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venerdì, Gennaio 2, 2026
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Giardino di casa quali piante e fiori avere e come prendersene cura

Giardino di casa quali piante e fiori avere e come prendersene cura
Giardino di casa quali piante e fiori avere e come prendersene cura

Il giardino di casa, specie di questi tempi, è un’oasi felice, uno spazio esterno da vivere e di cui goderne gli odori e la vista. Ma per i neofiti, comprendere quali piante e fiori mettere in giardino può risultare una cosa non facile. Vediamo di fornire un’idea di come strutturare un giardino e di quali piante e fiori avere per prendersene cura nel modo più semplice possibile, ma soprattutto, adatto a noi.

Giardino di casa quali piante e fiori avere

Un bel giardino rappresenta il biglietto da visita della nostra casa. Per allestirlo è necessario affidarsi ad un vivaio di fiducia e apprendere i consigli per scegliere le piante ed i fiori da alcuni siti specifici di cui ci fidiamo, come ad esempio https://lafalda.it/.

Il giardino di casa è uno spazio da vivere e osservare per goderne della bellezza delle fioriture e dei colori autunnali. Ma quali piante e fiori scegliere per il giardino? La scelta, specie se si è alle prime armi, è bene che ricada su piante e fiori dalle scarse esigenze.

Nelle zone climatiche calde, e per chi ha poco tempo per curare un giardino, la soluzione può venirci dalla creazione di un tipico giardino mediterraneo con specie autoctone, e dal giardino roccioso.

Il giardino roccioso

Il giardino roccioso è tra le varie tipologie dei giardini di casa, quello che lascia largo spazio alla creatività in quanto, oltre ai giochi di colore che anche le piante grasse riescono a creare, soprattutto alcune specie a lunga fioritura come la Kalanchoe, e le solari ginestre, si possono allestire zone con lastroni, pietra, costruire camminamenti in ghiaia e ciottoli.

Nel giardino si potranno alternare zone fiorite e piccoli esemplari a piante dalle dimensioni imponenti, insieme a specie resistenti e non grasse, come le bellissime cycas revoluta, piante che ricordano le palme ma che palme non sono, e che possono essere coltivate sia in terra che in vaso con ottimo risultato. Anche le piante tappezzanti sono perfette per questa tipologia di spazi verdi.

Piante tappezzanti come sceglierle

Il giardino mediterraneo

Senza spingersi in esperimenti difficili, si può creare un bel giardino mediterraneo con specie nostrane resistenti come ad esempio gli oleandri dalle molteplici fioriture variopinte, perfetti anche i melograni, i ginepri, piccole siepi di rosmarino, piante rampicanti fiorifere e non, e così via.

Tra le fioriture tra cui scegliere ne troviamo davvero molte, ma tra esse voglio ricordarvi i narcisi che fioriscono in inverno, le violette che a febbraio fanno capolino, e ancora, le margherite resistenti e molto belle, tante specie della varietà di crisantemi, per poi inoltrarci verso le piante fiorifere primaverili ed estive, delle quali troviamo un infinità di piante e arbusti da fiore.

Tra esse, le rose sono indubbiamente le regine dei giardini. Per l’autunno e l’inverno il consiglio è di puntare su piante che producono fiori e bacche autunnali, alternate specie sempreverdi, in modo da avere sempre del colore da ammirare tra il verde. Mentre il giardino roccioso avrà necessità di poca acqua, quello mediterraneo, o di altra tipologia necessiterà di un buon sistema di irrigazione in grado di far fronte alle necessità idriche dello spazio verde di casa.

Lavori di giardinaggio: come abbellire il giardino con i fiori e le piante
Lavori di giardinaggio: come abbellire il giardino con i fiori e le piante

Piante e fiori giardino come prendersene cura

In relazione alle specie botaniche scelte e al tipo di giardino che abbiamo deciso di creare, avremo bisogno di una certa quantità di tempo per prendercene cura. E’ proprio la quantità di tempo che abbiamo a disposizione o che vogliamo investire nel curare il giardino, insieme alle condizioni climatiche dell’area geografica in cui ci troviamo, a dover influenzare la scelta di giardino da creare e delle piante e fiori da scegliere.

Pianificare un giardino: 6 cose di cui tener conto

Avere un giardino bello e ordinato è possibile? Certo che lo è! Così come è possibile dar vita ad un giardino che risponda pienamente alle nostre esigenze di tempo e alle nostre competenze, l’importante in questo tipo di cose, è la pianificazione che va fatta a tavolino considerando questi 6 elementi di base:

  • Zona climatica
  • Tipo di terreno
  • Struttura del terreno
  • Budget a disposizione
  • Tempo che si ha a disposizione
  • Gusto personale

Un giardino pianificato a tavolino è sempre un giardino ben riuscito in cui nulla è lascito al caso ma tutto viene studiato nel dettaglio, incluso il prato, anche quando si tratta di giardini dall’apparenza spontanea o quasi.

Come avere un giardino perfetto in 5 mosse

Perché il mio cane abbaia troppo agli altri cani? Scopriamo i motivi

Perché il mio cane abbaia troppo agli altri cani? Scopriamo i motivi
Perché il mio cane abbaia troppo agli altri cani? Scopriamo i motivi

Molti persone si lamentano del fatto che i loro cani, specie quelli di piccola taglia, abbaiano troppo agli altri cani o che, in generale, siano portati ad abbaiare molto e a tutto, anche rispetto ai rumori e alle persone. La domanda nasce spontanea e, con essa, il tentativo da parte del proprietario del cane di trovare una soluzione: perché il mio cane abbaia troppo agli altri cani? Scopriamone i motivi.

Perché il cane abbaia troppo: imprinting

Per gli animali e cani, così come per l’uomo, è molto importante l’imprinting, quel processo che consente di conoscere il mondo e permette di affrontarlo in maniera equilibrata. La legge impone che un cucciolo di cane non possa essere allontanato dalla mamma prima dei 60 giorni, i veterinari consigliano anche i 90 giorni. Per i gatti i mesi di attesa sono tre.

Farlo socializzare

L’imprinting continua anche dopo questi fatidici due o tre mesi. Un cucciolo va educato ed abituato a socializzare: deve uscire di casa spesso, fare percorsi olfattivi e vedere animali della sua specie (cani e gatti), relazionarsi con loro, ed imparare a instaurare rapporti con gli altri animali e con il mondo circostante in genere.

Perché il mio cane abbaia agli altri cani?

Non sempre se un cane abbaia ad un altro cane avrà con lui un comportamento aggressivo. Va sempre considerato l’atteggiamento, il movimento della coda, delle orecchie la sua postura ed anche lo sguardo.

Spesso si tratta di un tentativo di approccio e di conoscenza. Se abbaia in modo pacato e guaisce sta comunicando con lui e vuole fare amicizia con il suo simile. Ben diverso è se il cane esprime visibile aggressività.

Gli errori più comuni

L’errore che fanno molti padroni di cani è quello di non portarlo fuori: magari perché si tratta di un cane di razza piccola adatta alla vita in casa, di un cane minuto come un chihuahua, un maltese o un barboncino toy, e allora si decide di fargli fare i bisogni in casa, sulla traversina. Ecco che il cucciolo viene portato fuori casa di raro, e non certo le 3 volte al giorno che sarebbe necessario.

Altre volte i cani hanno un bel giardino e quindi si è portati a ritenere, erroneamente, che il nostro amico a quattro zampe non abbia necessità di uscire. Ecco che un bel giorno ci accorgiamo che sia il nostro piccolo cagnolino, che il nostro lupo di 50 chili, sono due “abbaioni” e ci chiediamo il perché di questo comportamento. La colpa è prevalentemente la nostra! Si tratta di cani stressati non abituati al mondo circostante ma solo al loro giardino e alle persone che vivono in casa.

Cani di razza: quali scegliere

Conoscere e annusare il mondo: un percorso naturale per il cane

Abituare il cane sin da piccolo alla conoscenza del mondo, fargli fare quotidianamente i percorsi olfattivi che gli consentono di conoscere altri animali e di memorizzarne odori, età sesso, li portano ad inserirsi con più tranquillità nel mondo e ad essere più socievoli e meno disturbatori della quiete pubblica.

La stessa cosa accade sia per i cani che per i gatti qualora si ricevono raramente le persone esterne al nucleo familiare. Noteremo una grande diffidenza e ansia nel gatto che tenderà ad allontanarsi e nascondersi, e la propensione del nostro cane ad abbaiare nonostante i nostri rimproveri.

Cani: l’importanza del primo anno di vita

Se i primi 60 – 90 giorni sono fondamentali per i nostri pelosetti, lo sono anche i mesi a seguire specie il primo semestre ed il primo anno. E’ ovvio che anche l’indole dell’animale e la razza, abbiano un ruolo ed un peso nel comportamento del cane.

Vi sono razze canine rinomate come “abbaione” e razze più tranquille, cani giocherelloni e razze più adatte alla guardia, altre razze canine considerate più intelligenti, ma spesso, l’errore di base che si compie, è quello di non far fare al nostro cane il giusto percorso di crescita e proseguire, anche negli anni a venire, con comportamenti scorretti che ne compromettono l’equilibrio e la serenità, trasformandoli in cani paurosi e abbaioni, talvolta anche aggressivi.

L’educatore cinofilo

Se ci si accorge di aver sbagliato qualcosa con il proprio cane, o magari si è adottato un cane già adulto e con esso il suo carattere e le su problematiche, la soluzione a tutto ciò può essere quella di rivolgersi ad un educatore cinofilo in grado di aiutarci nel percorso di recupero caratteriale e comportamentale del nostro cane, insegnandoci cosa fare, come farlo e quando.

Come scegliere il cucciolo di cane giusto: 35 razze ipoallergeniche

Il lavoro e l’organizzazione domestica di Elsa: conflitti

Il lavoro e l'organizzazione domestica di Elsa: conflitti
Il lavoro e l'organizzazione domestica di Elsa: conflitti

I giorni erano trascorsi veloci ed il giorno dell’inizio del nuovo lavoro si stava avvicinando: l’indomani avrebbe cominciato questa nuova avventura nella galleria d’arte del suo amico Stefano, e ne era felice. Poteva esprimersi come sognava da tempo, essere indipendente e fare il lavoro per cui aveva studiato tanti anni.

Riassunto…[Ripensava al giorno seguente: eh si, Aveva un bel sorriso Stefano, sapeva ascoltare le persone, dire la cosa giusta, al momento giusto. Elsa pensò che era molto fortunata ad avere un amico / datore di lavoro così, e aveva capito che nella vita “chi fa da se fa per tre”], ed aveva deciso di fare da sola.

Dopo aver parlato con lui si sentiva più tranquilla. Elsa aveva trovato un accordo che le permetteva di avere un orario di lavoro elastico, alternandosi con l’altra ragazza della galleria che era decisamente più libera di lei.

Il lavoro e l’organizzazione domestica di Elsa

Margherita viveva in famiglia, non aveva figli, ne impegni legati ad una famiglia sua, e questo le permetteva tranquillamente di andarle incontro in base alle sue esigenze “anche momentanee”. Stefano le aveva parlato, chiamandola al telefono quel giorno del loro incontro al bar, è lei era stata gentile e si era resa disponibile subito.

Certo, questa disponibilità le avrebbe permesso di guadagnare un po’ di più, rispetto a lei, ma tutto sommato le andava più che bene, l’orario in galleria non era pesante, la chiusura era alle 18:00, mentre l’apertura alle 10:00 e questo le consentiva di accompagnare la bimba a scuola per poi farla riprendere alla baby sitter a giorni alterni.

Il primo giorno di lavoro in arrivo: conflitti

Stefano conosceva Marco da anni, e non voleva certo che i due litigassero per non essere riusciti ad organizzarsi con la piccola Angelica. Marco si era dato alla fuga: comportamento davvero immaturo non in linea con un uomo della sua età.

Ora, il primo giorno di lavoro era davvero arrivato: la mattina seguente avrebbe accompagnato Angelica a scuola per calarsi finalmente nel mondo magico della galleria d’arte. Aveva sognato questo momento per mesi, aveva affrontato decine di colloqui, subito umiliazioni, perso tempo inutilmente correndo da una parte dall’altra della città ma ora, finalmente, era arrivato il suo momento.

Sorrise.

Arrivò la sera, Marco, come sempre, tornò a casa con un po’ di ritardo rispetto al solito orario. Si sedettero a tavola per cenare. Era tardi, ed Angelica non poteva andare a dormire troppo tardi. Era piccola e la mattina seguente doveva alzarsi presto per andare a scuola.

Elsa fisso a lungo Marco mentre mangiavano, aspettando una sua parola. Poi, rupe il silenzio e annunciò che l’indomani avrebbe iniziato il suo lavoro in galleria. Marco la guardo, abbozzò un sorriso e disse: “me ne ero quasi dimenticato“!.

Tu te ne sarai pure dimenticato, ma Angelica? Hai pensato ad Angelica? Per me è una cosa importante questo lavoro.

Angelica? Mah, non saprei… (rispose)

Non ti preoccupare Marco, la porto a scuola prima di andare al lavoro, poi il pomeriggio la riprenderà Marta.

Chi è questa Marta?

Marco, tranquillo, è una brava ragazza, una compaesana, una ragazza di provincia come me, che ho assunto per badare ad Angelica quando non ci siamo... Quando non ci sono! aggiunse con decisione.

Beh ma potevi almeno dirmelo! Bofonchiò con un tono tra l’incredulo e l’aggressivo.

Elsa divenne rossa in volto e alzò un po’ la voce:

Dirtelo? Ci ho provato in tutti i modi a farti capire che era necessario trovare una soluzione ma tu avevi sempre altro da fare…

Marco sbuffò. Ripose il tovagliolo sul tavolo e aggiunse: “sono stanco vado a letto”

Anche questa volta aveva aggirato il problema. La irritava questa sua incapacità di agire. Non le piacque ritrovarsi a pensare male di lui, perché lo amava, ma si rendeva conto sempre di più che non si era certo mostrato all’altezza della situazione.

Angelica era prima di tutto sua figlia, e lui avrebbe dovuto occuparsene e trovare la soluzione più idonea senza spingerla, inevitabilmente, a fare di testa sua. Non si sentiva considerata. E questo non le piaceva affatto.

Pensieri

Chissà se tutti gli uomini sono così (pensò Elsa). Certo, non ricordava in suo padre, comportamenti così, da “struzzo”, con “la testa sotto la sabbia”. Come le disse, sorridendo, Stefano.

Suo padre era stato sempre responsabile e propositivo. Aveva condiviso tutto con sua mamma, responsabilità e incombenze. Specie nelle decisioni importanti. Non l’aveva mai lasciata sola in questo modo, come Marco aveva fatto con lei, e con Angelica.

Improvvisamente si sentì triste!

Il giorno seguente sarebbe stato davvero molto importante per lei, un giorno da ricordare: quello del suo primo vero lavoro, ed era lì, da sola a gioirne…gioirne?

No, non stava gioendo, era triste, si sentiva non considerata, non supportata, non capita: sola!

Anche questo episodio si chiude con una domanda rivolta alle lettrici:

Quante volte vi è capitato di sentirvi sole e incomprese in “una situazione che avrebbe dovuto essere supportata e gestita in due e magari, come in questo caso, anche festeggiata?”

Episodi precedenti

  1. ELSA LA RAGAZZA DI PROVINCIA
  2. ELSA LA RAGAZZA DI PROVINCIA TROVA LAVORO
  3. ELSA TORNA IN PROVINCIA LA VISITA A NINFA
  4. ELSA TORNA A CASA UNA SETTIMANA DA ORGANIZZARE
  5. ELSA VITA DI COPPIA E RESPONSABILITA’
  6. PUNTI DI VISTA E RESPONSABILITA’: ELSA ALLA RICERCA DELLA SOLUZIONE
  7. CHI FA DA SE FA PER TRE: ELSA VERSO L’INDIPENDENZA

Il resto a domenica prossima: buona lettura!

Storia dei guanti nella moda nascita e tradizione

guanti muffole lana
Storia dei guanti nella moda nascita e tradizione

I guanti sono nati in tempi antichi, la prima forma primitiva in pelle, a forma di manopola, venne adottata dai vichinghi per proteggersi le mani dal freddo. Successivamente, nei secoli a venire, i guanti divennero un accessorio d’abbigliamento destinato alla nobiltà. Oltre ad essere usati per l’abbigliamento, i guanti divennero anche un accessorio per alcuni sport e, infine, nel 1889 nacquero anche gli utilissimi guanti chirurgici.

Storia dei guanti nella moda i vichinghi

I vichinghi erano un popolo che vivevano in paesi freddi come quelli scandinavi. Si vestirono di pelli calde e pellicce, ed adottarono così, anche l’uso di caldi guanti senza dita, delle manopole facili da calzare che tenevano calde le mani.

Un popolo che non passò alla storia solo per le navi inaffondabili vichinghe, saccheggiò in lungo e in largo l’Europa e nel VI secolo vi diffuse i guanti. Le popolazioni vichinghe si stanziarono in diverse aree geografiche, portando con loro usi, costumi, tradizioni, e alcuni capi dell’ abbigliamento vichingo simile a quello dei celti e dei galli.

Citati in molti componimenti antichi, come in quelli di Erodoto, ed Omero nell’Odissea, i guanti hanno costellato la storia dell’umanità. Ma anche le pitture rupestri testimoniano che gli uomini primitivi, sin dall’era glaciale, indossavano delle semplici muffole.

Storia dei guanti nei popoli antichi

Ma i guanti hanno una storia antica, usati per proteggersi dal freddo, dallo sporco o per prestigio, vennero adottati anche dai popoli egizi, come testimoniano molti reperti trovati nelle tombe.

Furono trovati un paio di guanti in lino allacciati al polso, anche nella tomba di Tutankhamon. Si tratta di uno dei più antichi reperti esistenti risalenti approssimativamente, al 1343 a.C. 1323a.C.

Guanti in lino di Tutankhamon
Guanti in lino di Tutankhamon [credit foto www.photo.rmn.fr]

Le donne egizie, dopo aver trattato le mani con unguenti indossavano i guanti dalla forma di sacchetti senza le dita che, in seguito, si trasformarono in sacchetti con il dito pollice.

Anche i Longobardi indossavano i guanti. Durante il rito nuziale lo sposo, donava alla sposa un suo guanto. Gli antichi romani invece, avevano due tipi di guanto: i digitalia che coprivano le dita della mano, ed i guanti manicae che coprivano interamente la mano.

I guanti nel medioevo

Nel XIV secolo si diffusero i guanti di posta, resistenti, nati per proteggere le mani, utilizzati dai cavalieri sotto i guanti in metallo. Storicamente, dunque, i popoli che indossarono delle protezioni per le mani, incluse nelle armature, furono molteplici, ma la storia della moda del guanto, invece, ha origini più recenti.

Nella storia della moda nel medioevo i guanti divennero di uso comune, ma erano più semplici, realizzati a maglia per i poveri, o cuciti in pelle o tessuto per i ricchi, mentre i cavalieri indossavano dei guanti in metallo che coprivano anche il polso.

I guanti in Europa ed il ceto sociale

Se gli egizi utilizzavano i guanti cone simbolo di prestigio, non furono da meno gli europei. Oltre a proteggere le mani dal freddo e dal sole, i guanti ebbero la funzione di indicare il rango e lo status sociale di chi li indossava. Da semplici involucri a sacchetto, divennero più raffinati; si svilupparono i modelli con le dita che permisero l’uso libero delle mani.

Usati dai cavalieri e dai nobili, adottati in molte occasioni formali e non, come nelle incoronazioni in Inghilterra dal 973 d. C. in poi, i guanti divennero simbolo di superiorità, motivo per cui, stringere la mano senza togliersi il guanto, era segno di maleducazione.

Quando un nobile si sfilava un guanto e lo gettava a terra ai piedi di un’altra persona, lo invitava a duello, e da qui nacque il detto “gettare il guanto“, ossia sfidare.

Infine, nella massoneria, i guanti fecero parte dell’abbigliamento di Loggia e rappresentarono un simbolo di onore. Nella moda del dell’800 si diffusero, come immancabile accessorio, i guanti da passeggio, spesso accompagnati da cappellini e ombrellini parasole.

Stessa sorte avranno i guanti nella moda degli anni 60, periodo in cui per moda, le donne portarono i guanti bianchi per uscire a passeggio, per andare a fare acquisti, o per lavorare come segretaria.

Evoluzione dei guanti nella moda dal 500 all’800

In Europa nel XVI secolo si diffuse la moda di indossare i guanti profumati. Ogni guanto prese il nome di una fragranza: “Gant d’occasion à la Frangipaire” “Gant de neroli” tanto per citarne alcuni. Per profumare il guanto si usava mescolare olio di mandorle ed essenze odorose con grasso animale imbevendone i guanti.

Narra una storia che Caterina de Medici, per liberarsi di una nemica fastidiosa, spedì un paio di guanti avvelenati alla Regina di Navarra che dopo poco morì. Sembra che anche un principe spagnolo fu vittima di un suo dono avvelenato in guanti.

Molti quadri del 500 ritraggono uomini e donne con i guanti, segno di eleganza e raffinatezza, come nel caso ”dell’Uomo dal guanto” di Tiziano.

Nel 600 e nel 700, erano molto di moda i guanti ricamati, poi nel periodo Neoclassico, parallelamente alle maniche degli abiti che si accorciarono, le donne presero ad indossare guanti lunghi ed eleganti.

L’usanza dei guanti lunghi si mantenne anche nell’800, specie per la sera e le serate a teatro, mentre per il giorno, e per lo svago, si predilessero guanti corti.

Guanti da donna, 1760 1790 al V&A museum
Guanti da donna, 1760 1790 al V&A museum

Da guanti semplici in pelle a mo’ di muffola (sacchetto) o di lino, ad oggi, i guanti moderni si sono andati via via, diversificando. Sono nati guanti in pelle, guanti in tessuto e in lana, lunghi, corti, senza dita, preziosi, in seta e in pizzo, questi ultimi due modelli utilizzati per gli abiti da sposa.

Con l’avvento della nuova sartoria dell’ 800 prima, e del processo industriale poi, e con l’invenzione della macchina per cucire Singer nel 1851, i guanti divennero di uso comune, anche se esistevano modelli economici e modelli raffinati e di lusso.

Quanti e tipologie principale

Si possono suddividere i guanti in quattro categorie principali:

  1. Guanti da lavoro: giardinaggio, muratura, lavorazione del ferro etc. ma anche guanti domestici per le pulizie. In relazione al tipo sino realizzati in gomma, pelle, misto pelle cotone, etc.
  2. Guanti moda: realizzati in pelle, camoscio, cotone, lana, raso in seta, pizzo, lino e sintetico.
  3. Guanti igienici chirurgici: utilizzati per proteggere da infezioni e contaminazioni.
  4. Guanti sportivi: utilizzati in diverse discipline sportivi realizzati sia con le dita che senza, sia imbottiti che non.

Guanti da lavoro

Sotto questa nome si raccolgono una serie di guanti da lavoro: quelli per le pulizie domestiche, i guanti da giardinaggio, guanti di protezione come quelli adottati nei cantieri, da fabbri, muratori ed altro. Spesso composti da uno o più materiali risultano molto resistenti e si usano per proteggere le mani da incidenti ed infortuni.

Guanti da lavoro
Guanti da lavoro

I guanti nello sport

Nello sport vediamo usare i guanti in moltissime discipline: nel calcio per i portieri, nel pugilato, nel sollevamento pesi, nel ciclismo, nella scherma e nell’equitazione, nel baseball, golf, sci, nella falconeria sin dal medioevo, e così in molte altre discipline sportive.

I guanti da portiere furono inventati da William Sykes proprietario di una selleria, in cui lavorava manufatti in pelle, a Horbury nello Yorkshire. Aveva intuito che nel football, nato da poco in Inghilterra, i guanti potevano rivelarsi utili.

Orientò i suoi sforzi sulla produzione dei palloni da calcio in cuoio e brevettò i guanti da calcio nel 1885, anche se questo accessorio riscosse il dovuto successo solo successivamente, nel dopoguerra.

I guanti nello sport
I guanti nello sport

Nascita dei guanti chirurgici

Anche la storia della nascita dei guanti chirurgici è bizzarra e casuale. Intorno alla metà dell’800 i decessi per infezione dopo il parto e gli interventi chirurgici erano altissimi (circa il 50%). Si capì che il lavaggio delle mani e la disinfezione con derivati del cloro e fenolici facevano diminuire i decessi per infezione e le febbri puerperali grazie all’intuizione di Holmes a Boston e Semmelweiss a Vienna.

Alla fine del secolo però, vi fu un infermiera Caroline Hampton che decise di lasciarle il suo lavoro per la forte dermatite causata da allergia dovuta proprio alle sostanze fenoliche. Il Dottor Halsted, che capo chirurgo, che successivamente sposò la Hampton, chiese alla Goodyear Tubber Company di creare dei guanti per la sua infermiera. Successivamente questo tipo di guanti fu adottato in sala operatoria anche da altri infermieri e medici. Ma, per l’uso dei guanti monouso, si dovrà aspettare il 1964. Gli attuali guanti monouso sono in lattici, vinile e nitrile.

guanti chirurgici
Guanti chirurgici

I guanti oggi

Attualmente i guanti vengono utilizzati sia in ambito sportivo, in moltissime discipline, che in ambito lavorativo, come nei cantieri, nel giardinaggio o nei lavori domestici, oltre che in ambito sanitario. Nella moda i guanti costituiscono un accessorio molto in uso e versatile, facilmente reperibile sia in versione economica che di lusso, sportivi, in calda lana o eleganti.

Curiosità sui guanti iconici

guanti con Swarowski  indossati da Michael Jackson
Guanti con Swarowski indossati da Michael Jackson

A partire dagli anni 50, molti stilisti e designer arricchiscono le proprie creazioni di accessori e tra essi, rientrarono anche i guanti. Christian Dior, Elsa Schiapparelli ed Hermés furono alcuni di loro.

Anche le star sfoggiano guanti pregiati, preziosi ed eclettici; non possiamo non citare gli iconici guanti con Swarowski indossati da Michael Jackson nel 1984, proprio durante il tour Victory.

I guanti di Michael Jackson vennero venduti successivamente all’asta ad una cifra da capogiro: 190.000,000 dollari nel 2010, alla Las Vegas.

Amamelide o Hamamelis Virginiana specie botanica usi in erboristeria

Amamelide o Hamamelis Virginiana specie botanica usi in erboristeria
Amamelide o Hamamelis Virginiana specie botanica usi in erboristeria

L’Amamelide è una specie botanica molto usata in erboristeria per le sue benefiche proprietà astringenti, antiinfiammatorie, antibatteriche, antivirali, emostatiche e vasocostrittrici. Il suo nome botanico è Hamamelis Viriginiana ed appartiene alla famiglia delle Hamamelidaceae.

Si tratta di una specie botanica che venne usata, sin dai tempi antichi, per curare le ferite, attenuare le scottature, e intervenire su problemi venosi e capillari. Attualmente viene impiegata in farmacologia, erboristeria e cosmetica per vari preparati. Scopriamo di più su questa pianta officinale.

Amamelide o Hamamelis Virginiana

L’Amamelide è un arbusto o piccole alberello grazioso, originario delle foreste del Canada, ma anche di alcune zone più settentrionali dell’America come la Florida, il Texas ed il Nebraska. Questa pianta è caratterizzata da foglie caduche di colore verde bruno, grandi e picciolate, con evidenti nervature presenti sia sulla pagina superiore che inferiore, e da una piacevole fioritura giallo intensa prolungata.

I fiori dell’Amamelide sono riunite in glomeruli ascellari, a loro volta riuniti a due o tre, caratterizzati da peduncoli corti e quattro sepali ciascuno con quattro petali. Fiorisce in autunno (Settembre e Ottobre) fino ad inizio primavera (in genere da Gennaio ad Aprile). Il frutto è costituito da una capsula legnosa composta da due logge che contengono due semi scuri e lucidi.

Amamelide o Hamamelis Virginiana
Amamelide o Hamamelis Virginiana alberello dai fiori gialli

Raccolta Amamelide e parti utilizzate

In genere, la si raccoglie in primavera, mentre, le parti utilizzate della pianta sono in prevalenza le foglie, ma si utilizza anche la corteccia. Foglie e corteccia si raccolgono preferibilmente, prima che la pianta fiorisca.

Nella Hamamlis Virginiana sono presenti i seguenti composti chimici: Tannino, sesquiterpeni, fenolo, colina e saponina. Le foglie contengono l’amamellitannino, un tannino glicosilato, mentre la corteccia contiene acido gallico.

Proprietà d’uso e utilizzo

Abbiamo visto che, oltre ad avere proprietà di vasocostrizione, si tratta di un ottimo rimedio antinfiammatorio, antibatterico e antivirale, grazie al contenuto di tannini gallici. Usato per le emorroidi, le varici, le flebiti e le infiammazioni oculari, si utilizza anche per combattere l’acne, un problema che affligge molti giovani.

Come usare Hamamelis? Il principio attivo viene utilizzato sotto forma di tintura, infuso e in acqua distillata. Lo si trova anche in creme e pomata.

A cosa serve la pomata di Amamelide? A curare tutta una serie di problematiche legate a capillari e vene; ma non solo. Utile anche per prurito, punture d’insetti e gonfiori può risultare tossica se usata in quantità non consona.

Curiosità sull’Amamelide

L’Amamelide è stata importata in Europa intorno al 1735. Essendo molto ricca di tannino viene utilizzare per curare le varici e la couperose. Anche la cosmetica ne fa largo uso sempre per la creazioni di prodotti che prevengono la fragilità capillare.

1) Una pianta con azione molto simile all’amamelide ce l’ha il nostro nocciolo.

2) I nativi americano utilizzavano il decotto di Amamelis per far cicatrizzare le ferite in modo veloce, disinfettandole.

3) Nell’800 con il distillato di Amamelis, i coloni europei si curavano le scottature solari. Attualmente due altre specie botaniche, piante fitoterapiche ottime per le scottature sono Aloe e Calendula.

Come molte altre piante fitoterapiche anche l’ Amamelide o Hamamelis Virginiana possiede proprietà terapeutiche che aiutano a combattere vari disturbi e problematiche del corpo umano, grazie ai suoi preziosi principi attivi.

Cucire con ago e filo: punto base facile

denim tessuto
Cucire con ago e filo: punto base facile

Eccovi in difficoltà: non avete mai cucito, e vi serve dare due punti a mano a un pantaloncino o ad una maglietta, e vi state chiedendo: come fare? Per cucire con ago e filo vi sono varie tecniche e punti, ma c’è un punto base che va bene per tutto e soprattutto, per tutti. Come per molte cose, per ottenere cuciture ben fatte occorre esercitarsi ma, nel caso di un rammendo urgente, accontentatevi delle vostre capacità, con il tempo imparerete a cucire meglio con ago e filo ottenendo cuciture ben fatte.

Cucire con ago e filo: punto base facile

Ho già realizzato diverse guide sul cucito in questo sito, tra esse, una guida dettagliata che vi consiglia come cucire, e che ago usare in relazione al tipo di tessuto (la trovate sotto) e vi consiglio di leggerla con attenzione.

Come cucire a mano capi e tessuti

Letta la guida sul cucito in alto, ora passiamo alla cucitura base da utilizzare per cucire un po’ di tutto, dallo strappo alla camicetta, all’orlo dei pantaloni e così via.

punto lineare e punto surfilo
Punto lineare o punto all’indietro e punto sorfilo

Cucire a mano con il punto lineare o punto indietro

Il punto base per cucire, chiamato punto di cucito lineare o punto indietro è molto facile da realizzare. Le prime volte non vi verrà drittissimo, ma non importa, l’importante è che assolva a pieno la sua funzione di aggiustare il capo scucito. Questo punto di cucito si realizza sia a mano che con la macchina per cucire.

La sua realizzazione è semplice, guardando la prima immagine si vede che l’ago deve passare sotto al tessuto per circa 4 mm, (o 2), in questo modo si realizza un punto coperto di circa 2 mm ( o 1) e ne rimane uno scoperto di 2 mm (o 1), che si coprirà con il prossimo punto che avviene sempre passando l’ago sotto al tessuto e poi sopra ma per metà. Questo punto è valido anche per cucire chiusure lampo, toppe, orli e molto altro. E’ molto usato in due file parallele per cucire tessuti in jeans.

In base al tipo di cucitura si possono realizzare punti di cucito facili molto più corti e stretti od anche più lunghi da 1 millimetro in su. Cucire non è difficile, ma cucire bene richiede pratica e tentativi. Con il tempo e la pratica, si impara a realizzare punti di cucito sempre migliori.

Orlo e sottopunti cucire con il punto Surfilo o “Sorfilo”

Oltre al punto lineare per cucire che è facile e intuitivo, si può adottare anche il punto Surfilo. Il punto Surfilo è quello che si utilizza per fare l’orlo ai pantaloni eleganti e non, o per passare i “sottopunti”. Entrambi sono due punti per cucire facili e resistenti.

orlo pantalone uomo
Orlo pantalone uomo

Tipo di tessuto e cucire con filo doppio o semplice

A seconda del tipo di tessuto è consigliabile usare il filo per cucire semplice con nodo solo da un capo, come nel caso di tessuti leggeri e cuciture che devono vedersi poco, o al contrario, filo in doppio e nodo unico alla fine per cuciture che devono resistere o rammendare.

Come fare l’orlo ad un gonna a ruota o a tubo

I punti di cucitura esistenti sono molti, alcuni adatti per il ricamo, come il punto erba, altri per la creazioni di abiti, altri ancora, per rammendo, cuciture e piccoli interventi, come questi che vi ho elencato in questa guida sul cucito.

Cucire con ago e filo: e il punto base facile, sono operazioni che non richiedono grande maestria ma solo tempo e pazienza.

Il consiglio è di esercitarsi nella realizzazione dei punti per cucire a mano su dei campioni di stoffa e vedrete che in breve tempo le vostre capacità di cucito miglioreranno velocemente, senza grandi problemi.

Trasporti antichi la macchina a vapore

Trasporti antichi la macchina a vapore
Trasporti antichi la macchina a vapore

Nel 500 e nel 600 ci si spostava per cielo con la mongolfiera, e per mare, con le imbarcazioni; tra esse le navi da trasporto fenice, greche e romane erano davvero all’avanguardia. Per via terra si usavano i carri, ma la vera rivoluzione dei trasporti si avrà grazie alla scoperta della macchina a vapore che verrà applicata, nel tempo sia nei mezzi di trasporto per mare che di terra.

Certo è che di progressi se ne erano fatti molti dai tempi delle imbarcazioni della preistoria, e dagli spostamenti per via terra con i cavalli, ed altri animali da tiro. Vediamo come si arriva ai mezzi di trasporto a vapore antichi, grazie alle invenzioni e all’intuito di scienziati e ricercatori dell’epoca.

La macchina a vapore

Tante storie sono nate e si narrano intorno alle grandi scoperte. Una di queste storie riguarda Newton e la scoperta della forza di gravità; Newton sembra fosse seduto sotto un albero dal quale si staccò una mela che lo colpì in testa, evento che causò la sua grande intuizione. Ciò lo convinse della presenza di una forza che attirava i copri verso il terreno: la forza di gravità.

Anche la macchina a vapore ha la sua storia: gli uomini erano abituati a veder bollire l’acqua nella pentola per cuocere i cibi, ma ci fu una “pentola” in particolare, che divenne molto famosa, la pentola di Papin, un noto medico con l’hobby della fisica il quale inventò la pentola a pressione, ed intuì le potenzialità della forza del vapore.

Trasporti antichi e scoperte

Nel tempo, di applicazione in applicazione, e a forza di tentativi e prototipi, si passò dalla pentola a pressione traballante, alla costruzione di un cilindro dotato di stantuffo che sotto la forza della pressione si muoveva avanti e indietro con un movimento regolare e continuo. Ma i tempi ancora non erano abbastanza maturi e dunque, solo in seguito, altri scienziati si dedicheranno allo studio delle macchine a vapore.

Nascita delle macchina a vapore: treni, navi e carri

Ciò che attirò gli scienziati fu proprio il movimento continuato e regolare dei pistoni che da rettilinei alternati verranno trasformati in rotatori. Verrà inoltre introdotto il comando automatico di immissione del vapore per mezzo di un regolatore. Si tratta però di macchine a vapore fisse a terra, usate in prevalenza per pompare l’acqua dalle miniere, o adottate nelle officine e nelle fabbriche.

Lo sfruttamento della macchina a vapore per produrre movimento si avrà in seguito e influenzerà moltissimo i trasporti sia su terra che per mare.

Prima macchina a vapore realizzata dall'ingegnere inglese Newcomen
Prima macchina a vapore realizzata dall’ingegnere inglese Newcomen

Macchine a vapore da terra

La prima vera macchina a vapore fu realizzata dall’ingegnere inglese Newcomen nel diciottesimo secolo, ma fu solo con la macchina ideata successivamente da Watt che si riuscì a sfruttare completamente il vapore trasformando il moto alternato in rotatorio.

Il capostipite dei veicoli automotori a vapore su terra fu realizzato e concepito da Nicolas Joseph Cugnot alla fine del millesettecento. Si trattava di un mezzo di locomozione spartano che contava su un grossolano meccanismo di guida e su due cilindri da 50 litri ciascuno [foto sopra].

Macchine a vapore da mare

La prima applicazione della macchina per la produzione del movimento verrà anche sperimentata su un rimorchiatore via mare. La propulsione ottenuta grazie ad una macchina di Newcomen diede vita al progetto complessivo del battello di Hull.

Il primo battello a vapore negli Stati Uniti e le traversate oceaniche

Il progetto del motore a vapore di Watt e di Hull applicato ai battelli, fu trafugato da Fulton che lo portò in America. Così, lungo il fiume Hudson, si compì il primo viaggio inaugurale di un battello a vapore con 18 cavalli. Mentre, la prima traversata oceanica dei battelli a vapore verrà effettuata qualche tempo dopo, nel 1835.

Il vapore naturale, ed i gas, quelli che provengono dal sottosuolo, verranno sfruttati nella creazioni di centrali geotermiche in tempi successivi, solo agli inizi del 900.

Nascita e funzionamento delle Centrali Geotermiche: Piero Ginori Conti

Come Spiare Cellulare Android Da Remoto?

Come Spiare Cellulare Android Da Remoto?
Come Spiare Cellulare Android Da Remoto?

Le nuove tecnologie hanno reso possibile accedere al telefono di un altro utente da remoto e controllare a chi telefona e con chi chatta senza dover necessariamente avere il dispositivo in questione tra le mani.

Cerchi anche tu un modo per controllare da remoto lo smartphone dei tuoi figli o del coniuge? Abbiamo realizzato questa guida per illustrarti come limitare l’uso del cellulare ai figli e anche come controllare un cellulare a distanza.

Quando e perché spiare cellulare Android altrui


La necessità di controllare un telefono da remoto può dipendere da vari motivi e scaturire da situazioni ed esigenze molto diverse, che indichiamo di seguito.

1 – Tutelare la sicurezza dei figli sul web


Tutti i genitori hanno il dovere di svolgere il proprio compito di controllo, tutela e vigilanza dei figli minorenni anche e soprattutto nell’insidiosa dimensione digitale, che cela minacce e pericoli di ogni genere.

La possibilità di monitorare in ogni momento cosa fanno i figli online aiuta i genitori a tutelare la loro sicurezza e a scongiurare il rischio che cadano vittime di cyberbulli, adescatori di minori, malintenzionati, leoni da tastiera, false identità e pedofili.

2 – Proteggere i familiari da raggiri e truffe informatiche


Monitorare da remoto l’attività telefonica e online dei familiari più anziani, fragili o non particolarmente abili con le tecnologie digitali può aiutare a proteggerli da eventuali tentativi di raggiro, phishing, truffe informatiche, email contraffatte, spam, fake news e pubblicità ingannevoli.

3 – Monitorare la condotta dei dipendenti durante l’orario di servizio


Ogni datore di lavoro ha il diritto di monitorare la condotta di dipendenti, impiegati e collaboratori durante l’orario di servizio al fine di verificare che lavorino con profitto, che non perdano tempo e che non divulghino informazioni riservate.

4 – Scoprire l’infedeltà del partner


È innegabile: internet favorisce e facilita il tradimento. Fino a una decina di anni fa, intrattenere relazioni clandestine e fare nuove conoscenze richiedeva un grande dispendio di tempo ed energie. Adesso, invece, il web e i social network offrono un accesso pressoché immediato al contatto interpersonale, rendendo tradimenti, incontri occasionali, avventure fugaci, triangoli amorosi e sesso extraconiugale, letteralmente a portata di polpastrello per chiunque. Poter controllare il telefono del partner può aiutarti a scoprire se nasconde qualcosa.

Tenere d’occhio familiari e parenti affinché non si mettano nei guai


La possibilità di controllare il telefono da remoto con discrezione può essere utile anche per tenere d’occhio i comportamenti di familiari e parenti sul web, al fine di scongiurare il rischio che si facciano coinvolgere in attività illecite o pericolose, che creano dipendenze comuni come il gioco d’azzardo e le scommesse online, o magari, che entrino in contatto con gente poco raccomandabile, come delinquenti, spacciatori, truffatori e pirati informatici.

Come controllare un cellulare a distanza

Dopo aver effettuato approfondite ricerche online abbiamo individuato quelli che, a nostro avviso, sono i metodi più affidabili per spiare un cellulare Android da remoto. Prima di procedere, però, ci preme dirti di diffidare dalle tante improbabili piattaforme a cui si viene reindirizzati digitando “come spiare Android da remoto” sui motori di ricerca.

Si tratta di subdole trappole ideate da cybercriminali e hacker, che promettono di farti accedere gratuitamente al telefono di un altro utente da remoto ma in realtà sono usate per diffondere malware e virus e carpire i dati sensibili degli utenti.

Android Device Manager


Con Android Device Manager puoi spiare un telefono Android da remoto. Per utilizzare questo servizio gratuito dovrai:

  • accedere all’account Gmail collegato al dispositivo da monitorare;
  • selezionare Sicurezza sulla sinistra;
  • fare clic su Trova il mio dispositivo;
  • selezionare Localizza.


Così facendo, potrai visualizzare la posizione del telefono in questione sulla mappa. La precisione della localizzazione dipende dalla qualità del GPS. Con Android Device Manager puoi, quindi, localizzare il telefono di un’altra persona, a patto che tu conosca le sue credenziali per accedere a Gmail, in assenza delle quali non è possibile effettuare l’operazione.

Google Timeline

Google Timeline è uno strumento gratuito che registra gli spostamenti del dispositivo. Dopo aver effettuato l’accesso all’account Gmail relativo al telefono da monitorare, ti verrà mostrato un calendario dove sono indicati:

  • luoghi visitati;
  • durata di permanenza in ciascun luogo;
  • distanza degli spostamenti effettuati;
  • tempi di percorrenza.


Le funzionalità di Google Timeline si limitano però al rilevamento della posizione GPS, consentendo di effettuare un monitoraggio piuttosto limitato.

Find My iPhone

La funzione gratuita Find My iPhone disponibile per i dispositivi Apple consente di rilevare la posizione GPS di un dispositivo iOS con il servizio di geolocalizzazione. Occorre accedere all’account iCloud dell’utente da monitorare e selezionare Find My iPhone. Per effettuare questa operazione, però, bisogna essere a conoscenza dell’Apple ID e della password della persona da monitorare.

Spyware come mSpy


Spyware e app spia sono programmi ad hoc messi ha punto per consentire di accedere da remoto al telefono di un’altra persona e monitorare l’intera attività. Nello specifico, il programma mSpy, leader del settore, offre un ampio ventaglio di strumenti che permettono di effettuare un controllo a 360 gradi del telefono di un altro utente, tra cui:

  • monitorare le attività sui social;
  • controllare gli scambi di messaggi su WhatsApp e simili;
  • leggere email e SMS;
  • accedere alla rubrica;
  • controllare le chiamate in entrata e in uscita;
  • rilevare la posizione GPS e seguire gli spostamenti;
  • visualizzare foto e video condivisi, ricevuti e scaricati;
  • controllare la cronologia di navigazione sul web.
  • A fronte di prezzi assolutamente accessibili, con mSpy puoi tenere sotto controllo il telefono di
  • un’altra persona a tutto tondo.

Perché mSpy è la soluzione migliore per spiare cellulare Android?

Il software mSpy è considerato il miglior strumento per controllare un telefono da remoto. Oltre all’ampio ventaglio di funzionalità proposte, mSpy offre agli utenti:

  • servizio di customer care multilingue disponibile 24 ore su 24 telefonicamente, via chat ed
  • email;
  • procedura di installazione semplice e rapida;
  • facilità di utilizzo e interfaccia intuitiva;
  • condizioni d’uso chiare e trasparenti;
  • diversi piani di abbonamento tra cui scegliere;
  • pagamenti sicuri;
  • sito costantemente aggiornato;
  • compatibilità con dispositivi Android e iOS.


Secondo gli utenti che lo hanno utilizzato, il programma mSpy è l’unico al momento in grado di coniugare funzionalità avanzate, facilità di utilizzo, affidabilità, efficacia e prezzi accessibili. Altre soluzioni disponibili sul mercato hanno costi da capogiro o un funzionamento criptico che le circoscrive a un uso settoriale da parte di semiprofessionisti. L’app mSpy è, invece, alla portata di tutti.

Conclusioni

Tra le varie opzioni disponibili, la soluzione migliore per spiare un cellulare Android da remoto è ricorrere all’uso di un’apposita spy app, come mSpy, che, a fronte di tariffe accessibili, offre gli stessi servizi in maniera più dettagliata.