Gli equilibri si incrinano: Elsa e il fantasma bambino del Castello di Sermoneta

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Gli equilibri si incrinano: Elsa e il fantasma bambino del Castello di Sermoneta
Gli equilibri si incrinano: Elsa e il fantasma bambino del Castello di Sermoneta

Era stata una settimana emozionante per Elsa, aveva iniziato il suo lavoro nella galleria d’arte e organizzato, giornalmente, ogni piccolo e grande compito, incluse le incombenze che riguardavano l’educazione e le attività di Angelica.

Fortunatamente aveva trovato Marta che si occupava della bimba, al suo posto, quando era al lavoro. Marta era una brava ragazza di provincia, come lei, che amava molto i bambini.

Riassunto della puntata precedente

“Il primo giorno di lavoro per Elsa, il primo giorno di campo scuola e mensa per Angelica… Elsa pensò che, tutto sommato, era stata una giornata ricca di nuove emozioni per entrambe… Le due “donne”, la prima di un metro e settanta, e l’altra di meno di un metro, si diressero verso l’automobile per prendere le loro cose, spesa, borse e zainetti, ed andare a godersi le loro conquiste giornaliere, silenziosamente, dietro l’uscio di casa”.

Tante cose da raccontare: Elsa piccole conquiste e indipendenza

Liti di coppia: Gli equilibri si incrinano

Era molto soddisfatta di come stessero andando le cose a livello lavorativo. Molte ansie l’avevano assalita nelle settimane precedenti, al suo ingresso nel mondo del lavoro, ma era soddisfatta di come era riuscita ad organizzare e gestire bene ogni situazione.

lo aveva fatto da sola, senza Marco che, in tutta questa storia, si era dimostrato incapace di prendere decisioni e di affrontare il problema. La cosa in se l’aveva delusa ma, nonostante tutto, aveva deciso di buttarsi alle spalle il passato e ricominciare senza inutili rancori.

L’indipendenza che aveva raggiunto, suo malgrado, sia in termini decisionali che operativi, la faceva sentire diversa, più libera. Era una bella sensazione.

Verso l’indipendenza: aria di casa

Meno bello era il rendersi conto, giorno dopo giorno, che Marco era davvero molto poco presente nel menage familiare e che tutte le incombenze familiari, incluse quelle che riguardavano la bambina, erano comunque sulle sue spalle. Ma ora anche lei lavorava, e questo atteggiamento di Marco la irritava e la feriva.

Era Venerdì pomeriggio. Dopo aver ripreso come sempre la bambina al campo scuola, alle 14:00, Elsa, stanca dell’intera settimana lavorativa, appesantita dagli impegni familiari, decise di prendersi qualche ora di svago.

Chiamò Marco al telefono, ma trovò occupato. Era sempre così quando provava a chiamarlo: non rispondeva o aveva il telefono occupato.

Caricò Angelica in auto, e si diresse verso casa: la sua adorata casa materna di cui aveva nostalgia. In fondo, il giorno dopo era Sabato e, fortunatamente quel Sabato, Margherita avrebbe pensato alla galleria d’arte. Finalmente, dopo una settimana pesante di lavoro e impegni, poteva rilassarsi un po’.

Marco aveva le consegne, per cui quel weekend sarebbe stato impegnato con il lavoro. Almeno così le aveva detto.

Senza pensarci due volte, preparò un borsone mettendoci le cose indispensabili per lei ed Angelica e si mise in auto. Pensò di inviare un messaggio a Marco, senza disturbarlo.

“Ciao. Stiamo partendo, andiamo due giorni da mia madre, più tardi ti chiamo. PS. non ho fatto la spesa, prenditi qualcosa”.

Aria di casa: in fuga dai problemi

Non c’era nulla da fare, come imboccava la strada che conduceva al suo paese d’origine e vedeva i campi della pianura Pontina aprirsi ai lati della strada, sentiva il profumo dell’erba e l’odore dell’aria pulita, le si apriva il cuore.

Tutti i sensi si mettevano in moto alla vista e all’odore della natura che circondava il suo paese collinare. Sermoneta era un bel borgo del Lazio rimasto intatto, un borgo medioevale che manteneva integro il suo aspetto e le sue atmosfere.

Una cittadina senza tempo in cui regnava un’atmosfera unica e suggestiva. La storia non aveva lasciato solo la sua impronta negli edifici ma anche nei racconti della gente del posto.

Sermoneta e il castello: leggenda del fantasma bambino e della principessa Ninfa

Svoltò l’angolo, e si trovò di fronte la dirompente struttura del Castello di Sermoneta. Quante storie di vita racchiudevano quelle mura imponenti.

Nel corso dei secoli dimorarono nel Castello Caetani di Sermoneta, sovrani e pontefici. Una leggenda narra che tra le mura del castello si aggira un fantasma.

In effetti, pensò Elsa, in ogni angolo del castello aleggiava un’atmosfera particolare. Vi era stata più volte, e ogni volta, le sensazioni erano le medesime. Nel castello, nei secoli, si susseguirono, amori, storie di potere, misteri e intrighi di sangue.

Alcune di esse, sono state dimenticate e cancellate dal tempo, ma tra tutte, sopravvive la storia del bambino che morì in circostanze poco chiare. Così come quella del giullare che fu fatto giustiziare dal papa e che ancora giri tra le mura e l’esterno del castello.

Tante volte si era chiesta quanto di quella storia, che coinvolgeva un essere innocente come la sua piccola Angelica, fosse vera.

Eppure, i vecchi del paese raccontavano del piccolo principino morto di morte violenta nei sotterranei del Castello Caetani. Un quadro, posto all’interno del castello affisso nella sala del Cardinale lo raffigura.

Alcune testimonianza di persone che lo hanno visto, e udito le sue grida, sembrano avvalorare la storia del bambino fantasma che si aggira nel Castello di Sermoneta. Certo è che di bambini nobili e principi vittime di giochi di potere, ne è piena la storia. Pensò.

La principessa Ninfa

Tutto sommato non c’era da stupirsi più di tanto. Anche la bella Ninfa Doganella, con i suoi giardini variopinti, racchiudeva una leggenda, quella del fantasma della principessa innamorata del bel giovane Martino, che pur di non andare in sposa, come impostogli da suo padre, ad un uomo malvagio e senza scrupoli che non amava, lo stregone Moro, si gettò nel lago e vi scomparve per sempre.

Tra spiriti e fantasmi, uomini che avevano perso la vita in modo traumatico, i suoi problemi con Marco le sembrano, in un solo attimo, tanto piccoli.

Sospirò.

Parcheggiò al lato della strada e tirò il freno a mano. In pochi secondi si ritrovò sua madre ad aprirle lo sportello dell’automobile.

Ma che bella sorpresa che ci avete fatto, papà ne sarà felice. E Marco?

Marco non c’è mamma, aveva da lavorare, io ed Angelica abbiamo pensato di svagarci un po’ e di venirvi a trovare.

Squillò il telefono: era Marco. Si mostro perplesso e seccato rispetto alla sua decisione di andarsene per il weekend. Si lamentò del fatto che era dovuto andare a fare la spesa, senza preavviso.

Guardò negli occhi sua madre che la stava fissando.

Scusami Marco, (rispose), ma ora devo scaricare la macchina e far fare la merenda ad Angelica. Ti richiamo più tardi.

Ciao. Agganciò il telefono e si diresse verso casa.

Ora non aveva tempo e voglia di parlare con lui, non ora che, come al solito, l’aveva aggredita con recriminazioni!

“Una delle ferite più grandi che si possano ricevere da chi si ama è la noncuranza e l’indifferenza”

“Il fato ruota senza sosta” [Seneca]

Come ad ogni episodio vi lascio qualche domanda.

  1. Avete mai voglia di fuggire da un situazione che non ritenete idonea o ingiusta per voi?
  2. Vi sentite ferite quando non viene considerato ciò che fate, ma solo ciò che non fate? (sempre che vi capiti).

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