglie. Rientrano in ottica no gender persino long dress, i tubini, ultimamente i leggings e, ovviamente, magliette, maglioni e camice, una moda fatta per le persone che vogliono indossare ciò che piace e che le fa sentire bene senza farsi influenzare da schemi e catalogazioni di genere.

No Gender Style

Armani, uno dei pionieri della moda No Gender e Jean Paul Gaultier

Sicuramente tra i pionieri della moda No Gender si colloca uno dei grandi stilisti del panorama italiano: Giorgio Armani. Linee sobrie, tagli minimali hanno caratterizzato molti dei suoi capi No Gender. E’ proprio degli anni 70 la creazione della giacca destrutturata Armani, semplice, minimale, per uomo / donna, alla quale seguiranno pantaloni con lo stesso concetto di base, e poi tanti altri completi e capi.

Proprio una dichiarazione dello stilista esprime il concetto che vi è dietro a questa trasformazione: ” Elimino – La differenza che c’è tra uomo e donna, dando all’uomo scioltezza e morbidezza della donna e alla donna l’eleganza e il comfort dell’uomo”.

Un altro pioniere della moda No Gender sarà, qualche anno dopo, Jean Paul Gaultier che, nel 1987, farà sfilare la sua collezione MEN in SKIRTS, una collezione in cui gli uomini indosseranno la gonna.

Gender Fluid - Men in Skirt
Gender Fluid – Men in Skirt

Stilisti e collezioni moda No Gender negli anni

L’escalation No Gender diventa inarrestabile e, nel 2015, per Gucci, troviamo Alessandro Michele con le sue collezioni No Gender dichiaratamente per tutti, tra i capi e gli accessori ricordiamo l’ iconica borsa Jackie.

Negli anni successivi, si muoveranno sulle stesse righe Zara e H& M lanciando collezioni moda Ungendered (2016-2017). Nel 2020 sarà ala volta di Stella McCartney, JimmyChoo, Converse, Prada, Tommy Hilfiger, Louis Vuitton Yves Saint Lauren e molti altri stilisti, che nel tempo, hanno sposato la tendenza moda fluid del No Gender.

No Gender: uomo e borsa
No Gender: uomo e borsa

Moda no Gender nei bambini

Per il bambini che per decenni hanno visto attribuirsi immancabilmente i due colori celeste per i maschi, ed il rosa per le femmine, cambia molto! Non solo colori si mescolano dando più spazio alle scelte ma anche le linee dei capi abbigliamento. Sebbene, per chi voglia mantenere un certo tradizionalismo, ma non estremo, ci sono sempre colori neutri come il verde ed il giallino. Ma la moda bimbo si evolve, e da vita a collezioni Moda No Gender, fluide nel loro insieme, sia nelle linee che nei colori.

Cosa esprime la Moda No Gender?

Sebbene nel nostro paese non ci sia ancora la maturazione giusta per accettare in totalità la Moda No Gender, ed il pensiero che c’è dietro questa libertà di vestire senza catalogazioni di sorta, essa esprime, concettualmente, un pensiero di libertà di genere e di inclusione: ognuno è come è, ed è libero di manifestarlo anche negli abiti, scegliendo ciò che più piace, al di là degli stereotipi. Abiti e stili moda preferiti, dunque, che consentono di sentirsi bene, sia nel corpo, che nello spirito, oltre che nei propri panni.

Cosa significa No Gender?

Come visto, dietro alla semplice parola “No Gender” che significa “senza genere“, vi è un concetto sociale ben più ampio che esprime ideali di libertà, scelta del modo di essere e sentirsi, senza temere giudizi, ma anche un importante concetto di inclusione, in un mondo che non giudica, ne esclude, ma lascia ampio spazio ai pensieri, all’essere, al sentirsi come meglio si crede, e dunque anche al vestire come piace, ossia nel modo più affine alla propria identità.

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