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venerdì, Gennaio 2, 2026
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Vivere di fotografia: sogno o realtà?

Vivere di fotografia: sogno o realtà?
Vivere di fotografia: sogno o realtà?

In molti oggi condividono la passione per il mondo della fotografia. Una tendenza che è letteralmente esplosa grazie al contributo dei social network che fondano il loro successo proprio sulla condivisione di contenuti visivi. Grazie alla tecnologia, tutti possono calarsi nei panni di un fotografo, ma l’improvvisazione non è mai sufficiente per ottenere i medesimi risultati di un esperto.

Per questo motivo, molti appassionati che vogliono intraprendere questo percorso artistico, incontrano numerose difficoltà lungo il cammino formativo e lavorativo. Guadagnarsi da vivere facendo il fotografo non è affatto semplice, ma di certo, ciò non vuol dire che non ci siano possibilità per chi vuole intraprendere la strada della fotografia.

In questo articolo forniremo dunque le informazioni necessarie per trasformare una passione in una professione vera e propria: vediamo come fare!

Come guadagnare attraverso la fotografia

Prima di elencare le strategie per diventare un fotografo professionista si devono esporre anche le difficoltà che questa attività comporta. Vivere solo di scatti è molto difficile e per ottenere una cospicua fonte di reddito occorrono numerosi anni di gavetta, studio e ovviamente una spiccata predisposizione artistica.

Molti fotografi rinomati infatti hanno svolto altri lavori prima di divenire famosi perché questo mondo non sempre garantisce una fonte di reddito sicura. Adesso si possono elencare i metodi per convertire questo hobby in una fonte di guadagno sicura.

Uno dei sistemi più diffusi sono gli eventi come matrimoni, comunioni, feste di compleanno e party aziendali. La domanda per questa mansione non cala mai e, con una buona reputazione, si possono ottenere discreti risultati economici.

Un’altra fonte piuttosto in voga è la fotografia di alimenti o locali destinati alla ristorazione. Questo tipo di contenuti sono molto gettonati perché vengono veicolati tramite internet e rappresentano il biglietto da visita di ogni ristorante.

Chi ama il giornalismo può diventare un fotoreporter, mentre chi desidera lavorare a contatto con la natura può dedicarsi alla fotografia editoriale. Una fonte economica piuttosto sicura è rappresentata invece dai cataloghi multimediali.

Questo fenomeno piuttosto recente è noto come stock photography e si basa sulla cessione diretta delle foto attraverso delle apposite piattaforme digitali. Si possono immortalare i soggetti più disparati, ma non c’è nulla di meglio di uno scenario suggestivo. I panorami italiani più belli, tra mare monti e paesaggi di lago, sono molto gettonati e costituiscono una sorgente affidabile di reddito.

Un professionista può guadagnare anche attraverso la vendita delle stampe dei propri scatti. La stampante per foto è fondamentale per chi vuole esercitare questo lavoro e, proprio per questo motivo, bisogna assolutamente acquistarne una online cercando il miglior rapporto qualità prezzo. Questo strumento è molto utile ed è imprescindibile per chi vuole diventare un fotografo professionista.

Questo strumento, come altri utilizzati in questa professione si rivela molto utile ed è imprescindibile per chi vuole diventare un fotografo professionista.

Cosa occorre per iniziare a lavorare nel mondo della fotografia?

Questo settore è molto competitivo e presenta diverse difficoltà per un principiante. Lo studio e l’esperienza sono elementi determinanti, ma per avere successo serve anche una strumentazione adeguata.

L’attrezzatura può essere acquistata nei migliori negozi di fotografia, mentre le competenze teoriche possono essere acquisite frequentando un corso privato o universitario. L’Italia vanta una notevole esperienza in questo ambito e lo studio della storia della fotografia può essere un ottimo punto di partenza per approcciarsi a questa professione.

Conclusione

Per vivere facendo il fotografo è necessario specializzarsi in un settore perché la concorrenza è molto elevata, anche se molto dipende anche dalla città o paese in cui si opera. Le prospettive sono numerose e, grazie ad internet, si possono ottenere dei ricavi extra anche con la vendita diretta delle foto.

La storia della fotografia: nascita ed evoluzione

Le navi a vela del 1500 – 1600 fino al 1700

Le navi a vela del 1500 - 1600 fino al 1700
Le navi a vela del 1500 - 1600 fino al 1700

La navigazione permise, nei secoli, di allargare i confini sia territoriali che commerciali. Gli uomini si spinsero per mare grazie alla nascita di imbarcazioni sempre più sicure in grado di navigare le acque degli oceani.

I sogni allargarono gli orizzonti: si favoleggiava di nuove terre, lo stesso Colombo partì alla ricerca di nuovi mondi. Le nuove imbarcazioni erano navi a vela grandi, come Galeoni, Caravelle e Velieri mercantili.

Molti i popoli che hanno una cultura storica legata alla navigazione, ad esempio, i Vichinghi e le loro navi inaffondabili, ma anche romani, egizi e greci.

In Europa nel periodo che va dal 1500 al 1700 le navi a vela divennero uno strumento in grado di intensificare il commercio e un mezzo per scoprire nuove terre e ricchezze.

Le navi a vela nel 1500 – 1600 fino al 1700: Galeoni, Caravelle, Navi Mercantili a Vela

Le nuove imbarcazioni erano maestose e imponenti: Galeoni, Caravelle e Mercantili a vela per il trasporto delle merci solcavano i mari, ed erano in grado di resistere alle tempeste ed affrontare gli oceani.

Navi antiche di grandi dimensioni esistevano anche in precedenza, una di queste era la Galeazza Veneziana ma, rispetto alle navi del passato, le imbarcazioni del 1500 e 1600 subirono grandi cambiamenti strutturali che le resero idonee ai viaggi in mare aperto e a solcare gli oceani.

Navi del 500 e 600 vela e cannoni

I rematori vanno via, via, sparendo, l’energia motrice che spinge in navigazione le imbarcazioni è quella del vento, e non più quella delle braccia. Sulle navi si ergono grandi vele e ci si avventura verso mari che sembrano non avere mai fine. Navi utilizzate per conquistare altri mondi, per trasportare mercanzie o per il traffico di schiavi.

Ma nel 500 e nel 600 vi erano anche navi da guerra come ad esempio i Vascelli, attrezzati sulle fiancate da moltissimi cannoni: anche fino a 130. Ecco dunque, che le 4 imbarcazioni principali di questa epoca storica che si colloca tra il 500 e il 600 inizio 700 furono le seguenti:

  • Galeoni
  • Caravelle
  • Mercantili a Vela
  • Vascelli

Vediamo nel dettaglio queste imbarcazioni a vela antiche che contribuirono a intensificare il commercio, la scoperta di nuove terre, nonché alla nascita di guerre e conflitti per mare, inclusa la pirateria.

Galeoni

Galeone del 500
Galeone spagnolo del 500

Il Galeone fu un imbarcazione da guerra poderosa e robusta, in grado di compiere attraversate oceaniche, un veliero da guerra molto in uso nel XVI secolo. Sviluppato, con molta probabilità dagli Spagnoli, fu l’ evoluzione di una imbarcazione chiamata Caracca, meno agile e veloce di quello che sarà il suo successore: il Galeone.

Lo scafo si allunga, il castello di prua diviene più basso, mentre il castello di poppa è più squadrato; una conformazione che rende il Galeone un’ imbarcazione più stabile e sicura in grado di navigare anche in oceani tempestosi.

Fu ridotto anche il numero dei “fanti di marina”, alleggerendo le navi e creando nuovo spazio fruibile. La struttura del Galeone, rispetto alla Caracca, ne riduceva anche la resistenza in acqua, così che le vele, potevano conferire allo scavo maggior velocità.

Inoltre, la struttura dei Galeoni permise di armarli nel migliore dei modi e di resistere agli abbordaggi. I Galeoni, Galee e Galeazze, rimasero il tipo di nave principale fino al XVII secolo, periodo storico in cui i Vascelli e le Fregate li sostituirono.

Caravelle

La Caravella fu un’imbarcazione nata intorno al 1451 in Portogallo, con molta probabilità nei cantieri navali di Lisbona. Concepita come un’imbarcazione da esplorazione, creata per circumnavigare l’Africa e raggiungere altre terre come le Indie Orientali, evitando a portoghesi e spagnoli, di dover pagare i dazi all’Impero Ottomano.

La sua forma agile, con facilità di virata e di manovra, dotata da 1 a 3 alberi a vela latina triangolare, fu ispirata dalla forma del peschereccio nordafricano (arabo) “qarib“. La Caravella aveva una capacità di carico limitata, sia in termini di merci che di equipaggio, ma ciò non fu rilevante, in quanto, queste imbarcazioni nacquero proprio come navi da esplorazione.

Le tre Caravelle di Cristoforo Colombo
Le tre Caravelle di Cristoforo Colombo

Dalle Caravelle di Colombo ai Patachi del settecento

Le tre Caravelle storiche che portarono Colombo alla scoperta dell’America nel 1492, furono la Nina la Pinta e La Santa Maria, anche se in realtà quest’ultima non era un vera e propria caravella, ma una Nau, (simile alla Caracca) un veliero in uso nel medioevo ai Portoghesi e ai Genovesi.

Alla fine del XVII secolo però, le Caravelle tornarono ad essere navi da pesca per gli abitanti della penisola iberica, e dovettero cedere il posto, come navi da esplorazione, ai Patachi, navi a due alberi.

Mercantili a Vela

Nel 500 i Galeoni erano le navi più usate non solo per la guerra, ma anche come mercantili. I secoli a seguire, e precisamente nel XVII secolo, furono sostituiti da imbarcazioni leggere e veloci come il Fluyt; o talvolta, da navi armate come il Brigantino e, successivamente, nel XIX secolo, dai Clipper.

Vascelli dal XVI al XVII secolo

Galeoni rimasero per lungo tempo il tipo di nave principale, ma dal XVI fino alla metà del XIX secolo, vennero sostituiti dal Vascello e dalla Fregata (galeoni più leggeri). I Vascelli divennero, dal XVII secolo in poi, le principali navi da guerra: velieri a tre alberi, robusti e veloci, muniti di vele quadre e bompresso con i fiocchi.

Il Vascello aveva solitamente 3 ponti con 3 ordini di cannoni che potevano raggiungere le 120 unità. Il nome Vascello è tuttora in uso nella designazione di alcuni gradi della marina militare (es. tenente e sottotenente di Vascello).

Vascello Neptune a Genova
Vascello Neptune a Genova

I trasporti locali: una rete stradale nautica articolata tra canali

Le navi contribuirono alla scoperta e alla conquista dei nuovi territori americani e all’esplorazione sia africana che asiatica. Si assiste al rapido sviluppo e alla crescita del commercio intercontinentale ed Europeo.

Il commercio intercontinentale riceve merci extraeuropee in Europa, mentre allo stesso tempo, i manufatti europei giungono in America e in altre terre. Un commercio che viene detenuto da Spagna e Portogallo fino alla fine del 500.

Le merci distribuite in tutta Europa, forniscono ricchezza sia attraverso il commercio regolare e l’intermediazione finanziaria, che attraverso il contrabbando e la pirateria.

Proprio per favorire spostamenti e commercio, i Governi migliorarono i trasporti locali sviluppando una rete stradale nautica articolata tra canali naturali e artificiali in pianura.


L’Europa vedrà moltiplicarsi i canali navigabili, molti dei quali la caratterizzano ancora oggi: ne è un valido esempio il canale francese “Canal du Midi“, (Canale del Mezzogiorno), creato tra il 1666 e il 1680 e lungo 241 chilometri. Dichiarato nel 1996 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Canali, chiuse e ingegneria Idraulica: Leonardo da Vinci

Sulle acque dei canali delle città navigavano Chiatte e Barconi che trasportavano merci di ogni tipo: sabbia, mattoni e marmo, ma anche i prodotti agricoli che dalla periferia giungono, in questo modo, in ogni parte della città.


L’unico problema dei canali era quello di superare i dislivelli del terreno. La soluzione fu quella di installare delle chiuse da aprire e chiudere per eliminare i dislivelli, oppure pompando l’acqua da una vasca all’altra e mettendo in atto grandissime opere di ingegnera idraulica alle quali prese parte anche lo stesso Leonardo da Vinci.

Certo è che dalle imbarcazioni della preistoria ad oggi, il settore navale ha compiuto dei progressi enormi a livello di navi, barche e natanti di ogni tipo, ed è per questo che la storia delle navi è articolata e complessa.

Le navi da trasporto fenice, greche, egizie e romane e il commercio

Come indossare i tronchetti o stivali corti

Come indossare i tronchetti o stivali corti
Come indossare i tronchetti o stivali corti

Noti anche come ankle boots, i tronchetti o stivali corti, costituiscono un tipo di calzatura comoda, versatile, ben vista dalle giovani donne per la praticità e la comodità che offrono. Attenzione però allo scegliere i capi giusti con cui calzare i tronchetti.

Abiti eleganti stonano con questo tipo di calzature, anche se ogni tanto qualche influencer osa, abbinando stivaletti più o meno sportivi, ad outfit classici o estrosi, che talvolta hanno un buon riscontro estetico, altre volte, meno. Ma vediamo Come indossare i tronchetti nel modo giusto, senza commettere errori.

tronchetti
Tronchetti: un rischio con gonne medio lunghe

Come indossare i tronchetti: cose da non fare!

La moda è diventata poco attenta, nel senso che tutti tendono ad indossare di tutto e con tutto, ma oggettivamente, vi sono però delle regole d’eleganza e d’abbigliamento che andrebbero considerate se si vuol abbinare con gusto, i vari capi d’abbigliamento e gli accessori tra di loro.

Gli stivali alla caviglia, o tronchetti, lasciano spazio a molti outfit, ma quasi tutti tendenzialmente sportivi e, soprattutto, composti prevalentemente da pantaloni.

Cose da non fare?

Sicuramente abbinare le gonne e, in special modo, i tronchetti ai vestiti. Una minigonna o gonna sopra al ginocchio, indossata da una giovanissima potrebbe anche essere idonea ad abbinarsi con i tronchetti sempre che si possiedano belle gambe magre e affusolate.

Tronchetti donna tendenze moda di queste comode calzature

I tronchetti o stivali alla caviglia

Lo stivale corto denominato stivale alla caviglia è nato per gli uomini. Un tempo esistevano gli stivaletti aderenti da can can con lacci, ma sono di altro genere. Il tipico tronchetto da uomo, o mezzo stivale, adottato dalle donne sia in pelle lucida che scamosciata, è perfetto per gli outfit femminili, se indossato nel modo giusto.

Come abbinare tronchetti sportivi
Come abbinare tronchetti sportivi

Il capo di abbigliamento che si sposa perfettamente con gli stivaletti corti è rappresentato dai pantaloni; sia che si tratti di jeans che di pantaloni di altro genere. Gli stivaletti alla caviglia sono perfetti con i pantaloni che li sovrastano, ma anche con i leggings inseriti al loro interno, si adattano anche a pantaloni tre quarti larghi o stretti.

Da calzare sia per l’inverno che per l’estate, ma in questo secondo caso, se indossati nella versione abbigliamento moda country sono indicati anche con abiti lunghi e gonne nella lunghezza tre quarti, ma quasi mai nella versione stivaletto molto corto.

Tronchetti con pantaloni gonne corte e gonne lunghe
Tronchetti con pantaloni gonne corte e gonne lunghe

Outfit idee su come indossare i tronchetti o stivaletti

I jeans indossati con gli stivaletti conferiscono all’outfit un’aria casual con un pizzico di eleganza. Certo, il modello di stivaletto può essere sia classico che sportivo, ed è questo dettaglio di stile che fa la differenza negli outfit, anche in termini di utilizzo dello stivale a tronchetto.

E’ il buon gusto che deve guidare sempre questo tipo di scelte, non solo per quel che concerne queste calzature particolari, ma anche per gli altri abiti ed accessori.

E’ necessario scendere a patti con la moda e le tendenze del momento, considerando la nostra silhouette, perché è innegabile che se si hanno delle gambe tozze, i tronchetti non rappresentano proprio il massimo da vedere, specie se indossati con delle gonne.

Ma, al di la delle convenzioni e degli stereotipi che la moda lancia di anno in anno, vediamo alcune idee e ispirazioni outfit con le quali sbizzarrirsi per prendere spunto e indossare i tronchetti nel modo migliore.

Suggerimenti che vi aiuteranno a comporre i vostri outfit abbinando i tronchetti.

Outfit idee su come indossare i tronchetti
Outfit idee su come indossare i tronchetti

Tronchetti, modelli e abbinamenti

Le versioni ed i modelli di tronchetti sono davvero molte, sia in termini di colori, che di pelle, tessuto e, soprattutto, linea e tacco. Tacchi bassi, comodi, quasi rasoterra, si alternano a tacchi a spillo da 12 cm e più.

E’ ovvio che il tacco alto tende a slanciare e conferire un pizzico di eleganza in più, ma è altrettanto vero che il classico tronchetto nasce per regalare comodità, e dunque, se pur non vi sia il modello di stivaletto perfetto, quello che tende ad avere maggior successo per gli outfit di tutti i giorni è sicuramente il tronchetto con tacco medio, comodo e confortevole.

Il tacco alto, magari a spillo e numero 12, slancia, ed aggiunge eleganza agli outfit, ma per ovvi motivi perde di comodità, e per questo motivo non risulta adatto ad ogni situazione. E’ bene scegliere le scarpe e i tronchetti, anche in virtù di ciò che si deve fare e non solo dell’outfit.

Costo piercing in base al tipo: guida piercing prezzo

Costo piercing in base al tipo: guida piercing prezzo
Costo piercing in base al tipo: guida piercing prezzo

Piercing, tatuaggi, body art in genere: quanti si avvicinano a questo mondo o sono semplicemente curiosi? Ma quando si è inesperti non si ha idea del prezzo di un piercing.

In base alla zona e al tipo di piercing, il costo del piercing varia anche di molto, partendo dai 30 – 50 euro per un piercing semplice; dai 50 ai 75 euro per piercing alla lingua, ombelico o septum, fino a raggiungere i 100 – 120 euro per piercing da realizzare in zone intime o per piercing doppi.

Ogni piercing ha il suo costo, e tra tutti, i fori alle orecchie sono quelli che costano meno, anche solo 10 – 15 euro o poco più. Vediamo i prezzi dei piercing in base al tipo.

Piercing costo in base al tipo

Quanto costa un piercing? Volete sapere il costo di un piercing al naso? O il prezzo di un piercing lingua o labbro? Sappiate che il prezzo dipende dal punto e dal piercing scelto, lo vedremo in questa guida; ma quel che è certo, è che quando si decide di farsi fare un piercing o un tatuaggio portafortuna, è bene rivolgersi sempre a centri seri e specializzati, luoghi in cui le norme igieniche non vengano prese sotto gamba.

E’ frequente infatti, che sia nei microdermal che piercing e buchi alle orecchie le infezioni facciano capolino, creando disagio e problemi di vario genere che vanno accuratamente tamponati una volta verificatisi, e se possibile, evitati all’origine. No ai piercing fai da te o ai piercer a domicilio, evitare anche i piercing in vacanza ed affidatevi, nella vostra città, a piercer esperti e professionali.

Piercing orecchio punti e prezzo
Piercing orecchio punti e prezzo

Il costo del piercing da cosa è influenzato

In effetti il prezzo di un piercing o costo, non è solo influenzato dal punto in cui lo si realizza, per quanto, in base all’area, l’operatore potrà riscontrare minore difficoltà o viceversa. Anche la struttura stessa, la qualità del servizio ma, soprattutto, il tipo di materiali utilizzati possono modificare il costo di un piercing sebbene il prezzo si mantenga in un range che va dai 40 euro, o poco meno, fino ai 100 euro o poco più.

Il gioiello per piercing

Quando si opta per un piercing all’orecchio o per un finger piercing magari al dito, o in zone del corpo incluso ombelico o parti intime, si dovrà anche acquistare un gioiello da potervi collocare.

Alcuni studi offrono di default barrette semplici o palline in acciaio, ma se si vuole optare per qualcosa di più gradevole e sofistico, lo si può fare sin da subito, purché il materiale risponda agli standard igienici indicati per la lega, in modo tale da evitare ritardi cicatriziali ed infezioni.

Piercing labbro, bocca, lingua prezzo
Piercing labbro, bocca, lingua prezzo

I piercing più richiesti

Generalmente le aree in cui i piercing vengono più richiesti sono quelle dell’orecchio nelle sue varie zone del lobo, l’ombelico, il sopracciglio, il naso ed il labbro. Molto richiesto è anche il piercing alla lingua, fermo restando che, anche altre zone del corpo vengono praticati piercing di diverso tipo.

Tipi di piercing e prezzi

Vediamo tutti i prezzi piercing zone più comuni richieste, listini medi degli ultimi anni, considerando che possono oscillare di poco, in relazione alla struttura in cui ci si reca, ma anche alla città:

  • Lobo foro all’orecchio comune, è il più economico cosa circa 15 – 20 euro o anche meno.
  • Piercing con foro sulla cartilagine Helix prezzo medio dai 30 ai 40 euro.
  • Piercing al Trago prezzo medio 35 – 45 euro.
  • Forward helix 35 euro.
  • Piercing Rook (parte alta e interna orecchio) circa 40 euro.
  • Piercing Daith sempre intorno ai 40 euro.
  • Piercing Snug e piercing industrial si attestano invece tra i 50 e i 70 euro.
  • Piercing naso: Septum, Nostril, Bridge circa 30 – 35 euro.
  • Piercing sopracciglio “eyebrow” circa 40 – 45 euro.
  • Piercing esterno bocca 50 – 70 euro.
  • Labret: euro 50.
  • Monroe: euro 50.
  • Medusa: euro 50 – 60 euro.
  • Vertical labret: euro 55.
  • Jestrum: euro 50 euro.
  • Spider Bites: euro 50.
  • Snake bites: euro 50.
  • Shark bites: euro 50.
  • Piercing Surface euro 65 euro.
  • Piercing smile 50 – 65 euro.
  • Dahlia: euro 50 o poco più.
  • Cyber bites: euro 55.
  • Angel bites: euro 50 circa.
  • Dolphin bites: euro 55.
  • Piercing lingua 70 euro.
  • Capezzolo e ombelico 75 euro.

Difficilmente si spende più di 80 euro per un piercing, tranne che per quelli richiesti in alcune zone del corpo e per i microdermal. Vi sono poi dei piercing che vengono fatti in coppia e in questo caso il prezzo si raddoppia scendendo però un poco. Mediamente i piercing doppi si aggirano dagli 80 ai 120 euro.

Per scegliere il tuo piercing ti consiglio di leggere anche questo articolo: Piercing uomo quali sono quelli più sexy e quelli più belli

Questi dunque, i prezzi dei piercing per il 2021 che più o meno sono i medesime del 2020, e non credo che aumenteranno per il 2022.

Ogni piercer ha poi la sua autorevolezza e competenza e di conseguenza il suo listino prezzi per piercing può variare aumentando un poco il prezzo del piercing o diminuendolo anche in relazione a quanti piercing si decide di fare e dove.

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Lana, dalla pecora al tessuto: tosatura e cardatura dall’antichità ad oggi

Lana, dalla pecora al tessuto: tosatura e cardatura dall'antichità ad oggi
Lana, dalla pecora al tessuto: tosatura e cardatura dall'antichità ad oggi

Uno dei filati più usati tra i tessuti di origine animale, sin dai tempi antichi è proprio la lana. Greci e Romani, perfezionarono la tessitura della lana ricavando tessuti caldi ed isolanti, ottimi sia d’inverno che d’estate. La lana oggi, continua ad essere un filato molto usato, suddiviso in varie tipologie più o meno pregiate, mescolate a filati acrilici o lane morbide di capra che danno vita alla lana mohair e cashmere.

Ai tempi dell’antica Roma si accresce la richiesta di stoffe in lana più fini e morbide. Per ottenerle, si selezionarono razze di pecore con velli migliori. Si produsse anche un tipo di lana chiamata pellitu ossia “coperto”, proprio perché durante la crescita, il vello degli animali veniva protetto con pelli per evitare che si rovinasse.

Lana, dalla pecora al tessuto

La lana è ottenuta dalla tosatura di varie specie animali: capre, pecore, camelidi (vigogna, cammello, alpaca). Sicuramente la lana più nota è la lana merino, mentre lane pregiate di capra danno vita alla lana mohair e cashmere, talvolta si mescola anche la pelliccia d’angora che è di coniglio.

Tosatura cardatura o pettinatura della lana

Un bene prezioso, dunque la lana, che si accompagna e si modifica evolvendosi con la storia dei popoli, per divenire nel tempo, un filato ed un tipo di tessuto molto importante per la moda e l’abbigliamento.

Per prima cosa, la lana veniva rimossa dal corpo dell’animale mediante tosatura, ossia asportazione del manto dall’animale, attuata, in tarda epoca romana con le cesoie, ma che, fino ad allora, sembra che il vello venisse strappato in modo rudimentale a mano.

Dopo la tosatura la lana veniva, come oggi, selezionata e lavata, preparata per la lavorazione mediante cardatura e pettinatura, tipiche attività femminili testimoniate sin dall’epoca antica con reperti.

La cardatura della lana

La cardatura deriva il suo nome da quello del cardo selvatico, una pianta con cui si districava la lana, fino ad ottenere un filato soffice con fibre ben separate. Il filato che si otteneva dalla lana cardata era spugnoso e dava stoffe più morbide rispetto a quelle prodotte con la lana pettinata. Già in epoca classica si utilizzarono al posto dei cardi attrezzi rudimentali fabbricati appositamente per cardare la lana.

La pettinatura della lana

La pettinatura, infatti, era un’altra tecnica che tendeva a dividere la lana in fibre lunghe e parallele che, successivamente, venivano ritorte ottenendo un filato compatto e lucido.

“Cardatura”, “pettinatura”, qualunque fosse la tecnica scelta, successivamente la lana veniva filata. Lo strumento più usato fino al XV secolo per filare la lana fu il fuso con la canocchia. Una volta prodotto il filato veniva tessuto a telaio e, la stoffa che ne risultava sottoposta a folatura, ossia messa a bagno con sostanze particolari, (es. urina umana contenente ammoniaca, cenere, succo di saponaria, etc.), veniva poi battuta per far ispessire ed infeltrire le fibre.

La tintura

Un tempo, così come oggi, l’ultimo passaggio della lavorazione della lana era quello di tintura che veniva ottenuta immergendo le stoffe in bagni con coloranti vegetali ed animali. Diverso era invece il procedimento per sbiancare la lana, la quale, veniva candeggiata esponendola ai vapori di zolfo.

Il rosso fu un colore molto difficile da ottenere in tempi antichi, perché tendeva a sbiadire in rosa. I pigmenti si ottenevano attraverso l’uso di insetti coccus, in arabo chiamati kermes dal quale derivano i nomi di rosso carminio e cremisi.

Filatura e tessitura lana - telaio orizzontale
Filatura e tessitura lana – telaio orizzontale

Il telaio e la tessitura

Il filato veniva lavorato a telaio disponendo verticalmente una serie di fili denominati ordito, al quale venivano interposti fili orizzontali che formava la trama. I telai più antichi erano strutturati verticalmente e si tesseva stando in piedi.

Successivamente le strutture vennero modificate fino ad arrivare al telaio orizzontale che permetteva di tessere stando seduti; questo tipo di telai comparve in Europa in epoca medioevale.

Curiosità sulla lana

Sembra che, solo in epoca romana, siano entrate in uso le cesoie per tosare gli animali da lana e che, fino ad allora, il vello venisse strappato dagli animali direttamente a mano.

I primi strumenti costruiti per cardare la lana ed usati al posto dei cardi sono medioevali, ed erano costituiti da asticelle parallele rivestite parzialmente da cuoio per impugnarle e dotate di punte metalliche inclinate.

Storia della moda: tutti gli stili di moda dal medioevo ad oggi

Tante cose da raccontare: Elsa, piccole conquiste e indipendenza

Tante cose da raccontare: Elsa, piccole conquiste e indipendenza
Tante cose da raccontare: Elsa, piccole conquiste e indipendenza

La giornata volò in fretta e, in men che non si dica, per Elsa, era giunta già l’ora di tornare a casa. Era lunedì, l’orario in galleria terminava alle 13:30, per lei. Poteva andare a prendere Angelica che sarebbe uscita di li a pochi minuti dal campo estivo.

Riassunto pruntata precedente

Trovò Stefano e Margherita ad attenderla. Stefano aveva preparato dei bicchieri e una bottiglia di spumante, alcuni pasticcini e dei fiori. Margherita lo aveva aiutato nella preparazione…Elsa si sentì come una bambina viziata. Sorrise ai due che la fissavano. Era felice ma allo stesso tempo un po’ in imbarazzo: non se l’aspettava un’accoglienza così calorosa. Fissò lo striscione con su scritto “Benvenuta Elsa” e le scesero le lacrime…

Primo giorno di lavoro per Elsa: l’inizio di una nuova avventura

Quella sensazione piacevole di euforia non voleva lasciarla andare, era tanto che non si sentiva così bene. Ne era contenta, ma allo stesso tempo era sorpresa dal fatto che poche ore in galleria, potessero averla resa così felice.

“Sicuramente mi ci abituerò, è solo l’effetto della novità”. Pensò

Si probabilmente era la novità, un posto nuovo pieno di bellissime opere, gruppi di persone in visita, e poi la calda accoglienza ricevuta: Stefano e Margherita l’avevano davvero sorpresa con il loro benvenuto inaspettato.

Tutto, di quella giornata, le sembrò fantastico. Come primo giorno di lavoro non poteva davvero lamentarsi di come era andato. Girò la chiave nella serratura del cancello in ferro battuto che chiudeva l’accesso in galleria, e voltò le spalle avviandosi.

Alle 14:00 Stefano e Margherita, già in pausa pranzo da una mezz’ora, avrebbero fatto ritorno per proseguire la giornata lavorativa della galleria, mentre lei poteva tornare a casa ed occuparsi della bambina. Come primo giorno era perfetto in tutti i sensi. Angelica si sarebbe abituata a questo nuovo menage familiare senza risentirne troppo.

Il ritorno alla quotidianità

Arrivò al campo estivo per prendere la bambina in orario. L’orario era elastico e prevedeva l’uscita dato dalle 14:00 alle 16. Per la prima volta, Angelica aveva pranzato al campo estivo. Fino a quel giorno, l’aveva sempre presa alle 12:00. Chissà se le era piaciuto pranzare con suoi compagni?

Era un po’ in ansia.

Ciao Angelica, com’è andata? Chiese sorridendo.

“Bene”! Sfoggiò uno dei suoi sorrisi dolcissimi in cui le comparivano due fossette ai lati della bocca. Le “fossette simpatiche del sorriso”, le chiamava Elsa.

Angelica raccontò la sua giornata in un solo respiro e poche parole. Era contenta di aver pranzato con le sue amichette anche se il cibo che le avevano dato non le era piaciuto poi molto: “cucini meglio tu“, disse con una smorfia.

“Che ne dici di andarci a prendere un bel gelato?” La bambina annuì felice.

Andarono da Malcoln, una gelateria vicino casa. Si presero due coni gelato enormi con tanta panna e granella di nocciole sormontata da uno svettante biscotto triangolare per metà rivestito da cioccolato fondente: una vera delizia che si lasciava mangiare con gli occhi.

Si sedettero su di una panchina ai giardinetti li vicino, e si gustarono il loro bel gelato: un premio per entrambe: la piccola aveva intrapreso un percorso di indipendenza infantile, e lei, invece, un percorso di indipendenza femminile da adulta.

Elsa pensò che, tutto sommato, era stata una giornata ricca di nuove emozioni per entrambe, e che quel bel cono gelato se lo meritavano proprio, oltre al fatto che lei non aveva pranzato, e aveva una certa fame. Quel bel cono gelato goloso, sostituiva il suo pranzo. Non aveva certo voglia di tornare a casa per mettersi a cucinare solo per lei, (dato che la bimba aveva mangiato).

L’aria era tiepida e un leggero venticello le accarezzava il viso. Era caldo. Si poteva stare all’aperto solo se all’ombra di un bel platano come quello che svettava a pochi metri dalla panchina su cui, lei ed Angelica, erano sedute.

Un senso di pace la investì. Assaporò il suo gelato, il profumo estivo nell’aria, e s’incantò a fissare una coppia di passeri alla ricerca di briciole. La fontana al centro del giardinetto scrosciava fragorosamente acqua fresca e alcuni volatili ne approfittarono per bere e farsi il bagno.

Il suo stato di relax fisico e mentale fu turbato da un pensiero: si ricordò di avere la spesa in macchina.

“Andiamo Angelica ho la spesa da portare a casa prima che si rovini per il caldo”. Disse.

Le due “donne”, la prima di un metro e settanta e l’altra di meno di un metro, si diressero verso l’automobile per prendere le loro cose, spesa, borse e zainetti, ed andare a godersi le loro conquiste giornaliere, silenziosamente, dietro l’uscio di casa.

“La vita è anche questo: fatta di piccole e grandi conquiste quotidiane”

Anche oggi vi lascio una domanda:

Quando vi sentite soddisfatte del vostro lavoro, o di qualunque altro vostro successo, che reazioni avete? Vi mettete a stravolgere casa, vi va di festeggiare? O magari vi lasciate andare al pieno relax?

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Aeroporto Bari parcheggio low cost auto: viaggi in Puglia

Aeroporto Bari parcheggio low cost auto: viaggi in Puglia
Aeroporto Bari parcheggio low cost auto: viaggi in Puglia

La Puglia è una terra incantevole con un mare decisamente stupendo, tant’è che molti turisti italiani e stranieri prendono d’assalto questa meta turistica ogni anno, specie alcune zone come Porto Cesareo e d’intorni. Raggiungere la Puglia in auto, specie se si proviene dal Nord d’Italia, può essere faticoso, così come spostarsi da Bari al Nord: ed ecco che allora per lavoro e o per piacere, si opta per un viaggio aereo.

L’aeroporto di Bari è uno dei più gettonati ma dove lasciare l’auto? Sia che partiate da Bari, o al contrario giungiate a Bari per poi spostarvi per la Puglia, l’aeroporto ed i parcheggi auto limitrofi, possono costituire una valida risorsa.

Aeroporto Bari parcheggio low cost auto: viaggi in Puglia

Non c’è nulla di più piacevole di dirigersi in un luogo di vacanza, specie di questi tempi, e concedersi divertimento e relax. Sia che siate orientati per un vacanza al mare, in una delle più belle spiagge della Puglia, come la Baia delle Zagare, sia che siete diretti in Puglia per lavoro, l’aeroporto di Bari diviene un’innegabile risorsa per raggiungere terra pugliese, in breve tempo.

Mentre, se siete in partenza dall’aeroporto di Bari per visitare altre regioni d’Italia o per lavoro, avrete necessità di lasciare la vostra auto e in tal caso, un parcheggio low cost aeroporto Bari farà sicuramente al caso vostro. Se ne trovano molti online e prenotarli è davvero semplice.

Aeroporto di Bari scalo Karol Wojtyła

L’aeroporto di Bari è ben strutturato, si trova nel quartiere Palese – Macchie, situato a nord di Bari e abbastanza vicino al centro della città. Lo scalo Karol Wojtyła di Bari, deve il suo nome al noto Papa.

Non tutti sanno che l’aeroporto di Bari nasce originariamente come aeroporto militare, per poi diventare aeroporto adibito al traffico aereo civile, solo intorno agli anni 60. Sono milioni i passeggeri che ogni anno transitano per l’aeroporto di Bari Karol Wojtyła (o aeroporto Bari Palese nome del quartiere in cui si trova), per motivi di viaggio turistico o di lavoro.

Parcheggiare all’aeroporto di Bari

Viaggiare in sicurezza, organizzando ogni dettaglio, è davvero importante per i turisti e per coloro che si spostano per lavoro, o motivi personali di altro genere. E’ utile, quindi, valutare ogni cosa nel dettaglio, ed avere una panoramica dei prezzi e dei servizi offerti per quel che riguarda gli alberghi, le case vacanze, ed il parcheggio nell‘aeroporto di partenza o arrivo.

Vi sono molti siti online che consentono di prenotare un parcheggio low coast all’aeroporto di Bari, incluso il servizio di navetta da e per l’aeroporto od anche, in alternativa, il car valet. Per ogni esigenza è bene poter scegliere tra un posto auto coperto o scoperto e potersi così spostare serenamente e godersi lavoro o vacanza senza preoccuparsi di dove lasciare l’auto.

Bari vecchia ed il suo porto

Bari, capoluogo della Puglia, è una bella città portuale affacciata sul mar Adriatico, nel Sud Italia. Bari vecchia è caratterizzata da un centro storico labirintico che si estende  tra due porti su un promontorio.

Bari vecchia ed il suo porto
Bari vecchia ed il suo porto

la Basilica di San Nicola, risalente all’XI secolo, è sicuramente una delle mete favorite dai tanti pellegrini che vanno a rendere omaggio ai resti del santo “San Nicola” di Bari. La Basilica del santo, è sicuramente uno dei centri prediletti dalla chiesa ortodossa.

A sud di Bari si trova il quartiere Murat dove, una lunga passeggiata con area pedonale ricca di negozi, consente di fare shopping. 

Altri punti di interesse sono la Cattedrale di San Sabino, il Teatro Petruzzelli, la Pinacoteca Corrado Giaquinto, la Direzione Generale Musei.

Il capoluogo pugliese ha una tradizione mercantile e imprenditoriale molto solida, grazie al suo porto, da sempre prezioso punto nevralgico nell’ambito del commercio e dei contatti politico-culturali con il Medio Oriente, e a tutt’oggi, il maggiore scalo passeggeri italiano del mare Adriatico.

Località di mare da sogno in Italia

La Puglia è sicuramente una meta fantastica ma le località di mare da sogno in Italia sono molteplici. Non da meno altre zone di costa e le varie isole minori e maggiori dello stivale: Sicilia, Sardegna, Ischia, Ponza e Capri con i suoi faraglioni, la piccola Isola d’Elba e l’Isola del Giglio, ma anche tratti di costa mozzafiato come quelli della costiera Amalfitana, gran parte della costa Toscana e Marchigiana. L’Italia è piena di luoghi da esplorare, e non solo per quel che concerne le località di mare, ma anche l’entroterra.

Città e paesi da raggiungere in aereo, treno o automobile, località che racchiudono in se la storia, il passato ed il presente della bella penisola italiana. Firenze, Venezia, Roma, Pisa, sono solo alcune delle città turistiche famose in tutto il mondo.

Tra storia, arte, e bellezze naturali, tra mare, monti e laghi italiani, l’Italia è una paese in grado di offrire moltissimo a livello turistico a tutto il mondo. La rete aeroportuale e tranviaria, nonché la fitta rete autostradale rappresenta un valido supporto al turismo italiano.

Cane e gatto puntura di ape, vespa, vipera sintomi, cosa fare

Cane e gatto puntura di ape e vespa sintomi, cosa fare
Cane e gatto puntura di ape e vespa sintomi, cosa fare

La puntura di un’ape, di una vespa, o il morso di una vipera, non è una cosa piacevole per noi umani tantomeno per i nostri amici a quattro zampe, specie se si tratta di un cane di piccole dimensioni, di un cucciolo, o di un gatto. Il veleno dell’ape e della vespa può causare anche problemi seri e richiedere un intervento d’urgenza. Ancora più grave la situazione se il cane è stato morso da una vipera.

Non si tratta solo del dolore e del bruciore che la puntura dell’insetto “ape”, “vespa”, “vipera” che sia, può causare, ma anche il rischio che l’animale possa manifestare allergia o shock anafilattico, pericoloso per la vita. Altra cosa importante è la sede della puntura dell’ape. Vedremo perché. Vediamo cosa fare se cane o gatto sono stati punti da una vespa o da un’ape.

Cane e gatto puntura di ape o vespa, i sintomi

Talvolta, il proprietario assiste alla puntura del suo cane, operata dall’ape, ma spesso, se ne accorge in un secondo tempo, quando la parte punta inizia a gonfiarsi e il cane, o il gatto, iniziano ad avere i sintomi tipici.

Altre volte il cane guaisce per il dolore e magari, abbiamo la fortuna di vedere il pungiglione che, nel caso dell’ape, rimane infilzato e può essere rimosso evitando così che altro veleno penetri.

Cane e puntura d’ape 3 cosa fare

Se il nostro cane non ha grande dolore e problemi, possiamo utilizzare acqua e bicarbonato per lenire la zona. Ma se compaiono sintomi come vomito e salivazione o, peggio ancora difficoltà di respirazione è bene portare il nostro pelosetto, cane o gatto che sia, velocemente dal veterinario o in una clinica.

I sintomi possono variare in base alla reattività dell’animale, ma anche in virtù della zona in cui è stato punto il cane. Cosa fare:

  1. Estrarre il pungiglione qualora visibile, utilizzando una pinzetta.
  2. Se non vi sono grossi sintomi e la puntura è sul dorso o su una zampa utilizzare un antistaminico per alleviare il dolore.
  3. Monitorare l’animale assicurandosi che non intervengano peggioramenti come vomito, eccessivo gonfiore, difficoltà respiratoriaa e scialorrea; e qualora si verificassero recarsi subito dal veterinario.

Puntura d’ape o vespa in bocca o gola

Si tratta di un’evenienza per nulla rara e piuttosto pericolosa. Il nostro cucciolone vede ronzare un’ape e la prende in bocca, come fa con le mosche, ma in questo caso si ritrova una sorpresa per nulla piacevole, la puntura dell’insetto.

La puntura di api e vespe nel cavo orale, o in gola può essere molto pericolosa, in quanto la zona è delicata e gonfiandosi può compromettere il passaggio dell’aria.

In genere il cane è sofferente, tende a deglutire di continuo come se avesse un sasso o un osso di traverso in gola. La salivazione tende ad aumentare e spesso, compare anche vomito.

Il pericolo di anafilassi è dietro l’angolo, ma anche quello di rimanere soffocato o di disidratarsi per la continua scialorrea (perdita di saliva).

Generalmente, in questi casi si rende necessario il ricorso alla clinica o al veterinario che tempestivamente, metteranno in atto una terapia a base di cortisone e farmaci per attenuare la salivazione e lo stimolo a vomitare.

Di solito, 18 – 24 ore di osservazione possono rimanere utili per scongiurare complicanze e aggravamenti e sincerarsi dell’efficacia della terapia messe in atto. Nei giorni a seguire il nostro cucciolo potrebbe avere meno fame del solito, e sentirsi spossato, ma in breve tempo si rimetterà e tornerà a correre e mangiare come prima.

L’evenienza della puntura d’ape in bocca o sul muso è abbastanza frequente nella bella stagione, per questo se si è in vacanza, è previdente portare con se un kit di pronto soccorso con anche dei famaci cortisonici da usare nel caso si verifichi questa pericolosa evenienza.

La tempestività è infatti un elemento molto importante in caso di puntura d’ape in zone a rischio come bocca, gola, muso, o in soggetti allergici.

Cane morso da vipera cosa fare?

I serpenti possono essere velenosi e letali, tra essi anche la vipera. Il morso di una vipera è molto meno frequente rispetto alla puntura d’ape ma anche il morso di vipera può verificarsi e mettere a rischio il cane o il gatto. Nel caso di morso di vipera dovrete recarvi con urgenza al centro veterinario più vicino dove il vostro amico a quattro zampe ricevere le giuste cure e il siero antivipera.

Cosa fare e cosa non fare

Mentre raggiungete la clinica veterinaria o il veterinario, fate in modo che l’animale si muova il meno possibile e cercate di tenerlo calmo in modo che il veleno vado in circolo più lentamente. Non serve succhiare il veleno, ne mettere un laccio emostatico ne del ghiaccio.

Arrivati presso il centro veterinario, gli somministreranno il siero, e verrà messa in atto una terapia per ripristinare la circolazione in maniera corretta, e diminuire il dolore, monitorando i parametri vitali del cane e la coagulazione del sangue. In genere il cane viene ricoverato per alcuni giorni.

Cane anemico cosa fare

Il recupero

Il recupero del cane potrebbe avvenire in poche settimane o mesi per il morso di una vipera, mentre si tratta di pochi giorni per quello di un’ape. I primi tempi di convalescenza (un paio di settimane per la vipera), va evitato che si affatichi.

Spesso, in ambedue i casi, (vipera e ape), quello che fa la differenza è la tempestività con la quale si interviene.