Il momento delle scuse: quello che fa la differenza

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Il momento delle scuse: quello che fa la differenza
Il momento delle scuse: quello che fa la differenza

Elsa non aveva più richiamato Marco: Aveva passato due giorni felici a casa dei suoi con la bambina. Si erano divertite un mondo insieme. Tutto sommato, le dispiaceva dover tornare a casa l’indomani. Si crucciò un attimo.

Poi pensò che aveva ancora tutta la domenica da godersi: avrebbe chiamato Marco? No forse no… neanche Angelica chiedeva di suo padre e la cosa la fece riflettere ancora…

Avevano in programma una gita al bosco, e se la sarebbero goduta pienamente.

Riassunto: “Alla telefonata di Marco Elsa aveva messo giù il telefono senza pensarci troppo. Non gli andava di discutere davanti a sua madre e, tantomeno, non voleva giustificarsi per cose di cui lei non aveva nessuna responsabilità. Marco doveva capire che il suo comportamento degli ultimi mesi non era stato corretto nei sui confronti, e nei confronti di Angelica…

Cosa sarebbe accaduto se un giorno lei e Marco si fossero lasciati? Giuridicamente sapeva di non avere nessun diritto sulla bambina. Angelica la distolse dai suoi cupi pensieri con una fragorosa risata. Com’era bella quando rideva! Quella bambina riusciva a metterla sempre di buon umore. Sorrise…

Elsa in gita nell’antica Norba e la gallina dalle uova d’oro.

Pensieri e azioni: l’amore nasce quando si da amore

Erano stati due giorni allegri, rilassanti, lontani dal frastuono di Roma e dal cattivo umore che ultimamente Marco riusciva ad infondergli. Il suo egoismo l’aveva colpita come una lancia in pieno petto.

L’uomo di cui si era innamorata perdutamente, difronte a responsabilità e decisioni, prendeva la via di fuga, o meglio, faceva lo struzzo, come aveva detto giustamente Stefano, il suo datore di lavoro, nonché amico di Marco.

Lei non aveva richiamato, ma neanche Marco aveva provato a telefonarle di nuovo. La cosa la irritava, sapeva di essere nel giusto, e sapeva che un padre come si deve richiama, almeno per sapere come sta SUA figlia.

Angelica, dal canto suo, era serena. Non chiedeva del padre, ne tanto meno di sua madre che ormai vedeva si o no due volte l’anno.

Ma come si fa a mettere al mondo i figli e poi lasciare che siano gli altri a crescerli? Si chiese Elsa.

Lei no. “Madre chioccia com’era” non lo avrebbe mai permesso. I suoi figli sarebbero cresciuti con lei. Li avrebbe seguiti, educati, ed amati, com’era giusto che fosse.

La madre surrogata

I figli non sono dei pacchi postali da dividere tra baby sitter e magari “estranei” com’era tutto sommato lei, all’inizio, per Angelica. Sua madre non c’era mai. Una madre, almeno in parte deve esserci.

Ogni volta che vedeva la bambina, la trovava più alta di dieci centimetri. Ed Angelica cominciava ad avere soggezione di quella donna che era sua madre sulla carta, ma non di fatto.

Angelica, però, aveva trovato il suo sano equilibrio, proprio con lei… lei che non era sua madre, ma solo la fidanzata di suo padre. Lei, che da subito aveva amato quegli occhi azzurri e quel sorriso dolcissimo lei, che si sentiva madre di quella bambina anche senza esserlo.

Ora sapeva cosa significava adottare un bambino: amarlo incondizionatamente senza pensare ai legami di sangue, ma a quelli che il cuore detta. L’amore nasce dal quotidiano, dallo stare insieme, dal condividere piccole e grandi cose, dall’esserci quando occorre.

Ecco, ora sapeva perché Angelica non chiedeva di suo padre, ne di sua madre: loro non condividevano con lei piccole e grandi cose, loro non c’erano quando serviva. E così, la bambina li aveva tagliati fuori, o almeno lo aveva fatto in parte, convogliando le sue necessità, ed il suo amore, verso una donna che non era sua madre, ma che sentiva tale: Elsa!

Per un attimo si sentì molto orgogliosa. Aveva conquistato con il suo amore e le sue attenzioni il cuore della piccola. tanto da sopperire alla mancanza della presenza dei suoi veri genitori.

Ma possibile che Marco non se ne rendesse conto? La rabbia l’assalì di nuovo.

Suonarono alla porta. Chi poteva essere alle 8:00 di domenica mattina? Generalmente la domenica i suoi genitori non si alzavano mai prima delle 9:00.

Il momento delle scuse

Si diresse verso la porta camminando in punta di piedi per evitare di svegliare chi stava dormendo. Aprì l’uscio. Con sua grande sorpresa a fissarla con due occhi sgranati, trovò Marco.

In un primo momento non seppe decifrare quello sguardo. Se da un verso esprimeva preoccupazione, dall’altro, emanava anche una certa dose di rabbia. Non sapeva cosa pensare.

Ciao Elsa, posso entrare? Marco la fissava senza togliergli gli occhi di dosso. Sembrava quasi che volesse leggerle dentro. Si sentì a disagio.

Ciao Marco, che sorpresa, non ti aspettavamo. Pensavo dovessi lavorare anche questa domenica.

Marco cambiò espressione, lo sguardo si addolcì e gli occhi si fecero timidamente portatori di un senso di colpa.

Sì, è vero, avrei dovuto lavorare ma venerdì e sabato mi sono trattenuto al lavoro fino a notte fonda, dato che tu ed Angelica non eravate a casa, e così mi sono riuscito a liberare.

Sospirò; le prese la mano. Angelica dorme? Si Marco, dorme, ieri siamo andate a fare una bella gita all’antica Norba. Si è divertita tanto ma si è anche stancata. Oggi prevedevamo una gita meno impegnativa e qualche acquisto.

Mi ha cercato? Chiese Marco con voce sottile che esprimeva, dal tono, il timore di una risposta negativa.

Devo essere sincera?

Sì devi esserlo. Mi è sembrato strano che non ti abbia chiesto di telefonarmi.

No, infatti! Rispose, secca.

Non ti ha cercato...

Elsa lo fissò negli occhi e prosegui. Ci stavo pensando proprio poco fa, non ha cercato ne te, ne sua madre. Questa bambina sembra essersi resa conto che il suo punto di riferimento sono solo io… pare che non si aspetti nulla da te e da sua madre…

Mi dispiace dirlo, Marco, ma quando un figlio piccolo non cerca ne il padre ne la madre, è evidente che non ne sente la mancanza. E questo accade quando un legame non si è creato, o si è andato piano piano allentando.

Mi dispiace; Marco scrollò le spalle e abbassando lo sguardo aggiunse: sono stato uno stupido con lei, ma soprattutto con te. Non mi sono reso conto di averti delegato ogni cosa, preso com’ero dai miei impegni. Sapevo che Angelica con te stava bene, e non ho pensato che potesse avere bisogno anche di me.
Tornare a casa e trovarla vuota, mi ha fatto capire un sacco di cose. Elsa, ho sbagliato, perdonami.

Sai cosa penso Marco? Penso che quando un figlio di 5 anni non ha più bisogno dei suoi genitori è evidente che qualcun altro ha preso il suo posto.

Ma non è così che dovrebbe funzionare: Angelica non è un orfana. E se nel tempo ha sostituito una madre che non c’è, tu dovresti continuare a fare il padre, decidere per lei, ed essere presente, sia nelle incombenze che nella sua vita di tutti i giorni.

Già, e invece non l’ho fatto…è vero.

Era visibilmente dispiaciuto. Il sole iniziava ad alzarsi nel cielo: era una bella domenica d’estate. Elsa lo fissò negli occhi: era sincero!

Poi Marco continuò a parlare e tutto d’un fiato sviscerò il problema.

Da quando ci sei, io passo poco tempo con Angelica, non la seguo, non mi occupo di quello che fa o di come sta. E’ come se guardandola vedessi il fallimento del mio matrimonio. Sapere che non ha più una madre mi fa stare male.

Ma Marco, io le sto dando tutto l’amore che una mamma da a un figlio.

Se è per questo, anche di più, sua mamma non le stava dietro come fai tu Elsa.

Si sentì correre giù per le scale. Angelica aveva riconosciuto la voce di suo padre ed era scesa a salutarlo: Ciao papà, ci sei anche tu? Andiamo al bosco insieme?

Si ci sono anche io, Angelica, andremo al bosco insieme, io, te e Elsa.

La prese in braccio è l’abbraccio forte come se fosse la prima volta. Gli sembrò che dopo tanto tempo, la vedesse veramente.

“i legami di cuore uniscono più di quelli di sangue”

La domanda di oggi è in tema: avete dei legami di cuore più forti di quelli di sangue? (ovviamente senza considerare fidanzati e mariti)…

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Ciao sono Mara Mencarelli, founder di questo ed altri siti. Blogger, webeditor, freelance. La scrittura e lo sport sono tra i miei interessi principali. Per informazioni e collaborazioni scrivi a maraoya21@gmail.com

6 COMMENTS

  1. Bellissimo questo racconto, molto emozionante. Io ho un bellissimo legame con delle persone che considero miei parenti anche se biologicamente non lo sono. Spesso sono migliori dei legami di sangue.

  2. sono daccordo sul fatto che i legami di cuore spesso siano più importanti di quelli di sangue; nel momento del bisogno spesso si sono fatte avanti persone che mai avrei pensato lo facessero e questo racconto fa molto riflettere

  3. Sono d’accordo, i legami di sangue non implicano necessariamente affetto i legami di cuore possono a volte essere più forti anche perché sono quelli che scegliamo di avere

  4. Questo capitolo mi è piaciuto moltissimo, racconta di una triste realtà che accade più spesso di quanto si pensi. Io ho dei legami di cuore molto forti con altre persone fuori dalla zona parentela!

  5. Spesso sono più vicini gli “estranei” che i familiari di sangue. Purtroppo ho degli esempi nella famiglia di mio marito.

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