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venerdì, Gennaio 2, 2026
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Come risolvere le equazioni? Ci pensa Photomath!

Come risolvere le equazioni? ci pensa Photomath!
Come risolvere le equazioni? ci pensa Photomath!

Photomath calcoli matematici ed equazioni in modo facile

Gli esami di stato si avvicinano. Gli studenti si stanno preparando per affrontare le varie prove che verranno loro sottoposte. Tra le più difficili si annovera la seconda prova del liceo scientifico. I problemi matematici incluse le equazioni, sono la categoria statisticamente più odiata dai giovani diplomandi.
Se anche voi avete problemi con la matematica, arriva Photomath, un’app che è in grado di risolvere le equazioni tramite una semplice foto. Ecco quindi come risolvere le equazioni e altri calcoli matematici con questa app.Si tratta di una cosa semplice, se avete un dispositivo che supporta il sistema operativo di Android, e che ovviamente sia munito di una fotocamera: basta scaricarlo gratis dal Google Play Store.

Equazioni: Come funziona Photomath per Android

Photomath utilizza la tecnologia innovativa usata da Google per il suo progetto Word Lens. Tramite la fotocamera scansiona la vostra equazione, ed è in grado di dare istantaneamente la sua soluzione. La parte più interessante sta nel fatto che su richiesta Photomath vi illustrerà anche tutti i passaggi eseguiti per il raggiungimento di tale risultato. Il progetto è uscito da diversi anni ed è ormai ben collaudato ed efficace, utile per la fruizione di moltissime tipologie di calcolo. Eccovi alcune delle funzioni attualmente fruibili da app:

  1.  Operazioni aritmetiche;
  2.  Operazioni di conversione di frazionarie e decimali;
  3.  Calcolo di radici quadrate e cubiche;
  4.  Calcolo di equazioni lineari;
  5.  Calcolo di equazioni di secondo e terzo grado;
  6.  Calcolo di disequazioni;
  7.  Risoluzione di sistemi di equazioni;
  8.  Risoluzione di disequazioni con valore assoluto;
  9.  Risoluzione di equazioni con valore assoluto.
  10.  Calcolo ipotenusa

App per fare calcoli utile per studenti e lavoratori

Un app dunque che si rivela di grande utilità non solo per chi è studente ma anche in moltissimi ambiti lavorativi e non.  Microblink, il team di sviluppo, afferma che stanno lavorando per aggiungere anche altre tipologie di operazioni matematiche. La grafica e la velocità di fruizione rendono Photomath un’applicazione eccellente sotto moltissimi punti di vista, e che merita di essere assolutamente provata se la matematica è il vostro tallone di Achille.

Matematica facile con le app

Con questa app, infatti la matematica e i calcoli difficili diventano più facili anche per coloro che, di matematica, ci capiscono poco. Avere il risultato giusto dell’equazione, della frazione o della disequazione non è più così difficile grazie a quest’app dedicata alla matematica.

Dall’uscita dell’app risalente al 2015 ad oggi sono molte le funzioni che si sono andate via via aggiungendo rendendo l’app sia da smartphone che da PC sempre più precisa e ben fruibile, adatta a numerosi calcoli e disponibile anche delle versioni dedicate ad altri sistemi operativi ed altri dispositivi. L’app è in lingua inglese s disponibile sia sull’ App Store che in Google Play.

Un altra App molto utile che vogliamo segnalarvi è quella che permette di lasciare piccole guide e messaggi relativi ai luoghi visitati, si chiama Kites. Kites si rivela utile per coloro che viaggiano, quindi per i turisti di tutto il mondo.  Due app utili per lo studio e per il piacere o anche per la geografia e l’arte se vogliamo essere precisi.

Consigli utili per la matematica

Sebbene sia opportuno impegnarsi nello studio e sarebbe auspicabile riuscire a compiere calcoli difficili matematici da soli grazie alle proprie competenze. Allo stesso tempo, però, vi sono situazioni in cui non è indispensabile e saper svolgere da soli tali calcoli matematici e, grazie all’app in questione, possiamo eseguirli velocemente e in maniera semplice senza arrovellarci troppo la mente e senza perdere tempo. Utilità notevole per molti ambiti va riconosciuta all’app matematica Photomat, è innegabile.

Written by Mirco Angelosante  Mara Mencarelli

26 Usanze Medievali, vita comune, assurdità e stranezze del Medioevo

26 Usanze Medievali, vita comune, assurdità e stranezze del Medioevo
26 Usanze Medievali, vita comune, assurdità e stranezze del Medioevo

Usanze Medievali, vita comune del medioevo definito come periodo oscuro che vedrà la “luce” nel Rinascimento

Abbiamo più volte parlato di questo periodo storico che si divide in alto e basso medioevo, prendendo in esame il tipo di abbigliamento medievale, ma anche alcune attività tipiche dell’epoca a livello sia commerciale che lavorativo.

Da approfondire quella che fu la vita comune del Medioevo e alcune assurdità dell’epoca, come ad esempio quello della caccia alle streghe, credenze popolari di vario genere e cattive abitudini, tra le quali quella della scarsa igiene che regnava nell’epoca medioevale. Vediamo 26 usanze medievali strane, macabre e assurde.

L’arbitrarietà della chiesa nel Medioevo

Sicuramente nel periodo scuro del medioevo salta agli occhi quella che fu l’arbitrarietà della chiesa: crociate, caccia alle streghe, e provvedimenti puntivi di ogni genere, attuati nei confronti degli eretici e presunti tali, furono solo alcune delle barbarie che, in nome di Dio, la chiesa compì.

La strega di Todi Matteuccia è solo un triste esempio di quella che fu la caccia alle streghe che lasciò “sul campo” oltre 110.000 donne accusate di stregoneria e messe al rogo. Ma anche le carceri detengono un triste primato, nelle prigioni si praticano torture di ogni genere. Gli strumenti di tortura che la storia ci ha lascio in eredità, fanno rabbrividire.

La morte nel medioevo

Il progresso nel Medioevo: agricoltura, artigianato e mulini

Il medioevo fu anche un periodo di grande progresso, si svilupparono le nuove tecniche agricole a maggese e le curtis. Il miglioramento delle tecniche di coltivazione e la nascita dei mulini ad acqua e a vento, ma anche l’adozione di aratri in metallo, permise di ottimizzare le produzioni, combattere le carestie, migliorando la vita di tutti.

Non solo l’agricoltura ma anche la produzione di miele, spezie e salumi, contribuì allo sviluppo della società. Nel medioevo intorno al 1100 – 1200 nascono molte botteghe artigiane. Camminare per le strade del medioevo significava immergersi in attività commerciali che si svolgevano in strada su banchetti con la vendita di ogni prodotto e con lo svolgimento di tante attività artigianali.

Apicoltura, miele e zucchero, spezie e salumi nel Medioevo

L’abbigliamento e la scarsa igiene: escamotage per l’olezzo

Sebbene l’abbigliamento si andò via via modificando, nell’alto Medioevo europeo si delineò una connotazione stilistica diversa, che fu da stimolo per la moda romana ad utilizzare alcuni elementi stilistici ripresi da popoli come i barbari.

Ad esempio, gli abiti maschili tornarono ad accorciarsi divenendo più comodi. Successivamente, intorno all’anno mille, con l’avvento delle leggi suntuarie nella moda dell’epoca si andò delineando uno stile di moda nel medioevo che le popolazioni dell’epoca presero come riferimento, e che aveva come principale caratteristica l’utilizzo di abiti ed accessori diversi per ogni ceto sociale e sesso.

Perché nel medioevo le spose sposavano tutte a Giugno

Sebbene l’abbigliamento fosse sempre più curato, specie tra i nobili e le classi benestanti, l’igiene era scarsamente considerata tant’è che farsi un bagno era cosa rara, e le persone tendevano a non avere un buon odore.

I rimedi erano profumi, sventolamenti, fazzolettini profumati e per le spose, l’uso di bouquet di fiori profumati. I matrimoni medievali si svolgevano principalmente nel mese di Giugno in quanto a Maggio era previsto il primo bagno dell’anno. Inizio Giugno aveva un buon clima, ne troppo fresco ne troppo caldo. La tradizione del bouquet da sposa nasce proprio da questa usanza.

20 stranezze e curiosità del Medioevo

Nel Medioevo le edificazioni furono importanti e caratteristiche. Alcuni paesi della nostra penisola conservano ancora intatto il fascino delle edificazioni medioevali tra le quali rientrano imponenti castelli e fortezze, ama anche le classiche case torri medievali che ritroviamo in Italia e in Europa.

Ma vediamo alcune stranezze tipiche di questo periodo storico, incluse quelle già citate.

  1. Le streghe erano donne giustiziate e messe al rogo accusate di stregoneria. Spesso erano solo donne erboriste che si occupavano di guarire le persone, dato che la medicina non era molto sviluppata ne scientifica.
  2. I medici erano dei cialtroni. Spesso per curare delle malattie si usavano sanguisughe e salassi che indebolivano ancora di più il malato, causandone anche la morte. I bambini si riteneva non sentissero dolore e quindi venivano sottoposti ad interventi senza nessun tipo di anestesia o stordimento.
  3. Usanza macabra medievale era quella di far bere ai malati di epilessia il sangue dei gladiatori morti in campo. Si era convinti che bevendo il loro sangue il malato potesse guarire.
  4. La pelle bianca era sinonimo di bellezza. Le donne per apparire pallide, si proteggevano dal sole e si sottoponevano anche al salasso. Il salasso le rendeva pallide ma anche anemiche e vulnerabili.
  5. Nel Medioevo non esistevano i cognomi. Si indicavano le persone chiamandole per nome e aggiungendo una caratteristica che li distingueva per via del mestiere o del paese di provenienza. I “De Medici” probabilmente ebbero dei medici in famiglia; “Sarti” dei sarti i “Santi o Sanzio” dei santi e così via…
  6. Le donne ricche o povere non avevano diritti. Infatti, il sesso femminile era scarsamente considerato. Le donne dipendevano dal padre prima, e dal marito poi. Non potevano scegliersi il proprio compagno di vita, ed erano completamente assoggettate alla volontà maschile che le “tutelava”.
  7. Le donne che non avevano un marito ed erano nobili o di buona famiglia, spesso, ad una certa età, venivano rinchiuse in monastero o diventavano abili scultrici, pittrici e massaie.
  8. L’alimentazione del medioevo non era sana, specie tra le popolazioni povere scarseggiavano cibi proteici frutta e verdure. Il vino ed altre pietanza venivano serviti in stoviglie metalliche che a contatto dei liquidi e del cibo, facevano scaturire sostanze tossiche. Si bevevano anche fino a 4 litri di vino al giorno.
  9. Si pensava che le api fossero dei piccoli uccelli guerrieri produttrici di miele.
  10. Nel Medioevo si beveva molto vino e ci si ubriacava molto spesso: l’uso di vino era comune, così come di birra, sidro e altre bevande alcoliche. Si consumava poca acqua e circa 4 litri di vino al giorno. Il vino era somministrato anche ai bambini.
  11. Gli animali venivano processati come gli uomini: spesso questa sorte colpiva i gatti considerati animali del diavolo (specie i gatti neri).
  12. Errori e credenze comuni sugli animali: le convinzioni del medioevo in riferimento agli animali, erano spesso sbagliate: le api erano considerate uccelli, i castori dei pesci, i gatti dei demoni; si era convinti che animali come insetti, farfalle, ma anche topi nascessero dal nulla e provenissero direttamente dalla terra.
  13. Nelle cerimonie funebri di ricchi e nobili, in special modo, il cuore poteva venir sepolto separatamente dal corpo e in altro luogo.
  14. Nasce nel medioevo il palo da barbiere, una sorta di insegna medievale, come molte altre che nacquero in quei secoli, che indicava che in quella bottega si offrivano servizi non solo di taglio capelli e barba ma anche di dentistica e altro. Il rosso del palo indicava il sangue, le strisce bianche le bende.
  15. Le strade non erano asfaltate: sebbene nel medioevo si edificarono case torri, castelli e fortezze le strade erano di terra, alcune volte in ciottoli, non esisteva una vera e propria pavimentazione stradale, e quella che vi era, in pietre e o ciottoli, era riservata a poche strade principali.
  16. I matrimoni avvenivano a Giugno mese ideale vicino al bagno annuale, che si svolgeva a Maggio. Periodo ricco di fioriture e profumi in grado di coprire l’olezzo dei corpi sporchi.
  17. Tra le cose macabre del Medioevo vi era la non capacità di comprendere sempre se un uomo era morto o no. In Inghilterra andando a riaprire le bare dopo anni, ci si accorse dei graffi che la vittima aveva lasciato sulla bara. Si prese l’uso di fare nelle bare un foro, legarvi un laccetto rosso collegato al braccio del defunto. All’estremità del laccio si pose una campanella, in questo modo il custode del cimitero, o un uomo lasciato a guardia per alcuni giorni, avrebbe sentito il suo suono e avrebbe potuto riaprire la bara.
  18. Veglia funebre medievale. Per lo stesso motivo appena citato, spesso i defunti erano tenuti sul tavolo della cucina per diversi giorni nell’attesa di comprendere se fossero morti davvero o no. Da qui deriva l’usanza di vegliare i morti e l’origine della veglia funebre.
  19. I fiumi erano putridi in quanto vi si gettavano escrementi e carcasse di animali morti. Bevendo l’acqua dei fiumi, spesso si diffondevano malattie e pestilenze. L’acqua divenne nemica dell’uomo se ne beveva poca e ci si lavava poco, perché si riteneva che l’acqua aprisse i pori e che da quest’ultimi entrassero le malattie.
  20. I nobili facevano il bagno nell’urina altrui. Facevano raccogliere le urine e vi facevano il bagno convinti che ciò apportasse benessere. La cosa assurda di tutto ciò è che il medioevo venne dopo la cultura greca e romana, periodo in cui gli uomini tenevano molto all’igiene e alla bellezza del corpo. Ma di questo, ha una responsabilità anche la chiesa.
  21. I rifiuti corporali si gettavano fuori dalla finestra gridando “attenti sotto” per questo non era insolito vedere la gente girare con l’ombrello aperto. Le strade di conseguenza, erano sporche e si pulivano solo con le piogge.
  22. Si usavano i materassi di paglia o di foglie che si riempivano di sporco, germi, animali e avanzi di cibo. Solo i ricchi ei nobili avevano letti con le lenzuola.
  23. Le locande del Medioevo erano popolate da persone che potevano comportarsi come volevano, bere, togliersi le scarpe, vomitare, spogliarsi, o mettere i propri vestiti vicino al fuoco. Ognuno faceva ciò che desiderava, senza problemi.

#24) La giornata medievale iniziava con la preghiera

Tra gli usi e costumi del medioevo vi era la preghiera. L’uomo era vulnerabile nel Medioevo. Carestie, guerre e malattie erano nemici che si aggiravano per le strade. Per questo le giornate degli uomini medioevali avevano inizio con la preghiera. Il soprannaturale faceva parte della terra e della vita.

Dei e uomini, facevano dei patti silenziosi. Il mondo considerava pestilenze, carestie e incidenti come giustizia divina e punizione divina. I demoni aleggiavano nella pioggia, nel giaccio, nelle malattie come la pestilenza, il tifo ed il colera.

Per questo gli uomini si sentivano in dovere di raccomandarsi a Dio. Senza contare che, anche solo avventurarsi per le strade di notte, poteva significare subire gli assalti dei briganti.

La morte senza confessione si credeva conducesse dritti all’inferno. L’uomo, biveva dunque, in balia degli Dei.

# 25) Nel Medioevo le persone non si lavavano

Dalle terme ai bagni di greci e romani alla sporcizia del medioevo, come ci si arrivò? In effetti le popolazioni del primo medioevo ereditarono l’igiene e la cura del corpo tipici dell’epoca greca e romana. Ma, successivamente, responsabile anche la chiesa che proibì l’uso dei bagno pubblici comuni in cui regnava la promiscuità, le cose cambiarono, e molti bagni furono chiusi.

I bagni e l’acqua vennero visti come nemici dell’uomo e dell’anima. Il corpo era considerato impuro, lavarsi significava compiere atti impuri, così come toccare le zone intime per detergerle, e così via. Per cui la gente prese l’abitudine a non lavarsi.

Molti bagni privati, oltre a quelli pubblici, furono rimossi. Il bagno in casa si faceva davvero poco ed era sconsigliato nei mesi estivi perché l’acqua causando l’apertura dei pori, dai quali si temeva potessero entrare le malattie.

In famiglia si facevano dei bagni comuni in tinozze grandi. Il primo ad usufruire era il capofamiglia, gli ultimi, i bambini che se cadevano nell’acqua sporca rischiavano di annegare prima di essere trovati. Da questo deriva il detto “non gettare l’acqua sporca con il bambino”.

Nel Medioevo le persone non si lavavano
Nel Medioevo le persone non si lavavano – Bagni pubblici inizio Medioevo

# 26 ) Il medioevo aspettativa di vita e pandemie

In questo periodo storico del medioevo fatto di stranezze e contradizioni, oltre al fatto che le norme igieniche erano assenti e la medicina dell’epoca primitiva e con scarsi mezzi, la popolazione moriva giovane.

La mortalità infantile era molto alta anche tra i nobili, le donne spesso morivano di parto o rimanevano storpie e invalide per via di pratiche poco ortodosse che si applicavano in parti difficili che, attualmente, utilizzano il cesareo come soluzione.

La tossicità di alcuni usi culinari dovuti a stoviglie e cibi mal conservati, la mancanza di cibo e di una dieta bilanciata, rendeva le persone più inclini ad ammalarsi. Gli inverni erano freddi e non sempre le case erano salubri e calde, anzi!

Inoltre, le scarse norme igieniche praticate sia in casa che nella città, favorivano l’instaurarsi di epidemie e pandemie. Per questi, ed altri motivi, la vita media nel medioevo si attestava intorno ai 30 anni, poco meno per gli uomini, e poco più per le donne.

E’ curioso sapere che nonostante la classe maschile avesse più rilievo rispetto al mondo femminile vi furono comunque alcune donne divenute famose nel medioevo.

Altre usanze medievali, vita comune, assurdità e stranezze del medioevo le trovate nel video sottostante: buona visione!

Abbiamo visto usi e costumi del medioevo, alcuni bizzarri, altri meno. La storia del medioevo si estende per circa 1000 anni, con secoli bui specie all’inizio, fino alla riorganizzazione, che anticipa, per alcune versi, il Rinascimento.

Tecniche per creare gioielli e bijoux

Tecniche per creare gioielli e bijoux
Tecniche per creare gioielli e bijoux

Alcune tecniche per creare gioielli e bijoux le si apprendono sin da piccoli. Collane e bracciali fatti con la pasta o le perline di plastica colorate rientrano nel fai da te dei piccoli. Ma se da adulti si mantiene o si rinnova tale curiosità, possiamo anche spingerci oltre, ed imparare le tecniche per creare gioielli in argento, oro o altro metallo, o con perline pregiate, corda, fili, ed anche riciclando.

Come creare gioielli e bijoux le tecniche più comuni

Oro, argento e relative leghe ma anche altri metalli e leghe nobili a varia caratura, si lavorano grazie alla tecniche di fusione a cera persa. Si crea un manufatto in cera modellando e usando preformati e poi utilizzando appositi contenitori e materiali di riempimento si crea uno stampo.

Grazie allo stampo e, con la fusione a cera persa, il manufatto modellato in cera verrà sostituito da quello in metallo. Inutile dire che per realizzare questo tipo di lavori servono apparecchiature di un certo tipo e costo, come ad esempio, una fonditrice.

L’argento fonde intorno ai 900 gradi o poco più mentre l’oro oltre i 1000 gradi. Per le leghe sarà il tipo di metallo contenuto a determinare il punto di fusione. Per cui, per fondere il metallo occorrerà quanto meno un crogiolo in grafite, carbonio o argilla, ed un cannello a propano.

Vi sono alcuni metalli però, che fondendo a basse temperature, possono essere fusi anche in piccoli pentolini e versati negli stampi creati a DOC. Non essendoci la forza centrifuga della fonditrice si deve procedere a mano (con apposite fionde da far ruotare) ed anche questa, è una tecnica che richiede esperienza.

Ma vediamo le tecniche più note per ottenere gioielli e bijoux attraverso diverse lavorazioni:

  • Fusione
  • Preformati
  • Perle e perline
  • Corda e filo: uncinetto
  • Legno e semi
  • Riciclo bijoux plastica

Altri materiali inusuali per creare gioielli possono essere le piume, posate in argento vecchie e inutilizzate, legno da incidere e lavorare a traforo, bottoni, bulloni, dadi e similari etc. Per i piccoli rinnoviamo l’uso delle belle perline fatte in casa con la pasta cruda bruciata sul fornello tanto quanto basta a conferirgli il colore desiderato ambrato.

Preformati in filo e piattine

I gioielli si possono realizzare ache utilizzando dei preformati in fili e piattine o fascette che si possono lavorare grazie all’ausilio di pinze a becco. Le piattine possono essere battute ottenendo un bell’effetto martellato. Facendo un po’ di esercizio, si acquisisce esperienza e si possono creare gioielli e bijoux in ottone, rame, acciaio e argento.

Perle, corda, cuoio e stoffa

Per quanto concerne le perline ne esistono di dozzinali e di pregiate. Le perline in vetro di murano ad esempio, e le perline contenenti pigmenti preziosi, sono costose e permettono fidi creare dei gioielli molto piacevoli. Allo stesso modo perle di fiume, di mare, corallo, ambra e pietre dure in genere.

Cuoio e stoffa lasciano ampio spazio alla creatività, così come anche i gioielli creati con la tecnica del riciclo. Negli ultimi anni poi, corda, cordini e fili, hanno dato ampio spazio alla creazione di collane, bracciali e orecchini, tra essi molto piacevoli risultano quelli creati con la lavorazione ad uncinetto.

Borsa fai da te uncinetto

Gioielli e bijoux con riciclo

Nella creazione di monili le tecniche ed i materiali da poter usare sono davvero molti: dai semi, alle conchiglie, ai dischi ai tappi delle lattine, fino alla plastica di contenitori e bottiglie elementi che consentono la creazione di bijoux e gioielli grazie al riciclo di materiali di diverso tipo e colore.

Come visto, le tecniche per creare gioielli e bijoux sono moltissime, ne abbiamo citate alcune tanto per farvi avere un’idea di base. Se non avete mai creato nulla del genere vi conviene iniziare da lavorazioni semplici, per poi andare a sperimentare anche tecniche più complesse.

Sicuramente un opzione valida è quella di acquistare ciondoli, maglie e collanine, chiusure e ganci e compore da soli, attraverso l’ausilio di pinze, pinzette e forbici, dei bei gioielliz dando spazio alla propria creatività. Questa tecnica è applicabile sia ai preziosi che ai bijoux.

Cenerentola la vera storia antica della fiaba di Cinderella

Cenerentola e Cinderella
Cenerentola la vera storia antica della fiaba

Cenerentola è un classico della Disney ma la storia vera e antica della fiaba di Cenerentola risale a tempi molto lontani e, a quanto pare, sembra aver avuto origine in Egitto. Scopriamo insieme le diverse versioni della favola di Cenerentola partendo da quella originaria egiziana, nata circa nel 2000 a.C.

Cenerentola la vera storia antica della fiaba

La fiaba originaria di Cenerentola o Cinderella ha, come tutte le versioni che si sono susseguite in varie parti del mondo, dei punti cardini che si ripetono:

  1. Cenerentola è una figura femminile giovane che soffre ed è maltrattata, per poi riscattarsi alla fine della fiaba.
  2. Il suo riscatto e la sua salvezza sono dovuti sempre ad un intervento di natura magica.
  3. La nota scarpetta esiste in ogni fiaba anche se nelle versioni originarie non era in cristallo.

La versione originaria di Cenerentola in Egitto

La prima versione della favola di Cenerentola si deve agli egiziani che oltre a usi e costumi e a costruire piramidi ed imbalsamare mummie, ci hanno lascito in eredità fiabe e leggende.

Nella fiaba egiziana, risalente al periodo di Ahmose II, VI Secolo avanti Cristo, Cenerentola prende il nome di Radopi, nome che in lingua greca significa letteralmente “guance rosa”. Radopi è stranamente bionda con gli occhi chiari, di color verde. Anche la sua carnagione e chiara e le sue gote rosee. Per questo aspetto Radopi viene derisa in quanto in Egitto le schiave avevano pelle scura, occhi e capelli nero corvino. (Anche se in alcune versioni Radopi non è una schiava).

Nella storia Radopi è oberata di lavoro, tant’è che anche in questa versione della fiaba, quando giunge il giorno fatidico del gran ballo, non può parteciparvi. Ma mentre era intenta a ballare, per uno strano motivo ricevette in dono da un vecchio uomo benevolo: dei sandali dorati.

Ma mentre si trovava a lavare dei panni lungo le rive del fiume, un falco inviatole dal Dio Horus gli rubò uno dei sandali, e lo portò al Faraone.

Il Faraone lesse questo segno come divino e mandò i suoi uomini alla ricerca della proprietaria dell’altro sandalo dorato. Quando la trovarono, il Faraone se ne innamorò e la sposò. Un lieto finale dunque, anche per la versione originaria di Cenerentola.

Ma esistono molte versioni successive presenti in varie parti del mondo prima di giungere alla nostra tradizionale Cenerentola. Una di queste è la versione cinese. Storicamente, il Faraone Ahmose II, sposò veramente una cortigiana chiamata Radopi. Sembra che la storia sia in parte vera, e giunse a noi per mezzo di diverse fonti, tra cui quella di Esopo.

Cenerentola cinese

Ebbene si, esiste anche una Cenerentola cinese. Il suo nome è Ye Xian, anch’essa una fanciulla sfortunata rimasta orfana. Ye Xian, dopo aver perso prima la madre e, successivamente il padre, rimase sola in compagnia della sua cattiva madrina.

Nello stagno le apparve un magico pesce d’oro che divenne il suo amico fedele, ma in realtà, nel pesce d’oro si era reincarnata sua madre, l’eroina protettrice che aleggia, in un modo o nell’altro, in ogni versione di Cenerentola. La matrigna, per farle un dispetto, decise di uccidere il pesce d’oro e di servirlo in tavola per se e sua figlia.

Lo spirito della madre di Ye Xian le si manifesta e le consiglia di tenere la lisca. Arriva il giorno della grande festa, quella di primavera, ma la bella fanciulla non aveva nulla da indossare.

Sarà proprio la lisca dorata a rivelarsi magica e a donare a Ye Xian un bell’abito, un mantello di piume e delle scarpette che, come da tradizione cinese, saranno davvero piccole.

La giovane fanciulla cinese, secondo la tradizione popolare, aveva dei piedi minuti per via delle dolorose fasciature a cui le donne cinesi, per barbara usanza, erano sottoposte sin da piccole. Il principe si innamora della fanciulla che perde questa minuta scarpetta, e la fa ricercare nel suo regno. La trova e la sposa.

Cenerentola cinese. Il suo nome e Ye Xian
Cenerentola cinese Ye Xian

Le prime fiabe in Europa e Cenerentola

Nel mondo occidentale, le prime fiabe scritte vengono fatte risalire a Esopo, (tra esse “La Volpe e l’Uva” e “La Cicala e la Formica”), scrittore che visse in Grecia tra il VI e il VII secolo a. C.

Per quanto concerne l’Europa, le prime fiabe originariamente tramandate di generazione in generazione, sono solo in forma orale ma divennero finalmente degli scritti.

Nel 1550 fu pubblicata la raccolta di fiabe “Le piacevoli notti” dello scrittore italiano Giovanni Francesco Straparola. Quasi un secolo dopo, fu la volta del “Il racconto dei racconti (1634 – 1636) Di Giovan Battista Basile.

Il libro di Basile racchiudeva una raccolta di favole in dialetto napoletano e tra esse vi era “La Gatta Cenerentola” che rappresenta la versione occidentale di Cenerentola. In seguito, verrà riscritta da Perrault, diventando famosa.

Le prime fiabe in Europa e Cenerentola
Le prime fiabe in Europa e Cenerentola

La Gatta Cenerentola

In questo racconto che rappresenta l’anticamera della Cenerentola attuale, la storia è un po’ diversa. Cenerentola prende il nome di Zezolla e, al contrario della candida e buona protagonista della Disney, vessata e pressata dalla cattiveria, finisce, su consiglio della governate, per uccidere la cattiva matrigna chiudendole la testa in vecchio baule pesante e spezzandogli il collo.

Dopo la sua morte il padre di Zezolla sposerà la governante, una donna con 6 figlie, tenute celate, che si rivela per nulla buona.

La ragazza, maltrattata di nuovo, finisce per dormire tra le ceneri del focolare insieme al gatto della cucina, ed è da questo particolare che cambia il suo nome in la Gatta Cenerentola. Alla fine Zezolla o Cenerentola, se la caverà ancora una volta, grazie alla magia: quella che scaturisce da un dattero.

Sarà questo frutto che le permetterà di partecipare al ballo di corte con un bell abito, calzando ai piedi delle scarpette chiamate pianelle. Come in tutte le versioni di Cenerentola, la fanciulla, per un motivo fortuito, perderà la scarpetta. La storia termina con il classico lieto fine.

cat Cinderella di  Giambattista Basile
Cat Cinderella di Giambattista Basile

Quando nascono le fiabe come genere letterario?

In Italia, la fiaba occidentale, venne scritta e pubblicata per la prima volta. Ma si deve alla Francia la nascita della fiaba come “genere letterario” diffusosi tra il XVII e XVIII secolo.

Alcuni scrittori che frequentavano la corte del Re Sole (Lugi XVI) ne furono gli artefici:

  • Marie-Catherine d’Aulnoy (1651-1705),
  • Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1711-1780),
  • Henriette-Julie deMurat (1668-1716),
  • Charlotte-Rose de Caumont La Force (1654-1724).
  • Ma soprattutto, va ricordato Charles Perrault (1628-1703), autore di una raccolta, I racconti di Mamma Oca che fu pubblicato nel 1697, ed include, diversi capolavori della letteratura fiabistica, tra i quali ricordiamo, ad esempio, Il Gatto con gli stivali, Pollicino, Barbablù e, come visto, Cenerentola.
Cinderella di Charles Perrault
Cinderella di Charles Perrault

Cenerentola dei fratelli Grimm

Nel 1812 nasce la versione di Cenerentola dei fratelli Grimm. La protagonista della fiaba si chiama Ashenputtel. La fanciulla perderà precocemente la madre e si ritroverà con una matrigna crudele, ed il padre in viaggio, lontano da casa. In questa versione della fiaba la fanciulla è aiutata da un arbusto nato da un seme di nocciolo, avuto dal padre che lo aveva trovato in un suo viaggio precedente.

Non vi sono fate, ne zucche, ne topini, ma è presente la magia del nocciolo che consente a Ashenputtel di procurarsi le scarpette in seta ed un abito per partecipare al ballo reale. Raccapricciante il fatto che la matrigna, pur di far calzare la scarpetta alle figliastre, le consiglia di tagliarsi i talloni o le dita dei piedi.

Il sangue che colora la scarpetta le smaschera e, l’arrivo di due colombe che le puniscono accecandole, indurisce il lieto fine, che comunque c’è.

Cenerentola quante versioni ci sono?

Difficile dare una risposta precisa sul numero di versioni di Cenerentola, ma tra antiche e più recenti, ve ne sono moltissime. Dai fratelli Grim a Perrault, la fiaba di Cenerentola o Cinderella gira tutto il mondo e, secondo la folclorista Marina Roalfe Cox ne esistono ben 345 versioni diverse.

Antecedente, nel 1951, la folclorista svedese Anna Birgitta Rooth pubblicò il suo Cinderella Cycle dove, in realtà, sembra che le versioni della fiaba presenti nella storia, siano più di 700. Cenerentola quante versioni ci sono?

Cero che al di la del numero di versioni, alcuni elementi sono comuni. L’infelicità di una ragazza maltrattata che rimane orfana di madre, e talvolta anche di padre. La presenza di una matrigna cattiva quasi sempre con dei figli in competizione con Cenerentola. L’elemento magico che, come nella fiaba tradizionale, arriva in aiuto sotto forma di fata, seme, lisca di pesce, nocciolo o altro.

Tutte le versioni della fiaba sono a lieto fine per Cenerentola, ma va considerato che alcune di esse, pur essendo a lieto fine, contengono elementi cruenti o doppi sensi, non adatti ad un pubblico infantile. Infatti, molte di queste versioni di Cenerentola non nacquero per i bambini, ma per un pubblico di adulti.

Dalla Cenerentola di Perrault a la fiaba di Walt Disney

La favola di Cenerentola di Perrault è, senza dubbio, quella che si avvicina di più a quella della Walt Disney. Nel racconto Cenerentola è aristocratica e gentile, e all’interno della narrazione sono presenti gli elementi tipici, dalla zucca, alla fata, fino ai topini cocchieri.

Non mancano la scarpetta e l’abito fantastico da principessa, ma vi è una differenza per quel che concerne il materiale delle scarpette di Cenerentola, nel racconto di Perrault erano “vair” ossia pelle di scoiattolo, ma per un errore di traduzione, divennero scarpette “verre”, ossia cristallo.

La funzione pedagogica

Le fiabe sono piene di simbolismi e contengono una morale. Quasi tutte, hanno un risvolto pedagogico profondo e una morale precisa, anche quando si rivelano cruente. Cenerentola, in molte delle versioni, racchiude la morale del “senso di sacrificio”: è attraverso il dolore e il sacrificio che si può raggiungere la felicità.

Conclusioni

La favola, ed il racconto classico di Cenerentola ha dovuto subire, nel corso dei secoli, un restyling profondo per poter giungere, com’è attualmente, al pubblico dei bambini. Storie di soprusi, maltrattamenti risvolti alla donna giovane, conflitti tra donne, ed anche omicidi, mutilazione e quant’altro, scene di sangue e di cattiveria gratuita, non sono e non erano adatte ad un pubblico infantile. Infatti, il racconto anticamente, era rivolto unicamente ad un pubblico adulto.

Frittata con prosciutto e formaggi: secondo veloce

Frittata con prosciutto e formaggi: secondo veloce
Frittata con prosciutto e formaggi: secondo veloce
Capita che non si ha il tempo di cucinare piatti elaborati, o magari, di avere ospiti improvvisati e, aprendo il frigo vedete una bella confezione di uova: con le uova si possono preparare gustose frittate con formaggi affettati e verdure in men che non si dica.
Se avete del prosciutto cotto, del salme od anche dei wurstel, la vostra frittata sarà un successo, se poi vi aggiungete dei formaggi misti, od anche del semplice parmigiano o mozzarella a tocchetti, il vostro secondo veloce sarà ottimo e ben gradito. Perfette le sottilette che si squagliano fondendo e filando e arricchendo di gusto la frittata.

Cucinare le uova: frittate  e non solo

Voglio precisare però che le uova, un tempo demonizzate per la presenza di colesterolo, come diversa frutta secca, sono state ad oggi ampiamente rivalutate per il potere nutritivo ed il basso costo, i medici consigliano di consumarne tutte le settimane senza eccedere: date via libera quindi a frittate fantasiose e ricette a base di uova.

Tra l’altro le uova sono anche un piatto decisamente proteico e molto economico, facili da cucinare e portare in tavola in tanti modi diversi. Vediamo  quali sono gli ingredienti, oltretutto anche modificabile per ottenere diverse tipologie di ricette della frittata di prosciutto e formaggi.

Ingredienti frittata prosciutto e formaggi

(4 persone)

  • 8 uova
  • 100 gr prosciutto cotto (od altro)
  • 50 gr parmigiano
  • 4 sottilette
  • mozzarella
  • olio

Preparazione frittata con prosciutto e formaggi

  1. In un contenitore versate le uova aggiungete del sale e metà del parmigiano ed inseritevi il prosciutto a tocchetti o quadratini a seconda se utilizzate quello a fettine o quello a cubetti.
  2. Sbattete gli ingredienti amalgamandoli bene.
  3. Intanto ungete la padella con l’olio e scaldatela bene, versatevi il composto, mescolatelo 2 o 3 volte con la forchetta e coprite la frittata.
  4. Lasciate cuocete qualche minuto controllando. Prendete un coperchio copritela e rivoltate la frittata lasciandola scivolare delicatamente nella padella. Coprite di nuovo dopo aver aggiunto altre fette di prosciutto intero, poi a fine cottura aggiungete le sottilette ed una spolverata di parmigiano che, per gli allergici al latte potrà essere sostituito da formaggi e sottilette senza lattosio e mozzarella. Il nostro secondo veloce a base di frittata al prosciutto e formaggi è pronto.

Frittata con prosciutto e formaggi: secondo veloce
Frittata con prosciutto e formaggi: secondo veloce

Potete affiancare, ad una bella frittata di questo genere, della verdura cruda o cotta, ma anche cetriolini sott’aceto, carciofini ed olive, contorni sfiziosi pronti all’uso ed adatti anche come antipasti golosi.

Frittata con prosciutto e formaggi si abbina bene con tutto ma personalmente ci vedo molto bene gli spinaci lessati al limone o con panna, un bel purè, così come un contorno di patate.

Buona cucina!

Fatemi sapere se la vostra frittata vi è piaciuta ed ha raggiunto le vostre aspettative!

Altre tipologie di frittate:

Shabby accessori come e quanto influenzano l’arredamento

Shabby accessori come e quanto influenzano l'arredamento
Shabby accessori come e quanto influenzano l'arredamento

Accessori shabby chic come sceglierli

Spesso, nell’arredamento della casa, ci si concentra di più sui mobili, e si trascurano gli accessori, senza tener conto che, gran parte dell’effetto arredo, ci perviene proprio da quest’ultimi.

Sia nello shabby chic che in altri stili di arredamento, gli accessori sono in grado di fare la differenza. Il gusto determina la scelta dell’accessorio shabby chic, ma non basta, perché anche i colori e le linee adottate completano il quadro estetico della nostra casa.

Shabby accessori influenzano l’arredamento?

Come anticipato, la scelta degli accessori shabby, o degli accessori in genere, è in grado di caratterizzare enormemente gli ambienti domestici. Il colore e le forme, nonché le dimensioni di ogni singolo accessorio, rappresentano una pennellata su un quadro d’autore, e solo tutte le pennellate unite insieme sono in grado di dar vita al risultato finale: l’arredamento della casa che sia di buon gusto, o di cattivo gusto. Ma le soluzioni Sabby chic 15 idee da copiare sono davvero molte e tutte creative

Arredare Shabby chic è arredare ecologico
Arredare Shabby chic è arredare ecologico

Arredare con gli accessori in stile shabby chic ogni stanza

In relazione alla stanza e all’ambiente che rappresenta: soggiorno, camera da letto, cameretta, cucina o bagno, la scelta degli accessori sarà diversa e vincolata all’ambiente. Per quanto concerne i colori, invece, si può spaziare un po’ di più.

Se la camera ha adottato dei mobili bianchi si potranno usare accessori a contrasto nei colori tipicamente shabby del beige e dell’ecru o magari optare per romantiche tinte pastello shabby: rosa, lavanda, celeste e colore malva sono tra le tinte più apprezzate in tal senso.

Alcuni accessori più comuni, da utilizzare nei vari ambienti domestici

  1. Soggiorno: gli accessori shabby più comuni nel soggiorno sono sicuramente i cuscini, quadri, cornici, tende, fiori, vasi, ceste e cestini, candele e candelabri. Vetrinette da parete contenenti ceramiche e cristalli, e quant’altro.
  2. Camera da letto: cuscini, quadri, cuori in legno e corda, cornici, sedute e tende ed infine un bel copriletto tutti accessori d’arredo shabby di grande effetto.
  3. Cameretta: perfetti i cesti ed i cestini, sedie e giochi in tinta, magari trenini di legno, bambole in ceramica, tende, cuscini, copriletto, e per i lettini piccoli i classici paracolpi. Anche dettagli minimali in questo ambiente fanno la differenza.
  4. Cucina: tende, tovaglie, taglieri, ceste e cestini, barattoli, sotto pentola, presine e canovacci ma anche corpi forno e copri fornelli in tessuto imbottito. Vetrinette da parete contenenti barattoli o tazzine da caffè. Forse la cucina è l’ambiente domestico in cui si sfruttano a 360 ° gli accessori in stile shabby.
  5. Bagno: asciugamani, tende e tappeti, cesti e cestini contenenti asciugamani di ricambio, saponi e creme. Candele per creare atmosfera e infondere uno stato di relax.
Ingresso shabby
Ingresso shabby

Ambienti di transizione: accessori per corridoi e ingressi

In ambienti di transizione, come i corridoi e gli ingressi, trovano la giusta collocazione specchi, quadri, guide e tappeti, ma anche appendiabiti in stile shabby, sedute e panche.

Una parentesi va aperta sui lampadari ed i punti luce shabby chic, i quali, rappresentano un elemento di forte incisività nell’arredamento in questo stile; quest’ultimi andranno scelti dalle linee vintage nei colori bianco, in metallo come l’ottone o l’argento, in rattan, dorati, in cristallo etc. per uno shabby and charme, o anche in legno.

I tessili hanno un ruolo importante come accessori shabby, tra essi rientrano soprattutto le tende shabby, i tappeti, i cuscini, i centro tavola e le tovaglie in sala da pranzo. Mentre in cucina trovano collocazione anche tovaglie, canovacci e presine, ma anche le stoviglie.

Accessori shabby cucina
Accessori shabby cucina

Accessori: Come sceglierli e quanto influenzano l’arredamento

Abbiamo visto quali sono gli accessori da utilizzare in base all’ambiente di casa, mentre per quanto concerne la loro influenza negli ambienti, è chiaro che risulta certamente elevata.

L’invito è a sceglierli con cautela e senza fretta, consiglio che si rivela un vero passepartout per dare un’impronta diversa e, talvolta, davvero molto personale ad ogni stanza della casa, dal soggiorno, alla cucina, fino alle camere e agli ambienti della zona notte come camere e camerette shabby chic.

Spero sia chiaro di come il concetto di Shabby accessori sia davvero non trascurabile e determinante per l’effetto arredo complessivo finale.

Mobili shabby chic: come fare per arredare

Gli equilibri si incrinano: Elsa e il fantasma bambino del Castello di Sermoneta

Gli equilibri si incrinano: Elsa e il fantasma bambino del Castello di Sermoneta
Gli equilibri si incrinano: Elsa e il fantasma bambino del Castello di Sermoneta

Era stata una settimana emozionante per Elsa, aveva iniziato il suo lavoro nella galleria d’arte e organizzato, giornalmente, ogni piccolo e grande compito, incluse le incombenze che riguardavano l’educazione e le attività di Angelica.

Fortunatamente aveva trovato Marta che si occupava della bimba, al suo posto, quando era al lavoro. Marta era una brava ragazza di provincia, come lei, che amava molto i bambini.

Riassunto della puntata precedente

“Il primo giorno di lavoro per Elsa, il primo giorno di campo scuola e mensa per Angelica… Elsa pensò che, tutto sommato, era stata una giornata ricca di nuove emozioni per entrambe… Le due “donne”, la prima di un metro e settanta, e l’altra di meno di un metro, si diressero verso l’automobile per prendere le loro cose, spesa, borse e zainetti, ed andare a godersi le loro conquiste giornaliere, silenziosamente, dietro l’uscio di casa”.

Tante cose da raccontare: Elsa piccole conquiste e indipendenza

Liti di coppia: Gli equilibri si incrinano

Era molto soddisfatta di come stessero andando le cose a livello lavorativo. Molte ansie l’avevano assalita nelle settimane precedenti, al suo ingresso nel mondo del lavoro, ma era soddisfatta di come era riuscita ad organizzare e gestire bene ogni situazione.

lo aveva fatto da sola, senza Marco che, in tutta questa storia, si era dimostrato incapace di prendere decisioni e di affrontare il problema. La cosa in se l’aveva delusa ma, nonostante tutto, aveva deciso di buttarsi alle spalle il passato e ricominciare senza inutili rancori.

L’indipendenza che aveva raggiunto, suo malgrado, sia in termini decisionali che operativi, la faceva sentire diversa, più libera. Era una bella sensazione.

Verso l’indipendenza: aria di casa

Meno bello era il rendersi conto, giorno dopo giorno, che Marco era davvero molto poco presente nel menage familiare e che tutte le incombenze familiari, incluse quelle che riguardavano la bambina, erano comunque sulle sue spalle. Ma ora anche lei lavorava, e questo atteggiamento di Marco la irritava e la feriva.

Era Venerdì pomeriggio. Dopo aver ripreso come sempre la bambina al campo scuola, alle 14:00, Elsa, stanca dell’intera settimana lavorativa, appesantita dagli impegni familiari, decise di prendersi qualche ora di svago.

Chiamò Marco al telefono, ma trovò occupato. Era sempre così quando provava a chiamarlo: non rispondeva o aveva il telefono occupato.

Caricò Angelica in auto, e si diresse verso casa: la sua adorata casa materna di cui aveva nostalgia. In fondo, il giorno dopo era Sabato e, fortunatamente quel Sabato, Margherita avrebbe pensato alla galleria d’arte. Finalmente, dopo una settimana pesante di lavoro e impegni, poteva rilassarsi un po’.

Marco aveva le consegne, per cui quel weekend sarebbe stato impegnato con il lavoro. Almeno così le aveva detto.

Senza pensarci due volte, preparò un borsone mettendoci le cose indispensabili per lei ed Angelica e si mise in auto. Pensò di inviare un messaggio a Marco, senza disturbarlo.

“Ciao. Stiamo partendo, andiamo due giorni da mia madre, più tardi ti chiamo. PS. non ho fatto la spesa, prenditi qualcosa”.

Aria di casa: in fuga dai problemi

Non c’era nulla da fare, come imboccava la strada che conduceva al suo paese d’origine e vedeva i campi della pianura Pontina aprirsi ai lati della strada, sentiva il profumo dell’erba e l’odore dell’aria pulita, le si apriva il cuore.

Tutti i sensi si mettevano in moto alla vista e all’odore della natura che circondava il suo paese collinare. Sermoneta era un bel borgo del Lazio rimasto intatto, un borgo medioevale che manteneva integro il suo aspetto e le sue atmosfere.

Una cittadina senza tempo in cui regnava un’atmosfera unica e suggestiva. La storia non aveva lasciato solo la sua impronta negli edifici ma anche nei racconti della gente del posto.

Sermoneta e il castello: leggenda del fantasma bambino e della principessa Ninfa

Svoltò l’angolo, e si trovò di fronte la dirompente struttura del Castello di Sermoneta. Quante storie di vita racchiudevano quelle mura imponenti.

Nel corso dei secoli dimorarono nel Castello Caetani di Sermoneta, sovrani e pontefici. Una leggenda narra che tra le mura del castello si aggira un fantasma.

In effetti, pensò Elsa, in ogni angolo del castello aleggiava un’atmosfera particolare. Vi era stata più volte, e ogni volta, le sensazioni erano le medesime. Nel castello, nei secoli, si susseguirono, amori, storie di potere, misteri e intrighi di sangue.

Alcune di esse, sono state dimenticate e cancellate dal tempo, ma tra tutte, sopravvive la storia del bambino che morì in circostanze poco chiare. Così come quella del giullare che fu fatto giustiziare dal papa e che ancora giri tra le mura e l’esterno del castello.

Tante volte si era chiesta quanto di quella storia, che coinvolgeva un essere innocente come la sua piccola Angelica, fosse vera.

Eppure, i vecchi del paese raccontavano del piccolo principino morto di morte violenta nei sotterranei del Castello Caetani. Un quadro, posto all’interno del castello affisso nella sala del Cardinale lo raffigura.

Alcune testimonianza di persone che lo hanno visto, e udito le sue grida, sembrano avvalorare la storia del bambino fantasma che si aggira nel Castello di Sermoneta. Certo è che di bambini nobili e principi vittime di giochi di potere, ne è piena la storia. Pensò.

La principessa Ninfa

Tutto sommato non c’era da stupirsi più di tanto. Anche la bella Ninfa Doganella, con i suoi giardini variopinti, racchiudeva una leggenda, quella del fantasma della principessa innamorata del bel giovane Martino, che pur di non andare in sposa, come impostogli da suo padre, ad un uomo malvagio e senza scrupoli che non amava, lo stregone Moro, si gettò nel lago e vi scomparve per sempre.

Tra spiriti e fantasmi, uomini che avevano perso la vita in modo traumatico, i suoi problemi con Marco le sembrano, in un solo attimo, tanto piccoli.

Sospirò.

Parcheggiò al lato della strada e tirò il freno a mano. In pochi secondi si ritrovò sua madre ad aprirle lo sportello dell’automobile.

Ma che bella sorpresa che ci avete fatto, papà ne sarà felice. E Marco?

Marco non c’è mamma, aveva da lavorare, io ed Angelica abbiamo pensato di svagarci un po’ e di venirvi a trovare.

Squillò il telefono: era Marco. Si mostro perplesso e seccato rispetto alla sua decisione di andarsene per il weekend. Si lamentò del fatto che era dovuto andare a fare la spesa, senza preavviso.

Guardò negli occhi sua madre che la stava fissando.

Scusami Marco, (rispose), ma ora devo scaricare la macchina e far fare la merenda ad Angelica. Ti richiamo più tardi.

Ciao. Agganciò il telefono e si diresse verso casa.

Ora non aveva tempo e voglia di parlare con lui, non ora che, come al solito, l’aveva aggredita con recriminazioni!

“Una delle ferite più grandi che si possano ricevere da chi si ama è la noncuranza e l’indifferenza”

“Il fato ruota senza sosta” [Seneca]

Come ad ogni episodio vi lascio qualche domanda.

  1. Avete mai voglia di fuggire da un situazione che non ritenete idonea o ingiusta per voi?
  2. Vi sentite ferite quando non viene considerato ciò che fate, ma solo ciò che non fate? (sempre che vi capiti).

Altri episodi della storia di ELSA

Torna la Milano Fashion week dal 21-27 settembre

Torna la Milano Fashion week dal 21-27 settembre
Torna la Milano Fashion week dal 21-27 settembre

Milano si sa, è la capitale della moda per eccellenza, tant’è che ogni anno apre le porte alla rinomata “fashion week”, un evento realizzato proprio in onore di questo lussuoso settore.

La fashion week non è presente solo in Italia, ma anche all’estero in città come Londra, Parigi e New York. Questi luoghi, nelle settimane degli eventi, diventano delle vere e proprie passerelle all’aperto.

Particolarità della Fashion week milanese per l’anno in corso

Durante la fashion week sono tantissimi gli eventi e le iniziative proposte ai partecipanti. Anche quest’anno sarà presente la Rinascente, con un popup nello storico store di Piazza Duomo. Fu proprio questo grande magazzino, a inizio anno, ad avviare una collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italia per supportare ben undici designer italiani di talento.

Quest’anno la Milano Fashion Week torna dal 21 al 27 settembre con una acclamatissima Women Collection primavera/estate 2022, attesa non solo per la preziosità del suo contenuto ma perché segnerà il ritorno ufficiale in presenza dell’evento. La settimana verrà movimentata da ben 42 sfilate dal vivo su 61, il cui programma è ancora tutto da scoprire.

Durante la fashion week di settembre 2021 avrà luogo anche la settima edizione della sfilata Milano Moda Graduate, studiata per esaltare la bravura di tantissimi allievi delle scuole di moda italiane. Un modo originale e d’impatto per valorizzare i giovani, “…una nuova speranza per guardare al futuro”, come dichiarato dal presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa.

Perché si festeggia la settimana della moda a Milano?

La fashion week milanese viene organizzata periodicamente dalla Camera della moda italiana sin dagli anni ’50, per promuovere stilisti italiani non solo sul territorio nazionale ma anche all’estero, non a caso fa parte della Big Four, ovvero delle settimane modaiole festeggiate in tante altre capitali del mondo.

Questi sette giorni quindi hanno l’importante compito di mettere in mostra le capacità artistiche di tantissimi lavoratori, stilisti sì, ma anche sarti, acconciatori, parrucchieri, make-up artist e assistenti. Una settimana all’insegna della bellezza e dell’alta moda, che esalta tutte le capacità e il buon gusto del popolo italiano.

Quali stilisti famosi parteciperanno alla Milano Fashion week 2021?

Molte delle più grandi griffe italiane hanno confermato la propria presenza già prima dell’uscita ufficiale del calendario. Ci riferiamo a marchi come Giorgio Armani, Fendi, Marni, Ermanno Scervino, Prada, Versace, Dolce&Gabbana e Genny.

Altri brand invece hanno optato per sfilate virtuali, come GCDS, Emilio Pucci e Elisabetta Franchi. Ritorna dopo un periodo di assenza anche Roberto Cavalli, sotto la direzione del nuovo direttore creativo Fausto Puglisi. Seguono la stessa direzione anche marchi come Moncler e Boss.

Come si accede alla Milano Fashion week?

Sfortunatamente non esiste una vendita di biglietti per accedere alle varie giornate, l’intera manifestazione è fruibile solo tramite invito o accredito. Gli inviti vengono dati dalle Maison che partecipano all’evento mentre gli accrediti devono essere richiesti alla Camera della Moda, tramite sito ufficiale, dal quale è possibile scaricare il modulo per la domanda (solitamente l’invio è fattibile 3 settimane prima dell’evento).

Gli accrediti possono essere di due tipi:

  • Buyer, riservato ai proprietari di boutique. Per fare domanda di un accredito buyer è necessario seguire 3 step utili a fornire tutti i dati dell’azienda e dei partecipanti.
  • Stampa, riservato a chi non possiede un negozio ma è interessato al settore, come ad esempio giornalisti, fotografi e blogger.

Ecco quindi che la settimana della moda a Milano è un evento più unico che raro, in quanto anche se ripetuto più volte, risulta ogni volta unico e inimitabile. Ogni fashion week propone programmi diversi, organizzati a puntino per rendere le giornate entusiasmanti e ricche di bellezza artistica.

[Credit foto www.PremiumParis.com]

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